William Shakespeare Il Bardo universale

William Shakespeare

Il Bardo universale

di Valentina Dragoni

William Shakespeare

Ritratto di William Shakespeare

Introdurre un monumento della letteratura occidentale come William Shakespeare può essere pericoloso. No, anzi, è drammatico!

Non solo perché c’è una quantità immensa di cose da dire sulle sue opere, sull’immaginario letterario e culturale che ha creato con le sue immortali parole, ma anche per il fatto che il caro William ha una biografia lacunosa che poco ci racconta di come sia arrivato ad essere il Bardo.

Beh, se ci riflettiamo, un genio del teatro non poteva svelare troppo della sua vita altrimenti non ci sarebbe stato alcun colpo di scena, nessun mistero da svelare!

William Shakespeare è diventato forse per questo l’emblema della poesia e del teatro a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, oltre ad essere un paradosso letterario: tanto è ammirato e conosciuto per il suo genio, per la penna dalla creatività sublime, quanto ignoto ci rimane per il mistero che circonda la sua vita.

Di penna e di sentimento

Esistono centinaia di biografie del Bardo e ripeterne un’altra qui non sarebbe intelligente, anche perché ne hanno parlato studiosi, intellettuali e personalità sicuramente più competenti di me.

Ma almeno pochi cenni sulla sua vita dovremmo pur darli, anche se la cosa più importante è cosa ci ha lasciato William Shakespeare: opere in cui  è stato in grado di cesellare la parola in modo da dare voce a quasi ogni sfumatura delle emozioni umane, da ciò che regna negli abissi del nostro cuore alle sensazioni che splendono come stelle.

È ciò che accomuna William Shakespeare ad ogni grande autore che lascia la sua impronta nella letteratura: riuscire a rappresentare l’umanità più vera del vero, saper parlare di sentimenti in modo talmente universale che noi, a secoli di distanza dall’epoca elisabettiana, ancora ci struggiamo per i giovani amanti di Verona o ridiamo di fronte ai battibecchi e alle situazioni paradossali delle commedie. O riconosciamo nei governanti assoluti i mali e le storture del potere politico.

La vita: un misterioso canovaccio

Immaginate l’Inghilterra sotto il regno della regina Elisabetta I… beh, non è proprio semplicissimo farlo, ve lo concedo, ma avrete sicuramente in mente almeno qualche flash di quel secolo: abiti con le gorgiere bianche, calzamaglie colorate, intrighi dinastici a volontà e una spinta alla conquista del Nuovo Mondo scoperto da quasi un secolo.

Anni di grande potere, di regnanti in lotta tra loro, di guerre e dispute religiose, ma anche di scoperte scientifiche e geografiche, oltre che un rinnovato spirito artistico.

È in questo mondo che il nostro William Shakespeare si muove, anche se proviene da un luogo che tutto è tranne che una metropoli.

La tradizione lo vuole nato il 23 aprile 1564 e già una delle curiosità sulla sua vita sta nel fatto che la data di nascita corrisponde, come per uno scherzo beffardo del destino, a quella della sua morte che avverrà sempre il 23 aprile ma del 1616.

Nella piccola cittadina di Stratford-upon-Avon nel Warwickshire, il piccolo William Shakespeare frequenta la scuola come s’addiceva ad un figlio di una famiglia benestante. Non ha molto tempo da dedicare agli studi però perché a soli 18 anni si sposa con Anne Hathaway, di otto anni più grande. Avranno tre figli, una maggiore, Susannah, e i due gemelli Judith e Hamnet.

Qui si apre una parentesi oscura della vita di Shakespeare: dall’anno del battesimo dei due gemelli, il 1585, fino al 1592 non abbiamo quasi alcuna indicazione su quello che il nostro giovane uomo combina, se non che si reca a Londra per lavorare in teatro.

Quello fu anche l’anno della peste, che imperversò nella capitale inglese e che costrinse il mondo del teatro ad una pausa di ben due anni; William Shakespeare sfruttò questo periodo per lavorare a Corte e farsi un nome anche come poeta, infatti a questi anni risalgono i poemetti Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia.

Al 1588 risale l’inizio della stesura della prima opera teatrale completa, Enrico VI, che verrà ultimata con la parte III nel 1592. Ma Shakespeare compone contemporaneamente l’inizio del Tito Andronico; questa sovrapposizione delle composizioni sarà una costante della vita letteraria del nostro Bardo, come potete vedere nella cronologia delle sue opere.

Gli anni del furore e della fama: William Shakespeare conquista Londra

Il 1594 è un anno di grande svolta per il nostro William, che entra a far parte dei Lord Chamberlain’s Men, fondatori anche del più famoso teatro di Londra, il The Globe (che andrà distrutto nel grande incendio della capitale, ricostruito poco dopo e poi demolito di nuovo; l’attuale è stato inaugurato nel 1999 ed è tutt’ora usato per le rappresentazioni shakespeariane).

Con la compagnia del Ciambellano,William Shakespeare raggiunse una fama tale da diventarne uno degli azionisti e il successore di Elisabetta I, Giacomo I, decise di tenere gli attori a Corte rinominandoli The King’s Men.

Il successo ottenuto a Londra non riuscì però a frenare la falce del destino: Shakespeare tornò a Stratford nel 1611, dove morì 5 anni più tardi.

Sulla sua tomba si trova scritto

« Caro amico, per l’amor di Gesù astieniti,
dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre,
E maledetto colui che disturba le mie ossa »

Terminava così, senza il clamore che lo aveva accompagnato in vita, l’esistenza di uno dei drammaturghi più importanti della cultura mondiale.

Come avrete notato, queste scarse notizie sulla vita di William Shakespeare non ci aiutano quasi per nulla per capire la formazione della sua arte, meno che mai per individuare gli stimoli e l’ispirazione che prese per creare le opere straordinarie che studiamo e andiamo a vedere a teatro ancora oggi.

La lingua a servizio del genio

Pochi autori sono riusciti a rappresentare la quasi totalità delle emozioni umane allo stesso livello di William Shakespeare.

E se questo può non sorprendere dato il numero delle opere stesse, stupisce però che un solo uomo abbia avuto la capacità di maneggiare la parola in modo così sapiente per far sì che ancora oggi ogni frase, ogni scena dei suoi drammi ci colpisca per la straordinaria attualità.

Considerando inoltre che l’inglese shakespeariano non è la cosa più semplice in assoluto da capire!

Se le prime opere erano anche più stilizzate di quelle della maturità, il metro usato rimane lo stesso: il blank verse, un tipo di verso ereditato dalla letteratura inglese del 1200 con un’accentazione particolare e che non prevedeva la rima.

Ma Shakespeare riuscì a plasmare questa struttura ottenendo il massimo dell’espressività con l’uso sapiente di figure retoriche e l’alternare di versi lunghi e brevi… un’arma potentissima per incutere via via tensione, ilarità, tristezza, passione.

Pazzo, amante, poeta: tutti e tre sono composti sol di fantasia.

Teseo, atto V, scena I – Sogno di una notte di mezza estate

Le opere di William Shakespeare: l’umanità in 4D

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti…

Iacopo, atto II, scena VII – Come vi piace

Dovessimo elencare tutti i temi trattati da William Shakespeare o i personaggi che si sono impressi nella nostra mente grazie alle sue opere, occuperemmo un post solo per quelli.

Pensate a quella volta che vi siete sentiti traditi da un amico; o alla volta che avete bisticciato con il vostro innamorato o la vostra innamorata. Ricordate quella volta che avete provato una gelosia sorda? O che avete sentito il cuore battere forte per la tensione?

Nei versi di William Shakespeare c’è tutto questo e molto altro.

Nei drammi del Bardo troviamo quasi ogni aspetto della vita umana, dall’amore tradito, contrastato o gioioso alla gelosia cieca e incontrollabile. Leggiamo della sete di vendetta o di quella per la giustizia.

Vediamo raffigurato il potere e l’avidità che genera, ma anche la fiducia in un mondo che evolve.

Leggiamo di uomini che affrontano battaglie in campo aperto, ma anche lotte intime nella propria mente, e di donne che spesso riescono a vincere e affermarsi con l’uso della propria intelligenza.

Ed ecco che davanti a noi si materializza la corte di Riccardo III, crudele e avido, o quella del principe Amleto. Ma se poco può esserci familiare l’ambiente inglese, molto di più lo è quello dei drammi ambientati in Italia: Verona degli amanti, la Venezia del mercante ebreo Shylock, la Sicilia assolata e languida.

Leggere Shakespeare non è solo fare un viaggio nell’animo dell’uomo e delle donne del suo e del nostro tempo, ma soprattutto nell’immaginario geografico e culturale di un’epoca che riesce ancora oggi a parlarci ed emozionarci.

Credete alla magia?

Ma il buon William lascia la porta aperta anche alla fantasia, alla magia e all’immaginazione: i suoi personaggi infatti si muovono spesso in un mondo in cui l’invisibile ha la stessa forza del visibile, in cui il colpo di scena può essere rappresentato da uno spiritello dispettoso tanto quanto da un messaggero inatteso.

E la cosa incredibile è che tutto ciò non ci appare assurdo, tanto è ben amalgamato nelle vicende in scena: con William Shakespeare entriamo in un mondo in cui la magia è parte integrante della realtà, dove le rivelazioni avvengono nei sogni e dove la Fortuna può capovolgere le sorti con un soffio.

E le streghe di Macbeth ci sembrano reali tanto quanto le spade brandite in battaglia dai re.

È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.

Otello, atto V, scena II

Non solo teatro: i sonetti

Vi avevo avvisato: questa introduzione vi darà solo poche briciole del banchetto rappresentato dalle opere di William Shakespeare, al quale non può mancare una portata riservata ai sonetti, le opere che forse più ci fanno sbirciare nel cuore del nostro autore.

sonetti di William Shakespeare

Prima pagina di una edizione dei Sonetti di William Shakespeare

Composti tra il 1593 e il 1595, sono forse gli unici attraverso cui il poeta ci racconta un po’ di sé. Pubblicati senza il permesso di Shakespeare, possono essere divisi in due parti, la prima dedicata ad un amico, la seconda ad una donna misteriosa cui il Bardo dedica alcune delle strofe più eleganti ed emozionanti della letteratura mondiale.

E ogni altra angoscia che ora par mortale,

di fronte al perder te, non parrà eguale.

(dal Sonetto XC)

Volete vedervi allo specchio? Aprite un dramma del Bardo

Ormai avrete capito: parlare di William Shakespeare è come parlare di noi stessi, di quello che muove la nostra vita.

Certo, non avremo la sua straordinaria abilità di poeta, ma leggendo una qualsiasi delle opere del Bardo percepiamo come una voce che parla direttamente al nostro cuore. Una voce che ci fa sussultare e ci fa esclamare “Sta parlando di me!”.

E non è questa forse la grande magia della letteratura?

Riconoscersi in luoghi, persone, situazioni lontanissime da noi ma che sembra parlino solo a noi; leggere degli occhi di un innamorato e vederci i nostri occhi innamorati; scorgere nella voglia di vendetta il nostro cuore ferito; sentire il calore nel petto dopo un’importante vittoria.

Sarà per questo che ogni opera di Shakespeare è entrata nel nostro immaginario collettivo, stampando nella nostra mente caratteri, espressioni o simboli. E allora un balcone evoca i sospiri di due giovani amanti, un teschio tenuto in mano riporta alla mente la lucida follia di un giovane principe e Otello diventa l’epigono della gelosia cieca e disperata.

Tutte suggestioni che il cinema non poteva farsi scappare, tanto che le trasposizioni sul grande e piccolo schermo dei drammi del Bardo sono innumerevoli.

Tante volte si è detto che il teatro rappresenta la vita e forse per William Shakespeare ciò è più che la verità: nelle sue opere troviamo l’essenza dell’essere umani, costruita per essere eterna.

Finché l’uomo avrà occhi, avrà respiro,

vive la mia parola, e in lei sei vivo.

(dal Sonetto XVIII)

 

Referenze

http://biografieonline.it/biografia-shakespeare

https://it.wikipedia.org/wiki/William_Shakespeare

https://www.biography.com/people/william-shakespeare-94803

http://www.treccani.it/enciclopedia/william-shakespeare/

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