Oltre il femminicidio e un po’ più giù.

Oltre il femminicidio e un po’ più giù.

di Pier Bruno Cosso

femminicidio

Michela Deriu, la giovane barista suicida dopo aver subito ricatti.

Perché, una donna, puoi non ammazzarla con le tue mani, ma ugualmente distruggerla a morte. Rovinarla, eliminarla come in un gioco solo perché quella era l’idea più rivoluzionaria che avevi.

Oltre il femminicidio e un po’ più giù.

Una discesa a precipizio: una serata piccante, un momento di intimità, un video, un suicidio! Solo un fatto di cronaca.

Sembra impossibile che con tutto il nostro credere e parlare di parità di genere, una ragazza si senta così sola. Sola, disperata e con tutto un mondo contro. Sola, fino ad un gesto estremo.

Sembra impossibile, ma è cronaca recente. È successo a Porto Torres, cittadina moderna sviluppatasi all’ombra di un grande porto e del sole quasi tutti i giorni. Michela, forse per il gusto di abbassare l’asticella della “normalità”, ha fatto un video a luci rosse col suo caro amico.

Da quel momento pare che abbia dovuto subire molestie e ricatti. Da quel momento la sua vita è diventata un inferno. Ha provato a fuggire, forse nel posto più remoto che conosceva, l’isola della Maddalena.

Via, lontano, con anche il mare di mezzo. Per l’urgenza di allontanare tutto da lei. Più distante possibile. Non basta. Il dolore è dentro di lei, la segue come la sua ombra. La delusione più insopportabile, verso gli amici, le persone, e forse, alla fine, proprio verso sé stessa. Non trova pace. Non vede più pace nella sua vita, e la sua vita, la butta via.

La butta via come un capotto vecchio. La butta via nell’eterno dubbio amletico: soffrire o ribellarsi? Sparire. Far calare il buio su tutto.

Oltre il femminicidio e un po’ più giù.

Forse chi ha colpa si sente più pulito, perché non l’ha toccata. Ma ha fatto peggio. Ha smantellato tutta la sua anima fino ad azzerarla.

Ha fatto peggio, perché piano piano l’la portata fino ad uccidersi. Annientarsi, perché non vale niente, come uccidere tutte le donne libere.

Questo è il fatto, il resto è solo storia spicciola. I carabinieri indagano. Non è più una ragazza, è un fatto di cronaca. Da analizzare, da sminuzzare, da parlare per un po’.  Poi fatalmente i discorsi scivoleranno sulla Juve che non vince, o su Belen che, non so neppure che cosa. Ma qualunque fatto vicino al niente.

Sfumare nel diritto di cronaca e nei ricordi. Sfumare. Uccidere Michela ancora tante volte.

Tiziana Cantone, suicida a 31 a causa di un video diffuso on line.

Ucciderla tutti, con l’indifferenza, con le mezze frasi, con le misere allusioni. Anche dopo che non c’è più. Michela lo sapeva, per questo ha preferito andarsene. Andarsene, via da tutti quelli che l’avrebbero definita superficiale, scriteriata o anche facile. Via da chi avrebbe sghignazzato, o l’avrebbe maledettamente cercata solo per quel famelico brividino nella schiena.

Tutti questi l’hanno uccisa.

E anche noi, comodi benpensanti, che forse alla fine non l’avremmo difesa abbastanza. No, perché in fondo è “stata incosciente”, e poi “se l’è cercata”.

Se l’è cercata!

Oltre il femminicidio e un po’ più giù.

Su un giornale si grida scompostamente: «Ragazza suicida per vergogna». No, caro giornalisto (il maschile è voluto per denigrare). Non si è uccisa per la vergogna. La vergogna di una società che soffoca le donne, che parla bene, ma che poi alla prova dei fatti non permette loro la vera libertà. La “normalità” non è uguale per tutti. Non permette loro quella leggerezza, anche sconveniente, che ancora può essere solo orgoglio maschile.

È stata uccisa così, Michela di Porto Torres, Tiziana di Casalnuovo (qualche mese fa), e tante che non sono arrivate al gesto estremo. Tante meravigliose donne che non sono ancora libere di essere spavalde, impertinenti o anarchiche come un uomo.

 

Altro sul’argomento

La morte di Tiziana Cantone

http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2017/11/28/news/il-caso-di-michela-esplode-sulla-stampa-nazionale-1.16174868

Immagini dal web

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.