La Papessa e l’Imperatrice: potenti archetipi legati al materno

La Papessa e l’Imperatrice:

potenti archetipi legati al materno

di Elisabetta Calabrese

 

 

“Un’Arte che non serve a guarire non è arte”.

 Alejandro Jodorowsky

L’analisi dei tarocchi, come suggerisce Alejandro Jodorowsky, non vuole essere uno strumento di interpretazione del futuro ma una nuova psicoanalisi.

È  possibile attribuire agli arcani un uso terapeutico e farne uno strumento di guarigione.

Egli stesso fa proprie le parole del Budda:

“Verità è ciò che è utile”.

La tarologia, come lui la definisce, vuole essere affrontata come uno studio della bellezza.

Perché se accettiamo di basarci su ciò che vediamo, il significato delle cose si svelerà sotto i nostri occhi.

Perciò non vi è nessun pericolo maligno nell’osservare la bellezza di simboli che provengono da molto lontano.

La simbologia dei tarocchi, durante i secoli ha subito innumerevoli ritocchi ed rielaborazioni.

Poiché non si conosce la reale provenienza, diversi gruppi etnici e religiosi ne hanno rivendicato la paternità: ebrei, egiziani, caldei, cinesi, massoni e rosacroce.

Pare che vi siano influenze anche nell’apocalisse dei Vangeli.

Alcuni vedono nei tarocchi un’opera alchimistica, astrologica e cabalistica.

Considerata la complessità della ricerca circa la sua provenienza, in un certo periodo storico, nacquero i tarocchi di Marsiglia. Autentico capolavoro anonimo.

Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, ne La Via dei Tarocchi, vogliono offrire al lettore uno strumento di riflessione per chi si interessa ad essi da anni e ai principianti per un punto di partenza.

Il tarocco è visto come un essere poiché esso racchiude molteplici simboli che vanno a completare la totalità delle 78 carte.

L’autore ha ordinato i suoi tarocchi (restaurati insieme al discendente diretto della famiglia Camoin, ultimo tipografo marsigliese dei Tarocchi di Marsiglia) come se stesse costruendo un Tempio.

 

“Il Tempio sintetizza la creazione dell’ universo, vista come unità divina essplosa in tanti frammenti.

Osiride, rinchiuso in una cassa dai nemici invidiosi e dal fratello Seth, viene scaraventato nelle acque del Nilo, mutilato, fatto a pezzi e poi resuscitato dal soffio di Iside.

Simbolicamente, gli Arcani dei Tarocchi sono una cassa dove è stato depositato un tesoro spirituale.

L’apertura della cassa equivale a una rivelazione.”

 

Non mi soffermerò a lungo sull’analisi dei tarocchi poiché esistono innumerevoli ipotesi che vedono la loro nascita addirittura successiva alla nascita di Cristo.

Una in particolare è suggestiva, quella che vede i Tarocchi strettamente connessi con Maria Maddalena.

La tradizione esoterica del Santo Graal viene tramandata così attraverso simboli segreti per trasmettere antiche memorie.

Nell’VIII Arcano maggiore, La Giustizia, per esempio, nei circoli esoterici rappresentava l’Apostola degli Apostoli.

La XXI  carta, il Mondo, rappresentava la sovranità del femminile in quanto vi è una donna che fuoriesce dalla “mandorla”.

La XI carta, la Forza, rappresenta, appunto Maria Maddalena che governa e sostiene la stirpe regale di David.

 

Partendo da questo presupposto, analizzeremo due Arcani Maggiori, potenti archetipi legati al materno:

la Papessa e l’Imperatrice.

 

La Papessa, è la seconda carta.

Papessa

 

Il due, nella numerologia rappresenta il dualismo.

  È rappresentata da una donna seduta con un libro tra le mani.

Simbolo di purezza e saggezza che rimanda a due figure importanti: la Madonna e la dea Iside.

Figure legate all’immacolata concezione, destinate a portare Dio in grembo.

Quindi la Papessa rappresenta la sacra e doppia gestazione. Dell’uovo e di sé stessa.

Nella lettura, la Papessa, allude ad un personaggio femminile.

La madre o la nonna, colei che trasmette insegnamenti.

Colei che influenza la figlia.

Colei che diventa guida terrena o spirituale.

Una figura imponente e determinante che dall’alto del suo trono, suggerisce, con i suoi teneri occhi e mani protese in avanti, introspezione e attesa.

Perché la Papessa ci indica la saggia pazienza.

Il libro aperto che tiene tra le mani rappresenta la conoscenza di sé stessa.

Ma anche l’attesa che qualcuno venga a risvegliarla dal suo sonno introspettivo.

La Papessa rappresenta, ebbene, la cova.

L’uovo che si cela dietro al suo manto rosso sangue, non è altro che simbolo di rinascita.

La Papessa si scopre Donna nel suo potere di fertilità.

Essere che genere sé stessa attraverso la scoperta della sua divinità terrena.

Infine ci suggerisce di unirci alla potenza di ogni cosa affinchè i dubbi e le debolezze svaniscano.

Di abitare i nostri corpi come luoghi sacri.

Nulla deve distrarci e distoglierci da ciò che vogliamo, se questo è nel volere di Dio.

 

E se la Papessa parlasse…

…Vi propongo di unirvi a me in quello che di divino c’è dentro di voi. Se diventate come me, potrete entrare in me. La vostra sofferenza è impura, non venite da me con ciò che è contaminato, uscite da tale condizione. Perché l’impurità è un’illusione, così come il senso di colpa…”

A.J.

 

L’Imperatrice è la terza carta.

Papessa

Il tre nella numerologia rappresenta d’esplosione del due.

La nascita che avviene tra i due, la perfezione della trinità.

L’uovo che finalmente si schiude.

L’imperatrice è una donna sicura di sé, consapevole dei suo poteri femminili.

È  seduta a proprio agio, con le gambe aperte, come una donna che ha appena partorito, asserisce Jodorosky.

Una donna che ha partorito sé stessa, che si rimette al mondo perennemente attraverso la fonte battesimale dietro di lei.

L’imperatrice è una donna che vuole essere sedotta e anche se il suo aspetto duro ci fa paura, in realtà ci sta invitando ad entrare di essere parte del suo potere sessuale.

Del suo potere creativo.

È una donna ricca di energia e passione, pronta ad oltrepassare i suoi limiti.

Una donna che ama creare e regnare.

Ci insegna che la vita va vissuta nella sua bellezza.

Che le nostre idee sono belle. Che sono stelle luminose di un firmamento.

Ci conduce così alla bellezza e all’amore per il nostro corpo, come cocreatore di figli e di progetti.

Perché i nostri desideri possano realizzarsi solo se vengono rispettati.

Lei, creatrice per eccellenza ed esplosione di creatività, ci incita ad uscire dalla nostra fortezza e costruire un tempio dalle porte spalancate per poter consentire l’ingresso di tutti i sentimenti.

 

E se l’Imperatrice parlasse…

…quando dico creare, parlo di trasformare: sono io a far sì che il seme si spacchi per far spuntare il germoglio. Se comincio a generare bambini, posso dare alla luce un’umanità intera.

Se si tratta di fruttificare, sono in grado di produrre tutti i frutti della natura. La mia mente non si tira mai indietro: una parola, un grido, e partorisco il mondo.”

A.J

 

La Papessa è esattamente l’opposto de l’Imperatrice.

Due donne con caratteristiche differenti. Una donna che attende e una donna che pulsa.

Da una parte c’è una donna fredda e severa e dall’altra una donna seduttrice e affettuosa.

Entrambe però possono risiedere in una stessa donna.

Ed insieme ci invitano ad entrare in noi.

La Papessa inizialmente potrebbe intimidirci ma dopo ci suggerisce come mettere sapientemente in gestazione idee, sogni e progetti. L’imperatrice, anche se all’esterno sembra dura, appena ci invita ad entrare, bruciamo del suo fuoco creativo.

 

Caratteristiche che possono trovarsi in ognuna di noi.

Caratteristiche individuabili nelle varie fasi della nostra vita.

Ci saranno momenti in cui sarà necessario incubare un sogno o un’idea. Ma anche un dolore o una perdita.

La Papessa ci insegna la vigile attesa così sarà possibile, attraverso l’introspezione, offrire il proprio sapere acquisito, come un libro aperto.

E ci saranno altresì momenti in cui sarà necessario offrire i frutti prodotti dal riconoscimento della propria potenza creativa, come ci ricorda l’Imperatrice

Ad ogni cova vi è una schiusa.

E il buon esito è dato dall’impegno e la passione.

Ricordandoci però che la forza creatrice non ha origine dentro di noi ma è un’energia divina ricevuta.

 

 

E se la Papessa e l’ Imperatrice chiacchierassero tra loro…

“Sua Santità, mi inchino alla sua divinità terrena ma le ricordo però che anche io posseggo poteri sovraumani”

“Figliola, alzati e rimettiti comodamente seduta. Perdono la tua vanità perché conosco i tuoi intimi desideri.

Conosco il potere della tua forza genitrice e per tale motivo ti offro il mio sapere, affinchè i tuoi frutti possano essere benvoluti dall’umanità intera.”

“Sua santità, le prometto che qualsiasi mia azione sarà mossa in nome della Bellezza e della Luce. Così che i miei innumerevoli figli, possano essere strumento di Amore e Speranza.”

 

 

 

 

 

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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