Il caso Weinstein, Prometeo e noi

Il caso Weinstein, il mito di Prometeo e noi

di Paola Caramadre

Il mito di Prometeo

Cosa ci ha svelato il caso Weinstein? Abbiamo visto i vermi brulicare sotto la scorza dorata di Hollywood.

Attrici, modelle, donne di successo schiacciate dal ricatto sessuale e qualcuno ha anche ghignato per quell’insano piacere voyeuristico che afferra i deboli quando gli dei cadono. Qualcun altro si è scandalizzato, altri hanno gridato più forte uno sdegno consapevole. In troppi si sono crucciati senza dire nulla.

Quelle donne che hanno denunciato ieri e quelle che continuano, anche oggi, a pronunciare la litania delle molestie subite hanno dimostrato di avere coraggio. Hanno dimostrato il coraggio di guardarsi indietro, il coraggio di riattraversare l’umiliazione di allora.

La vergogna, il senso di colpevolezza, l’atroce dramma di scoprirsi involontarie complici del ‘mostro‘, la rabbia tradita e repressa, il rancore sordo che non trova ascolto.

Eppure, un errore c’è in questa rappresentazione.

Il caso Weinstein diventa il paradigma dell’abuso sulle donne e, in questo modo, le donne vengono isolate, immolate come vittime mediatiche, etichettate, escluse e recluse nello stesso stereotipo reiterato all’infinito.

La verità è un’altra

Il mostro non è un produttore hollywoodiano, il mostro è ovunque il potere, anche un piccolo potere, eserciti la tirannia del ricatto nell’indifferenza.

Il compromesso accettato, la sottomissione obbligata, l’abuso morale, la sopraffazione tollerata e la vessazione quotidiana.

Le donne non sono le vittime del Moloch del successo. Siamo tutti vittime allo stesso modo del Moloch del potere. E tutti siamo vulnerabili.

Quando il contratto di lavoro  è precario, quando le condizioni di lavoro non ci soddisfano ma sottostiamo per necessità, quando siamo costretti ad implorare per una visita medica urgente, quando usiamo la piaggeria verso insegnanti impreparati, quando abbassiamo la testa davanti a un’ingiustizia, quando ci degradiamo per avere un certificato, quando spegniamo la luce della coscienza e ci consegniamo alla paura, quando isoliamo quelle che riteniamo essere le vittime, quando vogliamo illuderci di non essere in trappola, quando smettiamo di provare empatia, quando ci crediamo migliori di qualcun altro, quando giustifichiamo l’arroganza  e ne facciamo uso a nostra volta.

Siamo noi le vittime, siamo noi a farci vermi che brulicano sotto la scorza dorata del potere. Siamo noi a non volere ascoltare il grido di Prometeo che urla “il potere è sempre tiranno“.

Le vittime non sono gli altri, le complici vittime non sono quegli altri, siamo noi, tutti, schiacciati allo stesso modo dal compromesso e dall’abuso.

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