“The Invisible Girl” di Mary Shelley

The Invisible Girl di Mary Shelley

Il gotico amoroso da leggere tutto d’un fiato

di Valentina Dragoni

The Invisible Girl

Copertina – da Feedbooks

Dici Mary Shelley e pensi immediatamente al mostro partorito dalla sua mente diventato l’archetipo dell’incubo scientifico, della ossessione che cieca corre verso un baratro.
Ma questa autrice ha in serbo per noi molte altre storie, curiose, da brivido, d’amore… Beh da una che ha avuto una vita molto simile ad un romanzo non ci si aspetterebbe altro!

Se avete la spasmodica curiosità di conoscere meglio la signora Shelley (e io so che l’avete, perché siete lettori/rici di Cultura al Femminile) allora atterrate sulla biografia che Elisabetta Corti ha scritto per #ClassicidiLaF.

Tra gli anni ‘20 3e ‘40 del 1800, Mary Shelley ebbe una vita letteraria abbastanza movimentata, lavorando come curatrice editoriale e continuando a scrivere romanzi e racconti.
Tutto questo non solo per soddisfare la sua indole, ma soprattutto per mantenere il figlio avuto da Percy Bysshe Shelley, morto poco tempo prima. Come vedova di un poeta di tale fama, Mary si impegnò a preservarne la memoria combattendo aspramente anche contro il suocero, che mai aveva approvato lo stile di vita del figlio.

Mary era già nota per Frankenstein, ma ciò non le impedì di dedicarsi anche a diversi altri mostri…
In questa puntata però non si parla di strane creature, scienziati pazzi e cadaveri, bensì di una storia d’amore.
Contrastata? Certo. Dalle tinte oscure? Ovvio, altrimenti non sarebbe una storia degna di una delle regine del gotico.

L’amore ai tempi del gotico

The Invisible Girl è il racconto breve che ho avuto il piacere di leggere e che vi recensisco oggi; una delle short stories meno conosciute di Mary Shelley, fra le poche ad essere state tradotte in italiano.
I racconti e le short stories non sono stati pubblicati in corpora organizzati, ma in diverse riviste e quindi per poter leggere queste piccole perle bisogna cercare un po’ in profondità, scavare tra edizioni che odorano un po’ di polvere… Ma a noi ci piace così e d’altronde siamo in perfetta atmosfera da Halloween.

The Invisible Girl venne pubblicata nella rivista The Keepsake MDCCCXXXIII nel 1832 scritta “dall’autore di Frankenstein”, come spesso veniva chiamata Mary Shelley nell’indice di queste edizioni, sottolineando come il suo romanzo fosse già famoso all’epoca.

Era una notte buia…

Questo racconto muove su una linea narrativa abbastanza comoda, passatemi il termine: una storia d’amore osteggiata che trova alla fine il modo per sbocciare.
E lo stile narrativo è tipicamente ottocentesco, dove chi ci racconta la storia partendo da un dettaglio sembra conoscere tutto. Il lettore però non scopre l’intera storia dall’inizio, ma viene piani piano coinvolto.
La voce narrante ci dice di aver appreso la storia della giovane durante una notte di tempesta, visitando un edificio cadente, spoglio, rude come la natura che lo circonda

Rambling about a country nearly uninhabited, having lost my way, and being overtaken by a shower, I had lighted on this dreary looking tenement, which seemed to rock in the blast, and to be hung up there as the very symbol of desolation.
Vagando per una regione quasi disabitata, avendo perduto la mia strada e sopraffatto da un acquazzone, mi ero diretto verso questo tetro palazzo che sembrava tremare nella corrente, eretto quassù come il simbolo vero della desolazione.

Vagando per le stanze vuote in cerca di un riparo, il narratore arriva nella sala dove dimora il ritratto della Ragazza Invisibile: una giovane serena e dolce che ci osserva dalla tela appesa ad un muro.

I was still more surprised when I saw the room above; and beyond all, the picture and its singular inscription, naming her invisible, whom the painter had coloured forth into very agreeable visibility, awakened my most lively curiosity.

Fui ancor più sorpreso quando vidi la stanza di sopra; e soprattutto, svegliò la mia più vivace curiosità il dipinto e la sua singolare iscrizione, che definiva invisibile colei che il pittore aveva colorito con così piacevole visibilità.

Questo amore non s’ha da fare

Da una nicchia nascosta emerge la figura della governante, l’unico essere vivente presente in quel cupo maniero. L’anziana donna è l’unica voce dalla quale apprendiamo il nome e la storia della Ragazza Invisibile.

Il racconto procede a ritroso; la storia infatti inizia dalla fine, con un misterioso uomo che convince dei pescatori ad accompagnarlo via mare verso un luogo desolato della costa tra il Galles e l’Irlanda. Questo giovane con il cuore colmo di dolore altri non è che il protagonista maschile della nostra storia d’amore, Henry Vernon, alla ricerca della sua amata, e perduta, Ragazza Invisibile.

Salpati dal villaggio, Henry e i pescatori si trovano in mezzo ad una tempesta, dalla quale vengono salvati dalla luce fioca e provvidenziale di un faro.
Solo che, stando agli uomni di mare, in quel faro non c’era nessuno.

O meglio, nessuno vivo.

Le storie che giravano infatti parlavano di una donna che, sfuggevole alla vista, dimorava in quel faro solitario e accendeva il fuoco per farsi trovare dal suo innamorato perduto.
Gli uomini raggiungono il faro, che risulta essere disabitato, e cercano lì il riparo per la notte, ormai sicuri di poter ripartire il giorno successivo.

Appoggiato alla pietra nuda, Henry si addormenta ed è in questo momento che il narratore ci svela il motivo di questo viaggio senza speranza e capiamo la tristezza che grava sopra il cuore di Henry.

Una storia nella storia

Il giovane è in cerca di Rosina, la protagonista di questa classica storia di amore contrastato. Presa in casa di Sir Peter Vernon, proprietario burbero e irascibile di quelle terre, viene educata come una figlia insieme a Henry, il legittimo erede.

Tra i due giovani nasce ben presto un sentimento tenero e fragile, che portava in sé i semi di una felicità forse troppo delicata per poter sopravvivere alla durezza del mondo.
Decisi a tenere segreto questo amore, Henry e Rosina cercano di comportarsi come fratello e sorella e sembrano riuscirci, fino a quando non entra in scena l’antagonista vero del loro amore : la signora Bainbridge, sorella di sir Peter.

Viene presentata subito come crudele e opportunista e, guarda caso, capisce immediatamente che tra i due ragazzi c’è qualcosa; con uno stratagemma convince sir Peter ad allontanare Henry con la scusa di un viaggio e a mandare Rosina nella tenuta sperduta in Galles.

In quel luogo ostile, dove anche la natura sembra sghignazzare sul suo dolore e sulla sua solitudine, Rosina si sente persa. In cerca di una figura amica cerca conforto nella cameriera, confidandole le sue angosce. Ma la cameriera è solo una pedina nelle mani della signora Bainbridge, che non aspetta altro che cogliere in fallo la nostra eroina.

Sparire nel nulla…

Tradita dalla cameriera (ma non vi dirò come), Rosina viene chiamata al cospetto di sir Peter e della sua odiosa sorella. In un eccesso di cattiveria, la ragazza viene insultata in modo così feroce che non vede altro modo di mettere fine alla su sofferenza che fuggire da quel luogo.

Da quel momento, nessuno sa più nulla di lei.

Henry, tornato dai suoi viaggi, apprende la storia e si mette in cerca della sua amata. Vaga per giorni senza speranza, fino ad arrivare al villaggio in cui lo troviamo noi lettori, ultima spiaggia di una ricerca che sembra portare solo dolore.

È qui che le due linee narrative si congiungono: Henry trova Rosina proprio in una delle stanze del faro, sola, impaurita ma che ancora lo ama.
I giovani tornano a casa, dove sir Peter accoglie con gioia la notizia della ritrovata Rosina. Il burbero baronetto si rivela non così crudele alla fine della storia. Si era reso conto di aver fatto un enorme errore maltrattando Rosina e aveva sofferto enormemente ritenendosi colpevole della sua perdita.

Un dramma gotico a lieto fine

Come avrete notato, la storia finisce con la felicità dei due innamorati, cosa alquanto strana per un racconto con tutte le tinte gotiche al punto giusto.
Inoltre, la trama è da classico fuilleton.

Ma sono due le cose notevoli in questa short story che si legge in mezz’ora.

Il racconto di “The Invisible Girl” si sviluppa con un meccanismo di scatole cinesi, dove il lettore scopre piano piano l’antefatto andando indietro nel tempo. Questo lo rende interessante dal punto di vista della gestione dell’intreccio, che avrebbe potuto avviarsi su sé stesso e invece viene padroneggiato il modo mirabile dal Mary Shelley, che annoda ogni singolo periodo componendo una trama senza buchi. Certo, la lettura (soprattutto in lingua originale) non è delle più scorrevoli; l’uso di parole desuete rende però il racconto un ottimo esercizio linguistico per chi ha la pazienza di affrontarlo!

La seconda e ultima considerazione è sulla Ragazza Invisibile: noi non sappiamo il suo nome fino a metà del racconto e ci accorgiamo di lei, come tutti coloro che la circondano, quando sparisce. Anche nel ritratto è senza nome, come se fosse solo il simbolo di una condizione di sottomissione femminile che annulla la personalità. Abbiamo il suo ritratto, la vediamo, ma è come se non la vedessimo davvero.

Un ritratto di Mary Shelley

Credo che Mary Shelley sia riuscita a comunicarci il suo impegno per le donne anche in una semplice storia come questa, oltre a dare prova di una grande capacità narrativa. Personalità ellittica rispetto alla morale del tempo, Mary Shelley ha saputo tirare fuori uno degli incubi peggiori della mente umana e sottolineare in molti dei suoi scritti la necessità delle donne di compiere scelte difficili.

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