Questa è magia

Questa è magia

di Marina Fichera

Questa è la storia di una magia. È la storia di un dono o meglio, di un incontro. Due esseri viventi, anche se ognuno a modo suo, che si conoscono, si sfiorano, si toccano, fino a congiungersi per creare ciò che nel momento in cui viene creato è già perduto. Perché il dono più grande è quello che dura solo un istante. E il segreto più grande quello di poter serbare in sé per sempre quell’istante.

E quando il dono si fonde con il segreto si crea la magia…

***

“Ogni volta è un po’ come ricominciare daccapo. Che salga su un vecchio palcoscenico fatto di dolci assi di legno o sul più moderno dei pavimenti, la sensazione di un nuovo inizio è sempre la stessa. Non so esattamente chi mi troverò di fronte. E lui non sa chi sono io.

Mi chiedo quante avventure avrebbero da raccontare quelle tavole di legno pregiato, se solo potessero. E dove vivevano quando erano alberi? Avranno forse fatto ombra a Chopin durante una passeggiata per i boschi? Saranno felici di questa seconda vita? Del resto non è da tutti avere una seconda chance, anzi quasi mai è concesso.

E in questa reincarnazione, quante storie avrebbe da narrare quel pianoforte che ha generato milioni di note dimenticate, assaporate, sofferte o amate? Storie d’amore e d’odio segrete, storie urlate, storie sussurrate appena.

Magia d’incontri ogni volta nuovi e diversi.

Quando siamo uno di fronte all’altro per la prima, e forse unica, volta io mi avvicino lentamente, con rispetto e curiosità. Allungo la mia mano destra come se volessi stringere la sua, poi accarezzo le sue curve. Lo sento. Caldo o freddo, morbido o rigido. È vivo. Lo sento sfiorando il suo corpo scuro. Poi con la mano sinistra mi sposto per incontrare l’avorio. Un dito, due dita, tutta la mano. Piano, piano. La destra fa la stessa cosa, e l’incontro si fa più ardito, intimo. Lo sfioro e poi affondo le dita. Ascolto con le mani innanzitutto, poi con il cuore e solo infine con le orecchie. Il legno, le corde, i martelli, i tasti, questo è un essere vivente, che respira, che vibra, che crea con me. Per noi.

Dal nostro incontro nascono frequenze e suoni che diventano musica. Creazione di una melodia perduta, subitanea distruzione di bellezza. Sublimazione dell’impermanenza. L’emozione di quell’attimo afferrato al ritmo del qui e ora.”

Pura improvvisazione.

Non è concessa una vita più lunga di un soffio a quei suoni che sono generati per essere subito sparsi al vento come fossero le ceneri di un’emozione. Suoni che sono figli di un incontro magico, fugace ma profondo. Quello tra un pianista e il suo pianoforte.

Un commento:

  1. Magia che si ripete sempre nuova… bel racconto Marina! Hai toccato il tema in modo delicato e poetico.

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