“All’interno del fiore in me” di Altea Alaryssa Gardini

“All’interno del fiore in me”

di Altea Alaryssa Gardini

Respira.

Respira ancora.

Respira.

Se fosse accaduto che ognuno di noi sia nato in un campo di battaglia? Circondato da clangore di spade e distese di bucaneve macchiati di sangue?

Sono nata giglio, con enormi petali bianchi come corolla. Sono venuta al mondo, ho salutato e sono stata schiacciata.

fiore

Forse, ho sbagliato tempo. Credo sia probabile che l’errore sia avvenuto a monte del mio arrivo, non è mia la colpa.

Un soldato con le mani legate e i piedi legati a terra, pronto a piegare la testa ad ogni minaccia.

Si lotta per sopravvivere, spesso perché non si può fare nient’altro.

Sono morta tante volte, non sto scherzando e non è un eufemismo. Tutti moriamo più volte di quanto lo faccia il nostro corpo.

Il mio cuore si è fermato, ha smesso di battere, mi ha tolto il respiro e me ne sono andata. A volte per pochi secondi, a volte per anni.

Enormi buchi neri si sono accampati tra le mie memorie: alcuni assomigliano ad enormi bruciature nelle pellicole di un proiettore che ha iniziato da tempo a restituire un’immagine distorta. L’odore è quello del latte bruciato, il colore quello della terra carbonizzata. In quasi tutti i filmati che compongono la mia memoria, ad un certo punto, mi sono appoggiata ad un muro e sono spirata.

Il giglio è appassito, ha perso i suoi petali ed è morto. La primavera successiva è successo di nuovo, ancora per molte volte a venire.

Da una crepa nel vetro, quello della facciata della mia persona, ha preso vita una gemella. Era me pur non essendolo. Ne ho concepite più di una, poste a protezione del fiore spezzato. Una teca in cui conservare qualcosa di troppo fragile, in attesa di un diverso terreno.

Molte delle mie scelte sono state prese per dimostrare che non avevo paura, per non offrire altri appigli. Così facendo, si è creata una gemma. Un’unità fusa dal sole e dal tuono, cuore di un uragano che prende e perde forza ma non si estingue mai del tutto.

fiore

Fatto questo come preambolo, chi sono io e chi è la vera me stessa? È una gran bella domanda, della risposta non ho notizie pervenute.

Alla fine, parafrasando altri, nella mia esistenza ho indossando tante di quelle maschere che alla fine non ho idea di quello che si veda da fuori.

Ho un cuore che forgia acciaio temprato e un altro che congela ogni volta che batte.

Per molto tempo mi sono tenuta in piedi grazie alla rabbia, in buona parte giustificata. Mi sono appoggiata alla tenacia e alla smania di controllo. Lo stesso stato di grazia in cui sembrano vivere tutte le persone che ho conosciuto fino ad un certo punto della mia vita. Se ne hai abbastanza da incutere paura o da pretendere rispetto, puoi schiacciare chiunque ti stai davanti e obbligarlo ad abbassare la testa.

Qualcuno ha la necessità di mistificare nella propria vita, di destabilizzare l’altro, così che non si possa mai sentire al sicuro. Non è un buon modo di crescere, non puoi imparare se hai paura.

Certo, pretendere di sentirti al sicuro sul cammino non è concesso. Il meccanismo ha fatto bene il suo lavoro, ti è entrato dentro, non puoi fidarti di nessun’altro. Cammini in un corridoio con le pareti di marmo e non puoi aggrapparti.

Alcuni giorni percepisco in maniera chiara che tutto questo non è la realtà, in altri la nebbia è densa e preferisco tenere le mani in tasca.

Ho rubato un’armatura nel campo di battaglia in cui sono nata: è stata rimessa insieme più volte. È stata rifusa tutte le volte che ne ho avuto la necessità.

 

Il mio animo urla e, ogni volta che lo fa, il vento diventa sempre più forte e i tuoni sempre più vicini.

Soffro di solitudine, come tutti.

Ho imparato da altri che la lealtà finisce quando è passato il momento, non credo sia vero ma ho appreso a fiutare le persone che usano i miei punti deboli per vessarmi e farmi sentire in colpa.

Mi riesce sempre? No, e mi fa infuriare.

Diffido delle manifestazioni eccessive, di qualsiasi tipo. I tre quarti di esse sono false e prive di sostanza, solo apparenza e, di quello che sembra, ne ho piene le scatole: anche Pennywise sembra un innocuo pagliaccio.

Ho imparato a dominare la tempesta ma non a sfruttarla. È una cosa su cui devo lavorare, ci vorrà un’ora o forse tutta la vita.

L’importante è non avere fretta ma essere costanti, se non si evolve si scompare.

Chi non cambia muore, disse la farfalla.

 

 

 

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