Feminism, una mappa dell’editoria delle donne

Pubblicato da Paola Caramadre il

Feminism, una mappa dell’editoria delle donne. Intervista con Maria Palazzesi ideatrice della fiera

di Paola Caramadre

Il manifesto della fiera dell’editoria delle donne

Una fiera, un festival, un percorso, un salto nel tempo, inteso come passato e come futuro. Un momento di incontro e uno spazio di discussione. Feminism – Fiera dell’editoria delle donne è stato tutto questo e molto altro ancora. La Casa internazionale delle Donne di via della Lungara a Roma ha ospitato dall’8 marzo fino ad oggi la prima edizione di una fiera dell’editoria indipendente pensata dalle donne per avvicinare un pubblico ben oltre gli stereotipi di genere e riaprire un dialogo che, negli ultimi anni, ha rischiato di esaurirsi.

 La parola che si è rincorsa più di frequente nei due piani di esposizione e di incontri letterari è stata “politica” e una scelta politica è stata la molla che ha innescato il circuito virtuoso che ha dato vita a Feminism.

Tante presentazioni letterarie, tante autrici, tanti temi, tanti dibattiti, tante idee e tanta passione per raccontarsi e raccontare. Quasi settanta le case editrici presenti, tantissimi gli appuntamenti attraverso i quali fare una verifica dell’editoria in Italia, ma soprattutto una verifica sulla critica letteraria, sulla saggistica e sulla varietà di stili e generi che sempre di più sono al femminile. Un clima amichevole e di grande complicità è stato il valore aggiunto di Feminism.

La prima edizione realizzata in collaborazione con Archivia, Leggendaria, Iacobelli Editore, Osservatorio degli Editori Indipendenti è stata un buon banco di prova che sembra destinato a far sbocciare altri eventi. Ne abbiamo parlato con l’ideatrice Maria Palazzesi.

Maria Palazzesi responsabile area cultura della Casa internazionale delle Donne

Come è nata la prima edizione di Feminism – fiera dell’editoria delle donne?

Da un’idea, da una passione condivisa con altre donne, in particolare con Giovanna Olivieri coordinatrice di Archivia, con Anna Maria Crispino che è direttore di Leggendaria e con Stefania Vulterini che cura la collana Sessismo e Razzismo. Queste sono le tre sigle che insieme alla Casa internazionale delle donne firmano e lanciano la fiera. Non casualmente la Casa internazionale delle donne, non casualmente scegliendo la data dell’8 marzo per aprire la prima edizione, casualmente, invece sì, la concomitanza con Tempo di libri a Milano.

Uno dei nostri obiettivi era quello di far emergere una panoramica sulla presenza delle donne nel campo dell’editoria e che questa presenza venisse esaltata utilizzando spazi così significativi come la Casa internazionale delle Donne, che comunque è uno spazio del fare collettivo, fatto di tante realtà differenti. E quindi ci è sembrato uno spazio giusto sia dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista della presenza culturale delle donne.

Perché fare una mappa dell’editoria delle donne?

La crisi che si registra negli ultimi vent’anni ha fatto in modo che molto spesso questo tipo di proposta finisse con l’essere marginalizzata anche per la caduta nell’indifferenziato di tante voci e di tante scrittrici che sacrifica la capacità di essere viste. Abbiamo realizzato una fiera sottolineando il fatto che è una fiera che si costruisce attraverso una editoria indipendente, dunque, che non appartiene ai grandi manipoli, pur significativamente importanti e con tanti bei titoli presenti in Italia, ma è una editoria che si costruisce attraverso un sapere, una cura che non deve essere intesa solo come capacità femminile di cura ma capacità di stare nelle cose con un intervento a pieno che vorremmo facesse parte di un patrimonio di donne e di uomini. E in questo senso molti sono gli editori presenti che hanno delle autrici davvero significative e quelle che non lo sono è perché ancora non le conosciamo. La fiera è un modo per scoprirle e per conoscerle e per rappresentare questa parola scritta di donne che è una parola capace di impregnare di sé tutto lo scibile. Si va dalla letteratura alla saggistica, dall’erboristeria all’eco pacifismo passando per la storia. Questa fiera ha l’obiettivo di uscire dalla settorialità, da una parte con i tavoli espositivi che propongono circa 70 editori, e poi attraverso le molte presentazioni o incontri che sono stati proposti. Progetti che sono molto attuali come la Gpa (gestazione per altri) come si organizza la società intorno alla questione della generazione, come si genera, perché questo è il vero problema e questo è al centro di un dibattito che trova spazio di discussione o di lancio di discussione. Le presentazioni sono state contenute nell’arco di breve tempo, circa un’ora, e indica come ci sia un desiderio dell’ascolto. Inoltre, tutta la manifestazione è attraversata da un filo conduttore che abbiamo voluto chiamare filiera del libro di autrice con tanti focus su temi che accompagnano i libri di una autrice dal momento in cui viene proposto al momento in cui arriva alla lettura. Sono focus curati da Anna Maria Crispino che si sviluppano attraverso momenti che hanno riguardato un incontro-dibattito tra editrici, in particolare, e fra librai che si è soffermato sul tema della critica, sulle riviste cartacee, che ormai sono poche, e quelle che sono diventate riviste on line perché consente di essere sul mercato abbattendo i costi.

Quale potrebbe essere il futuro della Casa internazionale delle Donne?

In questi giorni c’è molto movimento e quindi a vederla sembra che ci sia un interesse crescente. Questa fiera ha permesso di far scoprire o riscoprire la casa internazionale delle donne. Sicuramente ha fatto emergere quanto questo sia un luogo importante e significativo. Negli ultimi mesi dello scorso anno è stato dato l’annuncio di uno sfratto che è diventato esecutivo da parte dell’attuale giunta del Comune di Roma e che parla di una vicenda che negli anni si è andata evidenziando sempre di più a causa del fatto che un luogo come questo, così come altri luoghi simili, è in luogo che ha una sua specificità e lo fa giudicare con valenze che non le sono appropriate. Questo non è un luogo dove si fanno soldi, è sì un’impresa, ma è una grande officina, un grande laboratorio del fare che si misura con le esigenze reali di una società che ha anche delle trascuratezze, da parte di alcune organizzazioni e di soggetti che la abitano. Qui ci sono donne che offrono il loro lavoro ad altre donne, come psicologhe e ginecologhe, attività di servizi, culturali, ludiche. Ci sono dei bisogni in Italia, ci sono stati grandi desideri di risveglio di quelli che erano  detti i cittadini attivi, la casa nasce anche da questo atto. Quanto oggi sia importante ce lo dobbiamo domandare tutti. Penso che in questo momento, questa situazione così problematica potrebbe essere capovolta e potrebbe diventare strumento di rispetto. La pratica dell’affossare per affossare sarebbe solo una grande perdita. Abbiamo sperimentato anche nell’organizzazione della fiera quanto sia importante il virtuale, ma questo spazio è la dimostrazione che il virtuale assume concretezza nella condivisione fisica, nella presenza di persone che si muovono in uno stesso spazio che hanno scelto. Credo che questa sia una delle cose da non perdere.

Negli ultimi anni, si è tornato a parlare di questione di genere. Un discorso che era stato relegato in poche nicchie fino a quando, molto di recente, non è tornata ad essere una questione di stretta attualità.

Non mi stupisce, perché secondo me, e qui si sta riflettendo a voce alta, quando nascono situazioni che muovono il mondo come è stato il movimento delle donne negli anni ’70 con questa presa di parola, le donne si sono posizionate in maniera altra, questo ha prodotto un cambiamento di coscienza nelle donne e negli uomini. Da una parte si propone come ponte per aprire ad altro, il rischio è che queste aperture possano cadere nell’indifferenziato. Invece, si ha bisogno di ridefinirsi e ridefinire. Questo è un tempo buono e lo dimostra quello che è successo con il movimento #metoo che è stata una presa di parola generalizzata e lancia nuove questioni che vanno ancora avanti perché costruisce un ulteriore spostamento e ne dobbiamo approfittare. La politica delle donne, il femminismo sono un fatto storico e oggi lo è ancora di più e questo crea anche problemi. Ora è il momento di costruire non delle complicità ma delle alleanze e questo significa andare oltre.

I giorni della fiera sono stati giorni di incontri, discussioni e l’occasione per scoprire un mondo di scritture al femminile. Nei prossimi giorni, saranno pubblicate alcune interviste con editori ed editrici che hanno storie molto particolari da raccontare, di donne e non solo.

Si ringrazia per le foto Antonio Nardelli

Categorie: Attualità

1 commento

Luna · 11 marzo 2018 alle 23:09

La politica Delle donne e’ un processo in corso che richiede chiarezza di idee per una presenza necessaria e indispensabile in una società fondamentalmente maschile nonostante l’affermazione del femminismo negli anni ’70

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