“L’uomo con la febbre” di Cristina Basile

“L’uomo con la febbre” di Cristina Basile

Fazzoletti qua e là, siringhe vuote, scatole di medicinali teatralmente sparse sul piano cottura (sì, perché lui già sa che tu ci passerai per fargli il riso bollito), urla dalla camera da letto.

No, non è Madame Bovary in preda ad una delle sue crisi isteriche e nemmeno la scena iniziale di “Saw-l’enigmista”.

È un uomo con la febbre.

Sì, l’uomo con la febbre, quello che a temperatura ambiente fa lo squalo, suona il clacson come Miles Davis la sua tromba, solo perché quello davanti non è passato subito dopo il semaforo verde.
Quello che durante il pranzo di Natale vanta una salute di ferro e ti indica col ditino chiamandoti “piccola fiammiferaia!” per finire con un “ahahah!” come quello di Ursula ne “La Sirenetta”.
Quando quest’uomo si ammala, ti prego, assicurati di restare bloccata in ascensore.
Altrimenti corri! Corri più forte che puoi.

C’è sempre un salto dal parrucchiere che avresti dovuto fare, una visita ginecologica che hai mancato. Lo sai che il pap test è una volta l’anno? Lo sapevi?
Come dici, l’hai già fatto? Nessun problema, in Svizzera si fa 2 volte, quindi vai ! Corri! Cosa aspetti ancora lì impalata???
Al confronto con l’uomo con la febbre, che ti aspetta spalmato sul divano, un’ameba vince i 100 metri alle olimpiadi e tua madre è la più straordinaria delle donne.
Pensa che pur di non passare del tempo con lui saresti capace di chiamarla al telefono e farti raccontare nei minimi dettagli i suoi acciacchi invernali, il resoconto della sua ultima visita dal chiropratico e soprattutto… come lei e tuo padre si sono conosciuti!

Sì, hai capito bene, anche quello.

Devi sapere che prima di stare male, l’uomo con la febbre, ignora l’esistenza del cassetto dei medicinali.

L’ha visto, sì, ma avendo creduto fosse un trompe l’oeil molto ben fatto, era passato oltre.
Ti aveva pure incoraggiata a continuare il corso di pittura bimensile che in realtà non hai mai frequentato.
Per non parlare del brodino che prima che il termometro segnasse “38”, credeva fosse il nome del figlio della tua amica di sinistra… sì, dai, quella un po’ strana che fa i seminari di danza- allucinazione a Bangalore due volte l’anno.
La mattina, l’uomo senza febbre, pure se sta in ciabatte ed ha l’alito del tuo cane, crede di poter brillare della luce riflessa della macchinetta del Nespresso, e si fa chiamare George.
Mai, dico mai!, dirà di aver bisogno di te.
Ricordi quando prima di darti l’ok all’appuntamento che gli avevi proposto con 2 settimane di
anticipo, aveva aperto l’agenda per elencarti i nomi delle donne e degli uomini che l’avevano già
prenotato? Te lo ricordi?

Bene… quello stesso uomo, con la febbre, senza di te è un tramonto senza mare, una Sacher torta senza panna, l’Ingegner Fantozzi senza Pina!
Dal momento che da te dipendono ormai le supposte di glicerina, gli antidolorifici e il biberon… you are the boss.
Quante volte, vedendoti piegata in due per i dolori mestruali, ti ha consigliato una bella oretta di jogging?

Bene, questo stesso uomo, con la febbre, è un infermo, Benjamin Button il giorno della nascita!

Nell’aiutarlo, quante volte ti sei sentita come Rossella O’Hara in “Via Col Vento”, con i soldati appena rientrati dal fronte?! Quante!?
Quasi dimenticavo… l’uomo senza febbre parla come se non avesse un passato né una famiglia.
Se non ti avessero insegnato che tutti i bambini escono dall’utero di una donna crederesti si sia fatto da solo, partendo da un mucchio di acqua e fango del parco giochi.
Quando sta bene e sua madre lo chiama, non finge forse un ictus? Non soffia ritmicamente sulla cornetta, ispirandosi al corso di respirazione per partorienti fatto con la prima compagna?
Ma con la febbre… tua suocera non si chiama più Giovanna ma Santa Giovanna da Orvieto!
Per lei l’uomo con la febbre, prepara altarini di rose e margherite, fiori che ordinerà da Timbuktu chiamando lui stesso “Interflora”, strisciando verso la cornetta come in un film di Scorsese.

Nei casi più gravi, ossia con l’otite, ti chiederà carta e penna per redigere il testamento e indicare quale foto mettere sulla tomba, quando la febbre l’avrà portato via.

Hai presente quando, entrando in una chiesa, mette nell’acquasantiera i pesci rossi appena vinti al parco divertimenti? E ti ricordi che la sua occupazione preferita è il “citofona-alle- carmelitane-e- scappa”?

Ecco, sì… con la febbre questo rivoluzionario, anticlericale ti chiederà di portargli il rosario ricevuto da nonna Concetta per la prima comunione, di disegnare una croce sul muro col succo delle barbabietole.
“Rossella cara, ti prego, chiama il prete per l’estrema unzione!”

Se sei furba, digli di sì, fai come se andassi dal prete, indossa il cappello verde col fiocco come aveva fatto Scarlett… e non appena arrivi alla chiesa gira l’angolo…c’è un bell’autobus per l’aeroporto che ti aspetta.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile". Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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