“In Canti di versi” di Ilaria Biondi

 “In Canti di versi” di Ilaria Biondi

Recensione di Elvira Rossi

Ilaria Biondi

“In Canti di versi” una raccolta di liriche, che rappresentano una conferma della vocazione poetica di Ilaria Biondi.

Un’ispirazione feconda consente alla poetessa di creare versi, che superando l’oscurità del visibile spaziano nella luce dell’invisibile.

Significativo è il titolo di una delle liriche “Stupore di luce”, che si conclude:

“Urla il lume/e un dolore si accende.”

La luce che stupisce squarcia

“il velo del disordine”

e scopre sensazioni latenti.

La poesia diventa luogo della non fisicità e dimora dell’inafferrabile.

Dietro le apparenze della realtà si agitano frammenti autentici di vita, che per il loro essere impalpabili non possono né essere raccontati né descritti, ma solo catturati dalla percezione sensoriale, che da forma primitiva di contatto si eleva e diventa folgorazione poetica, fonte di suprema conoscenza.

L’ispirazione abbagliante, andando oltre l’impassibilità dell’oggetto, invade l’universo dell’intangibile, che non può essere investigato unicamente dalla ragione.

La poesia diventa ascolto interiore ed esplorazione dell’ignoto.

Essa, pur stabilendo un rapporto complesso con la realtà, non la rifiuta, cerca solo di colmarne vuoti e assenze.

Antagonista e nemico della poesia  non è il mondo fisico nella sua totalità.

Se la concretezza, la determinatezza, l’oggettività non si addicono alla poesia, al contrario l’astrazione, la vaghezza, la soggettività possono frequentare a pieno titolo il suo regno.

Tale connotazione identitaria, che accomuna molte poetiche, nei versi di Ilaria Biondi non è un semplice assioma.

Assume un significato particolare, perché si esprime attraverso modalità estreme di depurazione del linguaggio comune e nel distacco assoluto dalla fisicità.

La realtà, per essere accolta nella poesia, abbandona le vesti pesanti della concretezza.

Nuda e spoglia si copre di abiti leggeri intessuti di analogie cucite da un linguaggio metafisico.

La poesia simile a una donna aristocratica ed elegante respinge l’ordinario. Poco interessata a comunicare con tutti resta chiusa in sfera di riservatezza, in attesa che siano gli altri a raggiungerla.

I Canti di Ilaria Biondi amano esclusivamente le linee sfuggenti, i contorni sfumati, le forme allusive, le analogie difficili.

A tratti il rapporto e la comunicazione con l’esterno sembrano addirittura interrompersi.

La poetessa per scrivere versi ha la necessità di staccarsi totalmente dal corporeo e dal manifesto, per navigare con l’acutezza dei sensi nell’incorporeo e nell’astrazione.

Nella poesia entrano solo gli affetti e gli effetti suscitati dalla quotidianità.

“Veste nuda \ in ginocchio tra i rovi \ la mia pelle \ si spoglie di stelle.”

L’anima di Ilaria Biondi sembra spogliarsi di false illusioni. Nuda, priva di sogni entra in sintonia con il dolore che serpeggia nell’essere umano:

“Nel tuo canto \ febbrili gramaglie”

Il carattere intimo, personale, ermetico dei versi spesso lascia dubbioso chi li legge. Tradurli in parole prosaiche, cercando di stabilire tra le immagini una continuità logica è impresa ardua.

È più facile sentirne la suggestione, la bellezza misteriosa piuttosto che spiegarla. Ogni tentativo di analisi rischia di essere arbitrario e invasivo.

La comunicazione tra poeta e lettore si attiva viaggiando su un binario parallelo: libertà di scrivere e libertà d’interpretare.

Tale reciproco riconoscimento è la condizione indispensabile per partecipare ai tracciati di chi osa andare oltre la cortina dell’evidenza.

La poesia di Ilaria Biondi va letta con lo stesso abbandono con cui si segue un brano musicale, lasciandosi trasportare dalle reazioni dell’animo.

L’autrice presta ascolto alle proprie sensazioni, le cattura, le traduce in espressioni poetiche.

I versi si nutrono di un vita ricca di palpiti, che parlano attraverso un reticolo di figure dalla simbologia ricercata.

L’assenza di immagini definite e la dissoluzione del linguaggio logico disegnano atmosfere rarefatte.

È difficile trovare nella poesia di Ilaria costrutti e parole che abbiano un collegamento esplicito con le azioni e lo spazio fisico dell’esistenza.

Il punto di congiunzione tra il noto e l’impenetrabile è dato dalla presenza costante della natura.

Per entrare a pieno titolo nella poesia, la natura non ha bisogno di essere decantata, ha già una sua verginità, che ne facilita l’accesso.

A sua volta la poetessa s’immerge nella natura, trova un’espansione nel suo flusso ininterrotto e si riconosce come parte dell’immenso mistero.

La brevità della vita è uno stato di fatto che viene accettato e il dolore, che ne potrebbe derivare, si stempera nella convinzione che l’uomo si dissolve nell’infinito assoluto a cui appartiene e nel quale esisterà sempre.

Per esprimere l’arcano dell’animo umano, la poetessa cede la parola alla natura, le affida il compito difficile di mediare tra il tangibile e l’intangibile.

È così che la natura assume il ruolo di protagonista in un rapporto di osmosi con l’autrice, che dà vita a un gioco di prospettive dove lo scambio delle parti è continuo.

La natura si anima, partecipa ai moti dello spirito, se ne appropria, li condivide, spesso li domina.

I colori, i profumi, le vibrazioni suscitano sensazioni che s’intrecciano e dialogano con gli stati emozionali.

“Camelie annoiate nel prodigio di lucciola \ acquietano crepe di eclissi importune.”

La poetessa, quando nella quiete dell’animo si lascia andare a un dialogo esclusivo e intimo con la natura, tratteggia climi rasserenanti.

“Solca la brezza assonnita \ il profumo piumato del pino \ e sveste con palpebra placida \ le vecchiezze miti del noce.”

In queste poesie solitamente più brevi delle altre, le immagini acquistano trasparenza e indicano una strada più piana per accedere ai vari nuclei concettuali.

Al distacco dalla dimensione reale non corrisponde un desiderio di fuga o evasione, ma l’aspirazione a riconquistare un territorio superiore, di cui si avverte in lontananza l’esistenza e il senso di appartenenza.

La poesia indica la via da seguire per giungere all’invisibile, all’insondabile, all’infinito.

Diventa quasi una sorta di ritorno in patria.

L’essere umano non appartiene solo al microcosmo che conosce, appartiene al soffio vitale dell’universo, lo cerca e lo ritrova nell’arte.

 

Il trascorrere del tempo si coglie nelle mutazioni lente della natura, che liberando la poetessa dalle impurità le restituisce l’armonia:

“Redimi le mie impurezze smarrite/che nel tramonto di nubi tintinnanti/cingono sfiancate/corone di viole.”

Colpisce pure che in vari testi siano ricorrenti termini che rientrano nel campo semantico della purezza (casto, innocente, immacolate, pudico, limpido). Di solito a tali connotazioni è affidato il compito di mitigare immagini che tendono a una garbata sensualità.

…mentre con mano tenue di casta beatitudine \ e letizia antica \ scoprivo il segreto innocente \ della tua pelle.

 

Il talento di Ilaria Biondi sfrutta tutte le potenzialità espressive del linguaggio poetico.

Gli stessi titoli sono un’esplosione di creatività, che si esercita sul terreno del non visto, e sorprendono per l’estrosità di ardite associazioni di parole.

Con i titoli si supera ogni convenzionalismo.

Infatti assumono un carattere particolare. Non introducono il tema, spesso non lo lasciano neppure indovinare.

Si pongono come nodi enigmatici, che per essere sciolti richiedono un attento esame del testo.

In tutti i componimenti le parole quasi sempre perdono il significato originario e ne acquistano altri mille.

Le analogie non vivono mai da sole, si succedono in sequenze continue, si incrociano, si mescolano dando vita a contesti labirintici, in cui non sempre è facile orientarsi.

La parola mai diretta, dissolvendo la regolare geometria del pensiero, si svincola dalla denotazione e dalla prosaicità.

Il linguaggio prevalentemente analogico è funzionale alla esigenza di esplorare l’area sconfinata dei sentimenti.

Il rigore logico viene vinto dalla lucida e penetrante intuizione, a cui la poetessa sembra riconoscere una sorta di onnipotenza.

L’indecifrabile, che sfugge al controllo e alla comprensione della mente razionale, può vivere solo nelle espressioni dell’arte, capace di superare i limiti dell’esperienza e di suscitare un coinvolgimento di notevole impatto emotivo.

La poesia di Ilaria Biondi nasce dall’accoglienza e dall’ascolto degli stati emozionali e a sua volta invita gli altri all’ascolto della propria interiorità.

Non raramente i versi trattengono una parte del «sé», che non intende concedersi facilmente e totalmente al lettore.

La poesia talvolta si apre alla limpidezza e talvolta sembra chiudersi, lasciando il lettore solo nel proprio immaginario.

E qualora non si riuscisse a perlustrare con la razionalità o a seguire con l’istinto tutti i percorsi della trama poetica, bisogna accettare di restare sulla soglia dell’incertezza.

Quali saranno gli sviluppi della poetica di Ilaria Biondi? Certamente non è possibile prevederli. Intanto non resta che apprezzarne il talento finora espresso

Ilaria Biondi

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Sinossi

Silloge composta da quarantatré  componimenti che raccolgono memorie private, frammenti e squarci di quotidianità, persone vive e in presenza (seppur definite da contorni vaghi o identificate da un particolare appena), coinvolgimenti emotivi forti quale specchio di avventure interiori dalle tinte molteplici. Un paesaggio dell’anima che si getta, con le sue fragilità solitarie e luminose malinconie, nel grembo accogliente di una Natura bella, nella sua semplicità austera e selvatichezza umile (e nei guizzi sognati di un mare desiderato, miraggio lontano e indimenticato).

 

Titolo: In canti di versi
Autore: Ilaria Biondi
Genere: Silloge poetica
Editore: Il Papavero
Data edizione: 2017
Pagine: 40

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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