“Amleto” di William Shakespeare

Donne. Semplicemente.

“Amleto”, il principe delle inquietudini

di Paola Caramadre

Amleto

William Shakespeare è creatore di personaggi archetipici come Amleto che, attraversano il tempo, e si offrono, come esseri mitologici, alla ricreazione artistica e letteraria.

I protagonisti e i comprimari delle opere del Bardo sono parte della nostra cultura contemporanea. L’eco del più famoso monologo della storia del teatro:

Essere o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d’atroce fortuna
o prender armi contro un mare d’affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…

è presente in ognuno di noi. Siamo tutti affascinati dai dubbi, amletici appunto, del principe di Danimarca.

Amleto è una figura controversa. Ogni traduzione sulla scena che ne è stata fatta ha modificato il protagonista shakespeariano. Il principe pingue e nemmeno tanto avvenente descritto dal suo autore, diventa un principe inquieto e affascinante in ogni reinterpretazione che ne è stata data. Sui palcoscenici di ogni parte del mondo, gli attori migliori si sono cimentati in questo personaggio, come dimenticare l’interpretazione di Vittorio Gassman solo per fare una citazione oppure lo studio di rilettura di Carmelo Bene che ha rivisitato e riadattato le vicende del principe danese nel più puro stile di Bene stesso da “Un Amleto di meno” per arrivare ad “Hamlet suite”.

Amleto Carmelo Bene

Dal palcoscenico al cinema

Il fascino di Amleto cresce di secolo in secolo, con l’avvento della cinematografia, la tragedia shakespeariana diventa il fulcro della narrazione visiva.

Il protagonista della tragedia teatrale che parla con i fantasmi, che ha paura, che distrugge se stesso e la fanciulla che lo ama perché tormentato dall’inquietudine di essere una guida e non saperlo essere, diventa il principe dal fascino immortale Sullo schermo appare come l’emblema del bello e tenebroso e diventa il tema vincente di tante trasposizioni cinematografiche. Soltanto tra il 1900 e il 1937 vengono girate ventisei pellicole direttamente ispirate alla tragedia di Shakespeare.

Amleto smette in fretta di essere il protagonista dell’omonima tragedia scritta tra il 1600 e il 1602 e insieme all’eroina femminile che si riflette in lui e ne è la perfetta antitesi, ovvero Ofelia, diventano simboli. Creature che si amplificano nell’immaginario di ogni società occidentale e non solo. Ogni decennio che trascorre aggiunge o toglie un elemento, una parvenza, un significato ad Amleto e Ofelia.

Ofelia è l’emblema di una femminilità dolente rappresentata all’apice della cultura preraffaellita che ne fa l’eroina per eccellenza. Ineffabile è il dipinto di  John Everett Millais. La rappresentazione dell’artista è un punto di riferimento estetico e sul finire del 1900 viene ripreso nel videoclip del brano Where the Wild Roses Grow interpretato da Nick Cave insieme a Kylie Minogue. Anche i personaggi meno centrali della tragedia vivono di vita propria nella ricreazione artistica. Un esempio è “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” del commediografo inglese Tom Stoppard.

Chi è davvero Amleto? Cosa rappresenta? Un essere mitologico, il padre e il figlio di tutte le nostre paure, delle nostre remore, del nostro inquieto tempo.

Nessun secolo più del 1900 è stato amletico ed è nella figura del principe di Danimarca che si rigenerano creazioni artistiche:

Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.

Il brano finale del celeberrimo monologo di “Essere o non essere” è il canovaccio della nostra contemporaneità e dalla seconda metà del 1900 emergono altri Amleto che hanno avuto altri padri letterari:

Non c’era pace… In nessun luogo, neanche nell’inconscio…
Ma c’era lui, Amleto, che come un Mozart-beone aveva
capovolto le Alpi, per deporre in maniera precaria una bottiglia
sul gradino scricchiante della paura della morte,
lui, così stretto a se stesso, che dentro di lui
tutta l’immortalità s’era infiltrata…

Ecco è così che torna sul palcoscenico della poesia il principe Amleto e lo fa nel 1964 nel poemetto “Una notte con Amleto” del poeta ceco Vladimir Holan:

Anche se Dio non esistesse, e non ci fosse l’anima negli uomini,
anche se l’anima non esistesse, ma mortale,
anche se non ci fosse resurrezione,
e se infine non ci fosse ormai nulla, davvero nulla,
la nostra partecipazione a una tale commedia
sarebbe soltanto di nuovo pietà, pietà della vita,
che è solo fiato e sete e fame

[…]

Or non è molto – disse Amleto – sono stato con alcuni giovani
da Shakespeare che va invecchiando ad Elsinore…
Ci recitò suoi versi… Li fumammo
e bevemmo e lodammo, eravamo sinceri
nel confessargli il nostro affetto, volevamo sentirne degli altri,
e quando poi si mise a parlare di libri,
ciascuno di noi lo esaltò come il bibliotecario di Dio stesso

[…]

è chiaro, neanche l’ignoranza significa felicità…
Ma un poema è un dono!

Nome libro: Amleto
Autore: William Shakespeare
Genere: teatrale
Editore: Einaudi
Data edizione: 2005
http://www.einaudi.it/libri/libro/william-shakespeare/amleto/978880617884

 

 

 

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