“Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…”

Semplicemente, donne.

“Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…”

“Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…” di Lodovica San Guedoro

Recensione di Pier Bruno Cosso

Lodovica San Guedoro

Autopsia di un amore. Quando chiudo l’ultima pagina, di questo romanzo scritto da Lodovica San Guedoro, l’ultima di oltre cinquecento, mi sembra di aver assistito all’autopsia di una storia d’amore.

Vedo il lungo racconto disteso inerme sul tavolo di marmo, e la scrittrice/medico legale che lo seziona.

Cervello, pancia, cuore, perfino gli organi sessuali vengono sminuzzati in tutti i dettagli per vedere come è nato, come si è sviluppato, e come è morto. Appunto. O forse non muore, e finisce nel momento più alto. Finisce arrivando in cielo.

Non sto svelando niente. Dalle prime pagine l’autrice, Lodovica San Guedoro, rivela che sta raccontando una storia conclusa.

Conclusa nel tripudio, o nel dolore?

Gioco, passioni. La storia muore. Muore senza che si risolva.

Autopsia, appunto.

Attenzione, non autopsia in senso dissacrante. Al contrario, la grande forza magnetica del romanzo, sta proprio in questo. Gestire storia passata e sensazioni attuali, dolore e speranza.

Raccontare al presente, in prima persona, ma dopo che tutto è consumato. Passato, decaduto, defunto.

E allora riavvolgiamo il film minuto per minuto, giorno per giorno. Riavvolgiamo ed esaminiamo al microscopio ogni millimetro di pelle. È facile stare al gioco. La scrittura di Lodovica San Guedoro è accogliente. Facile esaminare le pulsioni umane per capire come è morto.

Cerchiamo il male, cerchiamo la salvezza. Troviamo un’antitesi irrequieta.

Un gioco di antitesi in ogni pagina: il sottile duello dei protagonisti, le emozioni, e anche i tempi in controcanto.

Tempo remoto e tempo presente si riflettono indisciplinatamente. Un difficile equilibrio dove l’autrice mostra la sua grande potenza espressiva. Con le sue visioni e le sue immagini che si annodano e si sciolgono lungo cinquecento pagine.

A onor del testo va detto che questo libro è stato candidato al Premio Strega 2017. Presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Dacia Maraini.

La struttura è scontata, ma non banale: una donna matura e un uomo giovane si incontrano, si cercano per disperazione, si amano. Lei è scrittrice, impegnata, snob e manipolatrice compulsiva. Lui giovane operaio, che confonde i giornaletti coi libri.

Le premesse sono buone. Si scava nelle caratterizzazioni.

La donna, sole e stelle dalla Sicilia, il giovane, guerra e gelo dalla Bosnia.

Si incontrano per caso in Germania, nel terreno impossibile della razionalità.

Per la donna l’amore è cerebrale, romantico. Per l’uomo si esprime con la fisicità. Ed è subito scontro, contraddizione, dal primo momento, fino all’infinito.

“…vivere, proprio a me, divina iniziazione!; avrei

perso gioco ed azzardo, metamorfosi, ascensioni e trasfigurazioni,

palpiti affrettati del cuore, esclamazioni di rapimento,

trafitture a sangue del cuore, tutto insomma quel cibo

celeste degli amanti. Al solo pensiero, inorridisco e tremo

dal freddo, non sono sulla terra per rinunciare e intristire.”

Romanzo di formazione, si legge nelle note del libro, perché lui dovrebbe apprendere l’educazione sentimentale da lei. E lei, forse, imparare da lui a dar voce ai sensi. Ma è una formazione incompiuta per tutti e due. Fino alla fine? Questo non lo sveliamo per rispetto della storia.

Le pagine vanno avanti così. Promettendo un incontro che fonda gli opposti. Vanno avanti così, a dieci a dieci, a cento a cento, sui binari di un racconto minimalistico.

Lei, Lodovica personaggio, corrisponde perfettamente alla Lodovica autrice. Un po’ disorienta e, certi momenti, temi di sbirciare nelle pagine segrete del diario di un’adolescente.

E invece no, perché la scrittura ha una cifra molto alta.

Le sensazioni e i “come” vengono serviti su un piatto d’argento coi guanti bianchi. Ti basta questo? Sinceramente spesso, ma non sempre.

Però la scrittura è una grande scrittura.

Ricerca stilistica, veri versi, e immagini fatte di parole.

Si vola alto. Ma poi, vuoto d’aria, arriva il primo incontro infuocato dei due amanti:

“Mi rassegnai, aprii le gambe.

E lui, rassicurato, nella convinzione di essere ormai al

traguardo, si dispose a penetrarmi.

Ma aveva fatto male i conti. Non ci riuscì. Il mio muscolo

gli rifiutava l’ingresso, glielo rifiutava con assoluta tranquillità,

determinazione e sovranità. E così a tutti i suoi

successivi, ripetuti tentativi. Si mostrò talmente forte, una

barriera tanto efficace da stupire anche me, che avevo, almeno

a livello della volontà, acconsentito a lasciarmi penetrare,

e da farmi chiedere in seguito come mai potessero

tante donne lasciarsi violentare. Non era, meccanicamente,

possibile. Se ciò, tuttavia, accadeva ugualmente, dovevano

trovarsi quelle donne o sotto una minaccia di violenza fisica

o di morte oppure avere una stima molto bassa di sé e una

soggezione molto forte e atavica al maschio”.

Sinceramente resto interdetto.

Come uomo vorrei precipitarmi tra i manuali di anatomia per verificare questa rivelazione. Ma non avrebbe senso. Resto, penso…

Qui si deve andare oltre le parole per entrare in un mondo parallelo di simbologia.

Cercare di capire come due mondi tanto diversi non possano trovare una “compenetrazione” cerebrale ed emotiva.

Gli opposti si attraggono, ma non si trovano. Forse era questo il senso, il senso della solitudine.

Archivio lo scivolone di questa pagina come funzionale alla simbologia. Lo scontro dovrebbe essere cerebrale, anche se aspro e sgarbato. Ma così fa storcere il naso. Fa male.

 

SINOSSI:

Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…” racconta con un tono sommesso, delicato e poetico, di sorprendente sincerità, una storia d’amore del tutto non convenzionale, nata in autunno tra una scrittrice non più giovane e sposata e un conducente della metropolitana, ancora giovane e sposato, fuggito, ragazzo, dalla Bosnia in guerra. Lei è atea, lui maomettano, lei è colta, lui non lo è, lei è emancipata, lui in bilico tra retaggio e modernità…
Per quanto li accomunino  freschezza di spirito, giocosità e trasgressività vitalistica, per  quanto siano fortemente attratti l’una dall’altro, arrivare a una fusione delle anime, che consenta loro di raggiungere un’unione fisica, si rivela perciò un’avventura molto intricata, un’impresa piena di peripezie, di equivoci, di dolore, di felicità e di colpi di scena.

Felix Krull Editore lo presenta alle edizioni 2017 del Viareggio e dello Strega.

 

https://www.ibs.it/pastor-che-a-notte-ombrosa-libro-guedoro-lodovica-san/e/9783939901204

Titolo: Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…
Autore: Lodovica San Guedoro
Genere: Narrattiva
Editore: Felix Krull Editore
Data edizione: marzo 2017
Pagine: 524

 

 

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