“Cara amica mia” di Tommasina Soraci

“Cara amica mia” di Tommasina Soraci

Contest Lettere al Femminile

amica mia

Cara amica mia,

avevamo ancora tante cose da dirci, ma te ne sei andata troppo presto. Segreti da condividere, piccole storie di tutti i giorni da raccontarci.

 Lo so bene, tu hai sempre fatto mille cose in fretta!

Ora una folla di ricordi si accalca, senza alcun ordine, e ogni tanto ne torna a galla qualcuno.

 Tanti ne abbiamo accumulati in quarant’anni.

I nostri tè delle cinque al Caffè di Perugia con non più di quattro biscottini, due a testa per via della dieta perenne: chiacchieravamo come solo le donne sanno, di figli con i loro successi e le loro sconfitte, di mariti razionali e brontoloni ma a cui ci sentivamo legate da una lunga complicità, di amiche comuni con le quali condividevamo il tè natalizio per scambiarci piccoli doni che tu volevi assolutamente personalizzati, eri stata proprio tu a voler inaugurare questa dolce abitudine.

E come dimenticare i nostri appuntamenti telefonici il cui teme principale, oltre a qualche acciacco, erano i nipotini!

Non voglio foto che ti ritraggano. Impresso in me, come una vecchia lastra, il tuo viso nei cui tratti rivedo la dolcezza e l’eleganza delle Madonne del ‘400 umbro, il tuo sguardo pieno di curiosità, affamato di sempre nuove esperienze che mettevi in comune perché  diventassero nostre.

Volevi coinvolgermi nel vortice della tua perenne attività.

Sentivi che il tuo percorso fra noi e con noi non sarebbe stato lungo? Sentivi che dovevi bruciare le tappe?

amica mia

Eppure, sapevi fermarti ad ascoltare, sapevi offrire, in poche parole, la chiave che apriva la strada verso la soluzione alle lacrime, facendo decantare le tenebre.

Quando la malattia e la sofferenza ti hanno aggredito come ladri che all’improvviso piombano su di te, invidiosi della tua voglia di vivere, la tua vera ricchezza, hai saputo reagire con coraggio.

Un’immagine non mi abbandona, quella di una sera in cui hai voluto essere presente alla presentazione di un mio libro.

Nonostante le cure feroci a cui ti sottoponevi, ce l’avevi fatta: gli occhi ti brillavano, mi invitavi a notare il bel turbante verde che ti eri confezionata da te, quelli che ti proponevano già pronti non ti piacevano, mi spiegavi come eri riuscita a ridisegnarti le sopracciglia, il tuo sguardo era affamato di vita.

 Quando ormai  assaporavi la tua vittoria, ancora una volta un drago ancora più crudele ti ha tolto la speranza.

Ma so dove sei, nel roseto del cielo stai spiegando, con immutato entusiasmo a un pubblico che ti segue rapito, tutto sulle rose, ne parli come se fossero amiche, ne illustri le forme, le caratteristiche, la cura.

Allora, non addio, amica mia, arrivederci, so che ci ritroveremo per riprendere le nostre chiacchiere, magari con i messaggi che conservo con cura e che spero il tempo e la tecnologia non cancellino.

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