“Ombra di luna” di Maria Cristina Sferra

“Ombra di luna” di  Maria Cristina Sferra

Recensione di Elvira Rossi

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«Ombra di luna» una raccolta di quarantadue poesie di  Maria Cristina Sferra.

È uno sguardo diretto a cogliere le zone di luce e i lati oscuri dell’essere femminile.

Sentimenti che restano nascosti sia per un innato pudore che per una riservatezza suggerita da un contesto troppo spesso contrassegnato da assenze e incomprensioni.

In «Ombra di luna» il primo incontro avviene con la poetessa in persona, che si concede a chi la ricerca e sa riconoscerla tra i versi.

Maria Cristina Sferra si svela come una donna ricca di passioni uniche e complementari.

Poliedrica e armoniosa è tutto e il contrario di tutto:

Sono il tutto e il niente,/l’arcano mistero dell’infinito.

Accogliente come la Terra Madre è capace di amore e ribellione:

Tu mi hai fatto male./Io mi ribello./Questo è il mio grido.

Avida di infantile tenerezza:

Lascia che io mi raggomitoli/in questo angolo nascosto di te…

Non rinunzia alla sensualità, che tenue come un filo di seta si esprime con estrema delicatezza e quasi inosservata dona ritmo alle parole:

Io sono la musica/e ti possiedo,/mentre ti porto danzando/sulle onde di un tango.

Indossa le ferite che ha saputo saldare con coraggio, dopo averle rese preziose per la propria evoluzione:

Colare l’oro della parola/nelle crepe dell’anima…

La poesia è donna, Maria Cristina è donna. Maria Cristina è poesia:

Ha labbra di donna, la poesia./E canto di sirena, con voce di velluto.

In lei vive la magia della poesia. Misteriosa e pura come l’acqua che sorge dalle viscere della terra:

Senza perché/tutto accade./Senza come/ogni verbo è generato.

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La poetessa, quando si chiede come si misuri il tempo, in realtà si interroga sul significato della vita.

Il tempo con “Il soffio delle stagioni” è stato sempre un tema caro all’autrice.

Cristina Sferra con atteggiamento divertito e ironico misura il presente attraverso le azioni della quotidianità:

Tuo è il tempo/dell’ago e della stoffa./Mio è il tempo/della penna e della carta.

Il passato, sottoposto a una naturale metamorfosi, si trasforma in memoria.

Il male già consumato diventa più tollerabile rispetto alla irresolutezza del futuro.

Il trascorrere impietoso dei giorni con un movimento continuo strappa brandelli di vita e li distrugge.

Per l’autrice il tempo, colmato dalle azioni, è autenticato dai pensieri e dai sentimenti.

Solo nella propria interiorità, dove i diversi piani temporali s’intersecano, si annidano le emozioni, che scandiscono la vita.

La vita vera non è fuori, è dentro di noi.

All’esterno, le luci e le ombre non sono altro che forme apparenti, proiezioni della mente che pensa e sente:

Cose che stanno in un armadio./Oppure addosso./Cose che stanno in un quaderno./ Oppure dentro.

Maria Cristina Sferra alla poesia non consegna solo i sussulti del proprio animo ma i turbamenti, le paure, i sogni dell’universo femminile.

Le donne sono “Angeli lungo il cammino della vita”.

Presenze preziose e pazienti, pronte ad abbracciare gli altri con lo sguardo amorevole:

Mani tese in carezze./Segni d’aria in sorrisi./Sguardi soffici in abbracci.

Creature abili a dominare il dolore:

Riverbereranno i tuoi dilemmi/di luce segreta.

L’autrice rivendica per ogni donna il diritto di essere riconosciuta bella e seducente, senza correre il rischio di essere uccisa:

Ti ammalio./Tu non ammazzarmi.

Denuncia, accusa, protesta contro la violenza esercitata sulle donne:

Di rosso sangue/hai tinto/ la mia pelle di seta.

Possiede la consapevolezza dell’universalità del dolore.

In «Ombra di luna» a interrompere il clima prevalentemente radioso della prima silloge intervengono le frequenti allusioni alla precarietà dell’esistenza, al dolore, alla morte.

Tali riferimenti, non totalmente inediti, confermano una visione più mesta della vita:

Lei vuole qualcuno,/per quel giorno,/per quell’ora.

Tuttavia un atteggiamento misurato e un linguaggio controllato allontanano ogni rischio di drammatizzazione.

La poetessa contempla lo specifico femminile all’interno di una umanità imperfetta, destinata a contrastare il male senza debellarlo.

Positività e negatività connotano l’esistenza di tutti gli esseri viventi.

Nella poesia “Rosa” in termini espliciti viene a essere affermata la convinzione che:

Rosa è la vita, quando non è nera.

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Notte e giorno, ombre e luci, pieni e vuoti, presenze e assenze si alternano in un intreccio aggrovigliato.

L’esistenza è perennemente minacciata da un senso di perdita.

Il tormento è generato sempre da un’assenza, che in particolare nell’animo femminile scava un vuoto che duole: una culla vuota, una carezza sognata e mai ricevuta, una bellezza deturpata.

Lì è contenuta l’infinita mancanza./Un figlio,un seno,una carezza.

Sono versi che nella loro purezza comunicano il dolore, lo trasmettono fino a farlo penetrare in profondità e lo fanno vivere in un’atmosfera di sorellanza.

Nella poesia “L’infinita mancanza” ogni parola lascia cadere l’abito esteriore e mostra la nudità dell’animo.

Confidenze sussurrate da una creatura che di sé stenta a raccontare agli altri la parte dolente:

Ma sono un’abile mentitrice/e ti racconto/soltanto la mia allegrezza.

Nella poesia Maria Cristina Sferra non riesce a mentire. Affidando se stessa alla catarsi poetica, alla fine si palesa.

La poesia svincolata dalla reticenza si eleva a canto.

Diventa elegia di una donna che raccoglie e conforta le proprie e le altrui lacrime.

Lacrime silenziose, trattenute, mai versate.

Dolori inespressi, che non possono essere né condivisi e né compresi, restano di proprietà esclusiva delle donne, che stabiliscono con se stesse segreti monologhi.

Alla indifferenza e alla incomprensione le donne antepongono l’incontro con la solitudine.

Il senso di caducità si coglie nelle straordinarie analogie di «Dita d’acqua»:

Pianoforte dell’immenso,/dita d’acqua/suonano forte e piano/il ritorno al liquido/ freddo,caldo,amniotico,/che tutto accoglie/e dissolve.

Quando una inevitabile opacità offusca la luce del giorno, si annaspa per non sprofondare nell’avvilimento.

Il dolore straripante  non ammette alternative al di fuori della speranza come unica soluzione di sopravvivenza.

La speranza, a cui Maria Cristina Sferra si riferisce con tanta frequenza, che cosa rappresenta?

La mente lucida della poetessa, rifuggendo dalle parvenze ingannevoli, considera l’indole tenue della speranza, che può solo creare attimi di sospensione dal dolore:

La speranza/è una bolla di vetro, un dono fragile, il sorriso più dolce.

La speranza, che non ha nulla da spartire con uno stato illusorio, va riconosciuta nella volontà di difendersi dalle ombre, in attesa che esse si diradino.

Una forza tutta femminile, che è stata ereditata dall’antico esercizio di resistere alle contrarietà, si esprime in «Distillo la speranza».

Le donne, penalizzate da un’antica storia di emarginazione, sono avvezze alla lotta quotidiana.

Risolute nell’azione non sono disposte a lasciarsi sommergere dalle criticità.

Maria Cristina Sferra distilla la speranza, a piccole gocce l’assume come un prezioso elisir, per salvarsi dal buio della notte.

Nel mondo poetico dell’autrice fragilità e forza convivono come le facce opposte della luna e  operando come esperte acrobate trovano un equilibrio.

Talvolta sembra prevalere l’una talvolta sembra prevalere l’altra. Sono effetti transitori. Non si registrano né vittorie, né sconfitte.

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A dominare è l’accettazione di una battaglia costante contro le tempeste della vita.

La poesia «Regina» oltre a essere bella è molto significativa.

In pochi versi appare un insieme di sensazioni contrastanti da accordare.

In particolare una stupenda analogia afferma la determinazione a governare le difficoltà:

Sono sovrana dei miei giorni di creta

Ogni donna è regina di se stessa.

A deporre la corona sul suo capo non è il principe azzurro delle fiabe.

La corona, impreziosita da cadute e riprese incastonate come gemme, discende da una conquista esclusivamente personale.

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In una poesia dal carattere intimo e dettata da una sensibilità femminile non poteva mancare il tema della maternità.

Nella poesia «Preziosa creatura» affiora l’immagine nostalgica della madre.

Ad attraversare la mente che ricorda è la gentilezza delle mani, che parlano di antiche carezze:

Le unghie curate,/ il tuo gesto./Il tuo tocco amorevole./ Quel tuo gesto./ Madre.

Nella poesia «Desiderata» compare il duplice volto della maternità.

Una madre suppone l’esistenza di una figlia e una figlia rimanda alla madre.

Madre-figlia: un binomio rassicurante, che dissolve le nubi e moltiplica la quiete.

La madre trovò parole/ per lenire il dolore.

La perdita della madre rivoluziona l’esistenza. Genera uno stato di totale smarrimento. A venir meno non è solo la certezza dell’amore più grande, a essere minacciata è anche l’identità di figlia:

…non sono più figlia/per la madre mia/che se n’è andata.

E se il vuoto non è confortato dalla presenza di un figlio proprio da accudire, la sofferenza diventa lacerante.

La continuità viene a essere interrotta bruscamente:

Nessun bambino, nessun bambino./Nessun figlio da accudire.

È il grido dolente di una infelicità segreta.

Una rivolta contro l’ingiustizia di una scelta imposta dal profilo di una luna malvagia.

È davvero raro che la poetessa esprima con tanta veemenza e senza alcun nascondimento uno stato d’animo.

Un tema in cui molte donne potranno riconoscersi è proprio questo di una maternità desiderata e negata.

Un’analogia simboleggia con efficacia rappresentativa uno stato di esclusione dalla gioia:

Così resto nel limbo,/ priva di epifanie,/a guardare l’altrui carnevale./Boccoli, coriandoli, piccole mani.

Versi delicati e malinconici che disegnano una zona di ombra.

Gli accenti di tristezza, che lambiscono talune rappresentazioni, non sono mai aspri.

Posseggono sempre una nota di gentilezza, perché sono fortemente associati all’amore per la vita.

In questa raccolta lo sguardo della poetessa appare rivolto essenzialmente all’ascolto di sé.

Solo a tratti si lascia incantare, come in passato, dalle voci suggestive della natura:

Rifioriranno/primule gialle e tenere/di lontana memoria.

Sono frammenti di luce, che dissipano le ombre e placano l’inquietudine dell’animo.

La poetessa non cerca l’evasione dalla realtà, la affronta con risoluzione.

Non eccede nell’espansione dell’emotività e non cede mai allo sconforto.

Non conosce né l’eroismo né la viltà, fronteggia il male impossibile da recidere e riserva la lotta al possibile.

La parola poetica si afferma come testimonianza di tutti gli affetti e racchiude luci e ombre dell’essere umano.

L’autrice pur prestando la sua anima ai versi non cede al biografismo.

“L’io” si carica sempre di un valore emblematico di una condizione universale.

«Ombra di luna» è una poesia che si nutre di un linguaggio limpido e fortemente empatico.

L’effetto empatico rientra in una dinamica circolare di cui l’autrice è la prima artefice per la straordinaria capacità di sentire, lei per prima, l’altrui sofferenza.

La nitidezza, che non si perde neppure nelle espressioni più sofisticate, sottolinea l’eleganza formale.

Il tono raramente colloquiale è innalzato dalle figure poetiche e dagli accostamenti lessicali ricercati.

I temi si esplicano in uno stile evocativo, che si appella alla pregnanza della parola, agli accostamenti singolari, a raffinate analogie.

Versi liberi, quasi sempre brevi e omogenei per lunghezza, rendono fluido e cadenzato il ritmo.

L’accostamento di aggettivi e sostantivi, l’esiguità di nessi logici, lo stile nominale determinano un ritmo pacato, che dilata il tempo della percezione sensoriale.

La parola poetica di Cristina Sferra conosce solo la luce della luna.

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Sinossi

Il lato oscuro dell’universo femminile contempla istinti d’amore e di rabbia, visioni arcane e passioni nascoste, silenzi e dolori, segreti preziosi custoditi nel profondo, tutto ciò che per pudore o timore quasi sempre viene taciuto. Una raccolta di quarantadue poesie che indagano, raccolgono moti, esplorano anime, per dare forma e voce alla misteriosa zona d’ombra delle donne.

Titolo: Ombra di luna
Autore: Maria Cristina Sferra
Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform
Anno: 2017

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