“Primule fuori stagione” di Luciana Pennino

“Primule fuori stagione” di Luciana Pennino

recensione di Elisabetta Calabrese

primule fuori

 

Si apre il sipario.

Sulla scena una donna dai capelli molto corti, si prepara per correre al lavoro.

Risate e applausi.

Va in scena, così, Primule fuori stagione, primo romanzo di Luciana Pennino edito da Iuppiter Edizioni.

Un dialogo quasi surreale della protagonista, con i tanti personaggi che si incrociano nel palcoscenico della sua vita.

Un monologo delineato dalle vicende tragicomiche di cui il personaggio principale è vittima.

Una rappresentazione quasi teatrale che si svolge fuori dagli spazi consueti: le vie di una colorata città diventano estatici momenti di scelte, imbocchi determinanti per un futuro presente.

L’autrice, nel suo originale e non scontato romanzo, si diletta ad utilizzare una combinazione variabile di parole e gesti, intercalando ed intrecciando termini nuovi e popolari.

Un’opera ben riuscita. Innovativa oserei definirla.

L’innovazione è nella resa della trama. Nonostante non ci siano colpi di scena.

Cosa ci può essere di innovativo nella perdita di un lavoro alla soglia della menopausa?

Cosa ci può essere di innovativo davanti allo smarrimento della propria collocazione sociale e personale?

L’innovazione è nella rinascita della protagonista che sceglie, dopo interminabili quotidiane avversità, di farsi spazio nella sua nuova vita.

“Ma sperare non vuol dire attendere inerti eventi felici, che semmai non si produrranno mai.

Sperare è essere convinti di possedere determinazione e strumenti per riuscire a cambiare le condizioni infelici.

Dovrei rimpinzarmi di nuovo di sogni e di speranze, senza alcuna paura di ingrassare, e così riuscirei a vivere con più leggerezza e a sviluppare più difese immunitarie.”

Ognuno di noi può identificarsi nella protagonista.

E credo che l’autrice abbia scelto apposta di non darle un nome.

Potrei essere io che, una sera qualunque di primavera, deciderei di fare due passi da sola.

Incontrare una mamma col suo bambino, un tantino  vivace, e, pur di far due chiacchiere, inventarmi che anche i miei hanno l’arteteca come il suo.

“L’arrivo della primavera mi fa venire voglia di passeggiare, per cui la sera la prendo molto alla larga, prima di rincasare. Cammino e rifletto, e sviluppo questo concetto filosofico che neppure Kirkegaard… e cioè che la vita, in definitiva, è percorrere delle strade, lungo le quali incontro storie e persone: in alcune mi specchio, ad altre mi ispiro, con altre mi rendo conto di non avere nulla in comune, alcune mi sbalordiscono eppure mi arricchiscono, con altre ancora mi faccio una bella risata, che rimane sempre il modo migliore per proseguire il cammino.”

È una commedia esilarante, l’opera della Pennino.
È  facile che il pubblico venga coinvolto nella sostituzione della protagonista.

Il coinvolgimento del pubblico, del lettore, rende l’azione scenica dinamica. Viva, per alcuni versi. Così, come succede nelle opere dell’illustre Eduardo De Filippo, dove la scena diventa esibizione di vita quotidiana.

“Comunque vada tra noi…vorrei che la primula rimanesse la tua pianta preferita…è il simbolo

della rinascita, della speranza, dei nuovi inizi.”

Il titolo è un programm, : Primule fuori stagione evoca una fioritura intempestiva di una pianta che comunemente schiude al primo sole primaverile.

Rappresenta, quindi un rinnovamento della comune esistenza.

Diventa una vigile attesa nella notte buia dell’essere.

Addà passà ‘a nuttata, diceva Eduardo.

La protagonista lo sa e, così, al sorgere del sole rifiorisce, fuori stagione ma rifiorisce.
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Sinossi

Il lettore rivive la storia di una donna che deve misurarsi con la vita e la sua imprevedibilità.

In un mondo che ha reso la precarietà strutturale, la perdita del lavoro coincide con un limbo dove si smarrisce la propria collocazione sociale e personale.

Così per la protagonista il tempo corre all’indietro a recuperare una lacerazione profonda nella quale l’esistenza sembra bloccarsi, ma nel contempo uno slancio vitale la trascina avanti ad assumere buio e luce: un binomio indissolubile.

È l’ironia meditativa l’humus dove primule ostinatamente inaspettate possono nascere.

Titolo:  Primule fuori stagione
Autore: Luciana Pennino
Edizione: Iuppiter, 2017

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile". Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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