“Quello che rimane” di Paula Fox

“Quello che rimane” di Paula Fox

Recensione di Emma Fenu

rimane

Quello che rimane, considerato uno dei capolavori della letteratura americana contemporanea, è un romanzo di Paula Fox edito nel 1970 e riproposto da Fazi nel 2018.

Il titolo è un’affermazione spezzata.

Una boccata d’aria che non soddisfa i polmoni; un morso di pane che non raggiunge l’affettato; un orgasmo interrotto; un gatto senza coda.

Ed eccoci nell’atmosfera del romanzo, in un susseguirsi di detto e non detto, di frasi brevi e incisive che lasciano crescere la suspance e nutrono un indefinito senso di angoscia.

Quello che rimane è un libro nudo di fronzoli e di parole, che mette a luce corpi imperfetti e fa intuire viscere, ossa, sangue e umori.

Paula Fox ci narra di Sophie e Otto Bentwood una coppia che, varcati i 40 anni, ha raggiunto la stabilità economica ed affettiva, inserendosi nella società borghese della New York della fine degli anni Sessanta.

La stabilità è, però, solo apparente.

I protagonisti, nella routine di una relazione matrimoniale collaudata, nascondono emozioni, pulsioni, segreti.

In una parola, nascondono parole.

Lo scenario storico è ben noto: la rivoluzione di idee scuote le radici di alberi secolari e le fondamenta di monumenti al passato e alle auctoritas.

La guerra del Vietnam; il potere del Queens, la periferia di New york; la liberalizzazione sessuale.

In un Sessantotto da ricordare, nascono emozioni, pulsioni, rivelazioni.

In una parola, nascono parole.
Il motore dell’azione del romanzo è il morso di un gatto randagio che conficca i propri denti sulla mano di Sophie, intenta a offrirgli il latte, contro il volere del marito.

Un evento apparentemente banale che scatenerà una reazione a domino, come il celebre battito di ali farfalla, nella storia di una coppia e nella vita di due entità distinte.

La ferita si gonfia, si arrossa, secerne pus. La paura di aver contratto la rabbia si fa tangibile pagina dopo pagina.

Dio, se ho la rabbia, sono uguale a tutto quello che c’è fuori”, disse ad alta voce, e provò uno straordinario sollievo come se, alla fine, avesse scoperto cos’era che poteva creare un equilibrio fra la tranquilla, piuttosto vuota progressione dei giorni da lei trascorsi in quella casa, e quei presagi che illuminavo l’oscurità ai bordi della sua esistenza.

Ma cosa è davvero la rabbia?

È la follia, è l’istinto, è la ribellione, è la rivoluzione, è il cambiamento.

Il corrispondente del gatto, per Otto, è il socio in affari che tradisce e interrompe una collaborazione di vecchia data.

E c’è una pietra, lanciata contro i vetri di una finestra di una villa, che frantuma il vetro, infrangendo la superficie liscia delle cose in un mosaico di ipotesi.

Stiamo tutti morendo di noia”, stava dicendo la donna. “Questo è il perché della guerra, il perché degli omicidi, il perché del perché. La noia”.

“I giovani stanno morendo di libertà”, disse Otto […].

“I giovani ci salveranno”, disse la donna. “Sono i giovani, grazie a Dio, che è morto, che ci salveranno”.

Quel che rimane ci consegna l’immagine di una società al baratro dell’Apocalisse dove, per riscrivere una nuova Genesi e riappropriasi dell’Eden perduto, è necessario tornare ad essere novelli Adamo e Eva.

Ed è tramite la pulsione sessuale e l’abbandono del Logos imperante che ci si riscopre uomini e donne capaci di uccidere il passato annegandolo nel nero dell’inchiostro e di scrivere una nuova bibbia, dalla b minuscola e senza un Dio degli eserciti.

Con una penna che è una spada di fuoco brandita dall’Arcangelo del futuro, Paula Fox amputa certezze e ci coinvolge in un romanzo dove in ogni frase c’è un segreto.

Quello che rimane della Storia sono le parole.

 

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Sinossi

New York, fine anni Sessanta.

Otto e Sophie Bentwood sono una tranquilla coppia di mezza età, senza figli e senza più molto da dirsi.

Nulla sembra poter scalfire la loro serenità borghese finché, un pomeriggio, l’innocua visita di un gatto randagio increspa le tranquille acque della loro vita.

Contrariamente al parere del marito, Sophie dà del latte al gatto, che la morde procurandole una leggera ferita.

Un incidente all’apparenza insignificante, che però innesca una strana reazione a catena: nell’arco di un weekend, mentre la ferita di Sophie si fa sempre più preoccupante, si succedono una serie di fatti spiacevoli e si dipana quella che minuto dopo minuto, pagina dopo pagina, diventerà per i Bentwood una sorta di piccola e misteriosa tragedia, costringendoli a rimettere in discussione non solo il loro matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza.

Come scrive nell’introduzione Jonathan Franzen, a una prima lettura “Quello che rimane” è un romanzo di suspense, che però si trasforma in altro a ogni successiva lettura, riuscendo sempre a sorprendere il lettore.

Titolo: Quello che rimane
Autore: Paula Fox
Edizione: Fazi, 2013

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile". Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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