“L’uomo che non sono” di Cristina Bellon

“L’uomo che non sono” di Cristina Bellon

Recensione di Tatiana Pagano 

L'uomo che non sono

Ci volevano le ali per cominciare a volare. Ma avevo scoperto che le falene nate dai bachi da seta anche se avevano le ali non potevano volare. Avevo vissuto nell’illusione di essere diventato quello che non ero mai stato e non potevo mai essere.

“L’uomo che non sono” è un romanzo di Cristina Bellon, scrittrice poliedrica che vanta opere riconducibili a generi letterari differenti: dal giallo alla saggistica.

Collabora con La Stampa, Panorama, Donna Moderna affrontando tematiche sempre nuove e interessanti come quelle scientifiche e d’attualità.

Il protagonista del suo nuovo romanzo è Giovanni Tosi quarantacinquenne che, successivamente al divorzio, si rintana in un piccolo paese lombardo dove conduce una vita priva di qualsiasi spinta realizzativa. La monotonia lavorativa e relazionale gli conferiscono, infatti, sicurezza e non lo espongono al rischio del cambiamento.

Del resto a contraddistinguerlo è proprio la sua accettazione passiva degli eventi.

Il protagonista mantiene il suo ruolo marginale anche nella fine del suo matrimonio accettando silenziosamente la rottura del rapporto coniugale voluta dalla moglie.

Giovanni non vive il dramma della perdita, non sperimenta su di sè il dolore lancinante del distacco, non elabora il lutto matrimoniale perchè per lui il lutto non c’è mai stato; forse il suo sentimento era già stato ucciso prima, dalla noia e dal “comodismo relazionale”.

Nemmeno il torpore depressivo che avvolge la sua vita da single nel paese in cui è cresciuto risulta la diretta conseguenza della traumatica separazione dalla moglie; bensì è frutto, invece, del repentino cambiamento di abitudini che Giovanni, da sempre, ha fatto fatica a gestire.

La vera e propria evoluzione del piano esistenziale del protagonista inizia a seguito di un evento che lo smuove internamente ed emotivamente: la morte di Beppe.

Beppe è un’amico d’infanzia che, come lui, conduce una vita ordinaria e spenta fin quando, oppresso dal peso della monotonia, decide di suicidarsi.

Giovanni stavolta viene avvolto da una nube intrisa di paura, solitudine, abbandono e senso di colpa.

Il senso di colpa per non aver aiutato Beppe, per non averlo ascoltato, per non aver composto quel numero che, prima di morire, il suo caro amico gli aveva scritto sul retro di un pacco di sigarette convinto che potesse finalmente cambiargli la vita.

Giovanni, colpito da questo tragico evento come mai prima d’ora, attua una trasformazione fisica e comportamentale nel vano tentativo di definire la sua identità.

Se, di norma, l’individuo costruisce la propria identità attraverso la relazione ed interazione con gli altri, qui il protagonista scardina le sue abitudini e le sue connotazioni fisiche rintracciando una via, senza dubbio più facile, ma inadeguata per definire se stesso.

Ma qual è il cambiamento che ha conosciuto Giovanni?

Il cambiamento che spinge alla crescita e al miglioramento della propria vita, o quello apparente che si traduce in una mera lacerazione di se stessi?

E’ questo il sapore d’incerto che perdura fino alla fine del libro, quando, dopo una serie di colpi di scena, l’autrice mostra quanto possa essere accecante l’illusione di aver percorso un pezzo di strada, senza in realtà aver mai mosso un passo.

La forte carica descrittiva unitamente alla semplicità espositiva di Cristina Bellon accompagna il lettore in un viaggio dai toni noir in cui la meta ed il viaggiatore, per una volta, brillantemente coincidono.

 

 

 

Sinossi

Una vita da travet con gli amici al bar, un’ex moglie da mantenere, uno schnauzer nero gigante e una datrice di lavoro ossessionata dal controllo.

Una quotidianità priva di emozioni quella di Giovanni Tosi, quarantacinque anni, che dopo il divorzio si ritrova a vivere nel paese della campagna lombarda in cui è nato. Poco eccitante, anche se con una sua confortante monotonia.

Poi, un giorno, avviene un fatto tragico. Beppe, il migliore amico di sempre, muore e Giò, stordito dal dolore, si scopre terrorizzato dalla prospettiva di troppi rimpianti. È l’inizio della metamorfosi: se la vita ti manda un segnale, sta a te coglierlo.

Il cambiamento comincia dall’aspetto: ritrovare la forma fisica e rivoluzionare il guardaroba è certamente il primo passo per mostrarsi al mondo in modo diverso. Poi, un calcio alla tranquillità e si apre la caccia alle emozioni forti, ai guadagni facili, alle trasgressioni. Sì, forse alcune esperienze portano con sé una dose di rischio, ma anche la possibilità di toccare il cielo. Basta non farsi troppe domande.

Dall’hinterland agricolo cristallizzato sotto la brina, il pericoloso apprendistato di Giò lo trascinerà, tappa dopo tappa, in un viaggio di perdizione. Fino all’inevitabile e drammatica resa dei conti in una città del Caucaso misteriosa e violenta, per scoprire che in quel nuovo cielo non si può volare.

Nome libro: “L’uomo che non sono”
Autore: Cristina Bellon
Genere: romanzo
Editore: Cairo
Data edizione: 2016
Pagine: 238

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