“Baccanera” – di Flavia Imperi

Donne. Semplicemente.

“Baccanera” – di Flavia Imperi

Recensione di Serena Savarelli

Baccanera

Cosa accade quando il genere fantasy si combina con quello gotico, erotico e fantastico? Prende vita un’eroina, Baccanera.

“Il mio nome è Liadora. Un nome semplice e dolce, come mia madre voleva che crescessi. La gente del borgo, però, mi ha sempre chiamata Baccanera: la diversa, la figlia della foresta.

Un giorno Wanda, aiutante del vecchio speziale, accoglie nella sua casa una bambina trovata nella foresta.

Condotta nel borgo di Acromonte viene salvata dal rogo, grazie all’indulgenza del Signore della Valle di Tyro, mentre la gente urla:

È un demonio! Guardate che occhi gialli, nessuno li ha così!

         Ha capelli neri, come ali di corvo! Segni mostruosi!

         – Strega, strega!

Acromonte è un borgo ai piedi della foresta, dove la gente ha timore del mondo degli spiriti, delle ire degli antichi dei e sempre pronta a condannare il diverso.

Acromonte. Poche centinaia di anime, arroccate fra un oceano di verde, spaventate dalla loro stessa ombra, mi condannarono a un’esistenza da reietta

Il paesaggio che fa da contorno ricorda il periodo del Medioevo, quando le donne con abilità o caratteristiche speciali erano ritenute streghe, quando le vicende quotidiane di maggior rilievo erano sempre abbracciate dal potere delle erbe, delle pozioni e degli unguenti. In quel periodo storico la diversità terrorizzava e necessitava bruciare le paure nei grandi falò al centro del borgo, mentre le urla della gente si camuffavano con quelle di dolore della persona torturata.

Borghi antichi, manieri, principi e speziali.

Personaggi tipici di una fiaba dove il ricco e potente si mescola alla bravura di chi detiene il sapere antico; dove per governare in pace serve essere accompagnati da chi conosce i segreti della natura, attraverso la quale la prima medicina naturale acquista l’essenza del magico e dell’incanto.

Terreno fertile per malefici e sogni che salvano la vita.

Wanda, aiutante dello speziale Tristano,  è l’unica a insegnare a Baccanera a parlare, a vivere in città, a temere la foresta, luogo di spiriti maligni e streghe, accessibile solo per necessità, per raccogliere legna ed erbe per unguenti e pozioni.

La bambina diversa, attraverso l’accudimento, nella sua quotidianità che la vede umile schiava, dimentica il suo istinto di mordere e lottare, fino all’età di dodici anni, quando Baccanera è richiamata dal suo stesso destino:

la percezione dell’origine è sussulto d’animo che le ricorda l’essenza di sé stessa.

Nonostante tutto, LEI, la Grande Foresta che tutti temevano, mi riempiva i sogni di odori fragranti e colori tanto intensi, che talvolta al risveglio le mura grigie del maniero sembravano irreali. Era così lontana, eppure così vicina, come un secondo cuore che non potevo strapparmi.

[]

Sciolsi i capelli e lasciai che il vento li accarezzasse, mentre una musica dolce emergeva da lontano.

Veniva da Lei.

Aprii le braccia. Sentivo quasi di poter volare. Un canto antico si faceva strada dal profondo dei miei sogni.

Mi avrebbero sentita?

Nel mondo incantato la diversità è sinonimo di creatura magica?

E’ certamente il genere dove la narrazione parte da luoghi immaginari popolati da creature strane e fiabesche, dove i personaggi e gli eroi sono coraggiosi e audaci e dove il mondo magico spazia e dilaga, sorreggendo od ostacolando.

In primo piano, nella Valle di Tryo i valori tradizionali del bene e della vittoria sui malvagi portano giustizia e lealtà.

Accanto al destino promotore delle vicende della protagonista, arriva lui: l’Amore.

Un sentimento che diventa passione dirompente con Keram, prigionia ossessiva con Otala e guida rivelatrice con Dion.

Keram, figlio del Signore della Valle di Tryo, ammaliato dalla diversità di Baccanera, ha il compito di essere per lei difensore, proteggendola da tutti coloro che la reputano mostro e che si approfittano della stessa bellezza che incute loro terrore; il contorno dei personaggi minori continua a vederla come

una schifosa bacca di bosco, velenosa, maledetta come una bacca nera!.

Boccanera è portatrice del marchio di mostruosità e per questo essa stessa si sente schiava della sua sorte: attrae ingiustizia, perfidia e solo l’amore per il suo principe la conduce ai sogni del suo cuore. Keram finirà per essere vittima del medesimo sortilegio che colpirà la ragazza, ma prima di quel momento incarna il primo amore della protagonista e diventa l’artefice di questa storia, dove la magia dei sentimenti si mischia alle morti inspiegabili.

Sognavo Keram, ogni giorno più bello, proprio come nella realtà. Era un sole al suo apice, io una notte senza luna. Di tanto in tanto lo spiavo nella camera da letto, rapita dal suo odore di buono e mi dissetavo di istanti rubati. Poi iniziarono gli strani omicidi.

Baccanera fugge da Acromonte per paura di essere condannata a prescindere delle uccisioni improvvise; nella sua fuga  respira il profumo di libertà solo per pochi istanti, quando, circondata da tanta violenza e morte, viene graziata ancora una volta. Non per volontà umana, ma:

Mi accorsi dei lupi quando ero circondata. Arrivarono silenziosi come un tramonto. [] Grandi tre volte un lupo normale, occhi luminosi come lune, lunghe zanne. Erano il ritratto di un incubo. Spettri silenziosi usciti fuori da qualche storia per spaventare i bambini. Pensai che sarei morta così. Invece si avvicinarono e mi annusarono. Il più grande mi leccò la gamba ormai nera. Poi, come erano arrivati, scomparvero nella foschia, che si alzava gelida a rendere tutto ancora più simile a un sogno. La foresta ghiacciata si riempì di una musica meravigliosa: stavano cantando. Cantavano per me.

In un clima di morte, cadaveri, sangue e uccisioni violente, Keram e Baccanera raggiungono Città Nuova: uno come futuro sposo della principessa Otala, l’altra come speziale al servizio della famiglia reale.

Riuscirà la protagonista a convivere ogni giorno con l’immagine del suo amato che appartiene ad un’altra donna?

Riuscirà Baccanera, nel ruolo di speziale, a rimanere libera di esprimersi?

Otala s’insinua tra i due amanti. Bellissima principessa dai lunghi capelli biondi e dai perfidi occhi di ghiaccio. Emblema del possente maleficio che, ogni notte, si consuma tra passione dirompente e proibita, all’interno di una triade dove il maligno prende il posto dell’amore. All’interno della Stanza Rossa.

Trattenni le lacrime. Avevo ottenuto quello che desideravo di più al mondo. Ma a che prezzo? Sconforto ed euforia combattevano nella mia pancia e nel centro del petto, dove ora l’uno, ora l’altra emergevano vincitori, per poi cadere nell’ombra di un futuro incerto. Il mio. Solo una cosa era sicura: questa storia, per me, sarebbe finita male.

Otala ha potere sulla protagonista attraverso una catena d’oro che allaccia al collo di Baccanera: ammaliatrice di piacere con un mezzo magico che le fa ottenere supremazia e le permette di manovrare gli eventi. L’inizio della guerra di possessioni, corpi nudi intrecciati tra l’aroma del piacere consumato e il sudore mischiato e la manipolazione di due creature innocenti comincia in

quella terribile, meravigliosa prima notte delle nozze di qualcun altro.

Ogni notte c’era una guerra. Una battaglia fatta di carezze e baci proibiti, umori inebrianti, urla, silenzi. Combattevo per Keram, lasciando conquistare alla coppia di sposi territori del mio corpo, del mio cuore, della mia anima, costretta a scendere a patti con un nemico maledettamente eccitante. [] Ero di nuovo schiava.

E’ questa la parte della storia dove erotismo e amore diventano la medesima miscela, dove la parte cosciente dei personaggi si frantuma in un clima irreale, confuso e privo di consapevolezza che può ribaltare la situazione. Ognuno è vittima dell’altro, tutti loro sono perduti: Otala odia e decide di distruggere, Keram ama e possiede ma senza rendersene conto, mentre il suo cuore appassisce e perde vitalità, Baccanera subisce il peso di chi la manovra.

Baccanera è schiava all’interno di una battaglia erotica che di notte la porta a ululare, a non ricordare nulla al suo risveglio, a ritrovarsi piena di ferite profonde da dover curare con unguenti. Una guerra che s’intensifica con la morte del re e con quella misteriosa dei fratelli di Otala, divenuta poi l’unica regina e padrona di tutta la città.

Come in ogni storia di magia, in ogni favola dove il Male vuol sopraffare il Bene, i sogni diventano il mezzo per fortificare l’eroe. Lo spirito del vecchio speziale Tristano di Acromonte avvisa Baccanera del maleficio che avvolge lei, l’amato e tutto il popolo della città; lo fa attraverso un fiore trovato per caso da Lina, aiutante della ragazza:

cinque petali blu come il cielo dopo la pioggia, il centro illuminato da un giallo raggiante.

Successivamente, da un grande libro polveroso emerge a piccoli brandelli la verità: esistono creature magiche, i Tendor,

esseri dalle sembianze umane, dotati di grandi poteri oscuri. [] Tutti diversi, ma uniti da una fame insaziabile e si trasformano in mostri.

E’ nel giorno della verità emersa, quando Baccanera ha paura di essere lei stessa un Tendor, tra confusione, irrealtà e pensieri contrastanti, che la fanciulla si ritrova appesa ad un cornicione dopo aver amato, aver ucciso senza saperlo; Keram, consumato dall’amore per lei, che ha appena posseduto, spera che la ragazza sappia volare,  mentre Baccanera salta frantumandosi su uno scudo d’acqua:

Una goccia cadeva insieme a me. Forse una lacrima del mio amore? Precipitavo nel vuoto insieme a lei, unica testimone della mia morte nell’oscurità. Per pochi istanti mi sembrò di poter volare davvero, libera da tutte le catene della mia breve vita. Quelle invisibili della servitù, che mia madre aveva insegnato alla mia anima; quella dolce con cui Keram teneva in ostaggio il mio cuore; quella dorata che adesso vibrava al mio collo, scossa dal vento. Non importava chi ero stata o cosa. Umana, schiava, mostro, strega, speziale, amante, amica. Sì, amica. Come Lina. Come Tristano. Ero in volo, libera da un futuro di cui dovermi preoccupare. Il mio ultimo pensiero fu per lui.

Nel baratro dove Baccanera è in bilico tra la vita e la morte, compare Dion, cantastorie itinerante, personaggio colmo di mistero che non ama raccontare di sé, ma che cela innumerevoli segreti, anche collegati alla ragazza. Dion porta in salvo Baccanera in una radura nascosta, la cura, la ama, e la conduce verso la rinascita di sé stessa. Ecco di nuovo lo scenario della natura che invia il mezzo di soccorso, che porta a nuova vita, così come succede nell’esistenza reale dove troppo spesso le persone dimenticano di essere circondate da una Terra che nutre e dà la forza vitale. E’ Dion il mentore che conosce l’origine di questa donna, e la vive, con lei, una sera:

…durante una crisi, attaccai Dion. Artigli e zanne crebbero nella penombra e gli saltai addosso affamata del suo corpo. Lui mi bloccò le braccia con una forza che non immaginavo. Lottammo, finché esaurii le energie e mi ritrasformai, urlando dal dolore. Dion mi avvolse nel mantello e mi strinse a sé. Io scalciavo e urlavo, gridando di lasciarmi, finché scoppiai in un pianto disperato. Dion mi baciò sulla fronte e mi sussurrò canzoni di luoghi fioriti, lontani, sulle montagne.

Dion conosce la ragazza, la sua storia, la sua origine, il suo popolo. Per lui è:

la mia ragazza lupo che deve solo liberarsi dall’incantesimo che le è stato fatto

E un giorno Baccanera espelle la maledizione vomitando un

denso liquido dolciastro, di colore nero, mentre la catena dorata si squagliava come neve al sole

per poter, finalmente, essere solo lei, accanto a chi aveva contribuito a risvegliare la sua natura.

Lo abbracciavo, inebriata dal suo odore, così buono. Fra le sue braccia mi sentivo una farfalla, rinata dal bozzolo di ciò che ero.

Baccanera è LIADORA e appartiene alla gente Ookam, i Dionici, popolo selvaggio dal quale proviene anche il nome Dion. Non è, come credeva, un orribile Tendor, razza demoniaca che trama nell’ombra per sconfiggere ogni Dionico. Questo è l’obiettivo di Otala che conosce bene questa guerra e l’alimenta.

Appena conosciuta la verità, Liadora è pronta per seguire Dion, ma un nuovo combattimento separa entrambi: Liadora è di nuovo prigioniera di Otala e Dion con la sua freccia conficcata nella schiena, crolla a terra senza poter far nulla per lei… la sua ragazza lupo che poco prima aveva girato su se stessa sussurrandole:

Guardati, Liadora: tu sei libera. Sei nata libera e puoi fare qualsiasi cosa vuoi. Lascia stare il passato, ora hai tutto il mondo davanti se vuoi.

Davanti al trono reale Liadora sa di trovarsi di fronte ad un re, completamente relitto di se stesso, e ad una regina, Otala, che è, dietro la maschera che indossa,

nere squame e code contorte come viscere disgustose.

In quel luogo, torturata, maledetta, in attesa della sua confessione di essere strega e colpevole della morte dei fratelli della regina, Liadora emerge eroina.

Ecco la vera rinascita: riconoscersi quali siamo e scoprire nelle proprie diversità le risorse per sopravvivere, per semplicemente ESSERE, senza mai più dare agli altri la possibilità di far del male.

Liadora rompe le catene che la tengono prigioniera, urla alla folla che la vera assassina è la stessa regina Otala e ulula richiamando a sé il branco dei lupi che l’avevano salvata nel bosco. Lì tra grida, sangue e morte, Keram torna il re senza incantesimo e porge a Liadora il pugnale di sua madre, rubato, tempo prima, da Eric, suo scudiero. Un pugnale vibrante di magia che porta il vero nome della ragazza: ALENYA.

Lo baciai e presi la mia vera forma: un’enorme lupa nera, dagli occhi luminosi come lune.

Nella battaglia il male viene sconfitto. Liadora e Keram. Di nuovo insieme, di nuovo in una condizione dove lei ha la possibilità di diventare la sua regina. Tuttavia la ragazza sa che può volare perché il suo essere è libero. Nessun vincolo può trattenerla da ciò che è realmente.

La lupa nera corre veloce nella foresta perché sa che deve operare un miracolo.

Ora che so cosa sono, ho capito le mie proprietà curative. E’ come le erbe: devi parlare con il loro spirito per sapere come adoperarle. Bevi. E’ sangue di una creatura magica molto rara sorrisi fra le gocce di sudore.

Dion bevve il sangue caldo direttamente dalla ferita.

Liadora ama ed è libera. Conosce e decide: sceglie la sua via fatta di libertà e della forma che vuole, quella che le permette di lasciare impronte di zampa nel sentiero di montagna, mentre annusa la storia che la sua gente aveva tessuto fra gli odori del bosco.

Il flauto che suona la melodia triste e colma d’amore la saluta, ma Liadora sa che potrebbe raggiungere Dion… un giorno, a Capovento, lo sa e si tocca la pancia.

Il lettore svolta l’ultima pagina e anela sapere se ci sarà un seguito. Ha bisogno ancora di ricevere informazioni dettagliate su questi due popoli fantastici: Tendor e Dionici, mostri e lupi. E’ necessario trovare più descrizioni possibili di questi mondi lontani e incantati: la Valle di Tryo, Acromonte, la Città Nuova e Capovento, perché il lettore possa assaporare il clima medievale che si interseca a quello fantasy.

Il lettore è immerso in un mondo magico dove la passione e l’amore fisico producono azioni e dove la storia passata è il profumo di pagine vecchie del grande libro polveroso.

Chi legge il romanzo diventa personaggio all’interno della guerra invisibile tra creature magiche e, attraverso le pagine che scorrono veloci nella lettura fluida, fa il tifo per la fanciulla dai capelli neri e gli occhi gialli come lune.

La donna lupo, la donna che per tutti è strega ma che, in realtà, incarna il coraggio che spezza le catene e fa spiccare il volo: la donna che sceglie e non rimane perdutamente schiava dell’amore che prova.

Alla fine della storia non resta che sperare che l’autrice, Flavia Imperi, continui a tessere il suo mondo magico e riporti il lettore nella strada di Capovento, in compagnia di un branco di lupi e della loro eroina coraggiosa che ha saputo amare e, per amore, rimanere sé stessa.

 

Sinossi:

ROMANZO BREVE (66 pagine) – FANTASY – C’è una Stanza Rossa dove l’ombra vince sulla luce, tingendo il mondo di lussuria.Catene invisibili legano il cuore e l’anima di Baccanera, giovane serva di Acromonte dall’aspetto insolito e le straordinarie capacità. Trovata da bambina nella Grande Foresta e scampata al rogo, sembra condannata a una vita nelle ombre del castello, fra amori proibiti e strani accadimenti, finché i fili di una guerra dimenticata la porteranno ad affrontare il proprio destino. Eros, inganni e pozioni, alla scoperta di un misterioso potere.

Nata nel 1983 a Roma e cresciuta nei magici Castelli Romani, Flavia Imperi è amante del fantastico in tutte le sue diramazioni, dalla letteratura ai giochi di ruolo. Diplomata in arte, Laureata in Lingue e Civiltà Orientali all’università “La Sapienza”, attualmente collabora con numerosi progetti culturali sul territorio, cura la sezione fantasy dell’associazione culturale Accademia Medioevo e fa parte della redazione di Nero Cafè. Dopo aver frequentato corsi sulla scrittura creativa con Franco Forte e Andrea Franco, ha partecipato con successo a concorsi letterari minori. Autrice di numerosi racconti brevi, esordisce con Delos Digital.

Dettagli prodotto
  • Formato: Formato Kindle
  • Lunghezza stampa: 95
  • Editore: Delos Digital (24 novembre 2015)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano

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