“Nient’altro al mondo” di Laura Marinetti e Manuela Perugini

 

“Nient’altro al mondo”

di Laura Marinetti e Manuela Perugini

Recensione di Emma Fenu

mondo

 

Nient’altro al mondo è un romanzo scritto a quattro mani da Laura Marinetti e Manuela Perugini, amiche di vecchia data, e edito da Garzanti nel 2018.

 

“Non c’è niente al mondo

 

Che valga un secondo

 

Vissuto accanto a te, che valga un gesto tuo,

 

O un tuo movimento,

 

Perché niente al mondo

 

Mi ha mai dato tanto

 

Da emozionarmi come quando siamo noi,

 

Nient’altro che noi.”

 

Nient’altro che noi, Max Pezzali

 

 

Leggendo la storia una e duplice di Alma e Maria, due quarantenni amiche dai tempi del liceo alle prese con il profilo scuro della maternità e con l’ombra di un pancione che si staglia su un passato da ragazzine, non ho potuto non sentire danzare nella memoria le note di un motivo datato 1999.

Un motivo di un altro secolo, di un’altra epoca, di un’altra storia.

Sono coetanea delle protagoniste del romanzo e sono convinta che anche loro, fatte non solo di carta e inchiostro, abbiano ascoltato la canzone di Max Pezzali, comprendendone inizialmente un significato unico, ossia una dolce e appassionata dichiarazione d’amore erotico.

Ma oggi, in un altro secolo, in un’altra epoca per me e per l’umanità, in un’altra storia di eventi e parole, vi percepisco altri sentimenti incastrati nella rete del ricordo, fra conchiglie, sabbia, libri di latino e smalto azzurro.

Come Alma e Maria conosco l’amicizia profonda, quella che lega, unisce, lenisce e ferisce; quella che crea, distrugge e ricostruisce; quella che è unica, imperfetta e nostra.
Quella che ci fa sentire come se non ci fosse nient’altro al mondo.

E come Alma e Maria so di essere fatta di argilla.

Sono forte e duttile. Sono donna e, quindi, resiliente.

Sono un’artista che edifica cattedrali nel deserto e scolpisce Cristi a braccia aperte nel fondo del mare.

Sono una Dea Madre che plasma con mani e cuore la materia di cui l’argilla è metafora: il sogno.

 

“Potrei stare ore e ore qui

ad accarezzare

la tua bocca ed i tuoi zigomi

senza mai parlare,

senz’ascoltare altro nient’altro che

il tuo respiro crescere,

senza sentire altro che noi

nient’altro che noi.

Potrei star fermo immobile

solo con te addosso

a guardare le tue palpebre

chiudersi ad ogni passo.”

Nient’altro che noi, Max Pezzali

Solo ad un compagno possono essere dedicati questi versi?

No.

Possono essere parole per un figlio.

Parole per un embrione dal bozzolo inviolato, destinato a non rompere la seta con l’impeto del volo.

Parole per un neonato che lotta, tendendo allo spasmo il filo della vita e facendo camminare tutti sospesi fra ciò che è giusto e ciò che accade, a dispetto dei meriti.

Mentre Maria è inghiottita nel buio della maternità negata, Alma concepisce, partorisce e affronta le prove più dure del percorso della genitorialità.
Apparentemente divise da un destino che lancia i dadi come frecce, ferendo le viscere, le due donne sapranno essere sempre e comunque amiche e complici.

Lo stile delle autrici, pur accattivante e di immediato coinvolgimento emotivo, segue il percorso di una spirale che, attraverso il flusso amniotico della coscienza e dell’utero, fa spuntare fiori profumati sul terreno bianco del foglio immacolato.

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Sinossi

La vita, a volte, mette davanti allo stesso istante.

E così per Alma e Maria che scoprono di essere in attesa di un figlio a pochi mesi di distanza l’una dall’altra.

Sono in momenti diversi della loro esistenza, eppure d’un tratto così simili.

Ed è sempre stato così per loro due: amiche dai banchi del liceo non c’è pianto che non sia stato consolato o risata che non abbia avuto la sua eco.

Nonostante la distanza e nonostante le curve del destino.

Ma ora è arrivata la notizia che cambia tutto. Quella notizia che riempie di paura e di emozione.

Le loro strade, però, si dividono presto: il sogno di Alma continua mese dopo mese, mentre quello di Maria si spezza in una fredda giornata d’inverno.

Ed è allora che l’amicizia che le lega deve stringere i fili della sua rete.

È allora che ognuna di loro deve trovare la forza di dare spazio all’altra, superando il proprio dolore o la propria gioia.

Perché dolore e gioia possono confondersi, scambiarsi, sorprendere.

Perché si è fragili e forti nello stesso tempo, come l’argilla.

Alma e Maria scoprono che dire tutto quello che c’è in fondo al cuore spesso è un’impresa difficile.

Ma non è così se abbiamo accanto chi sa ascoltare.

Chi ci fa sentire come se non ci fosse nient’altro al mondo.

Alma e Maria vivono sulla loro pelle che la maternità è un viaggio fuori e dentro di sé.

Qualunque sia il suo esito.

Perché si può essere madri in mille infiniti modi.

Si può essere amiche in mille infiniti modi.

Si può essere donne in mille infiniti modi.

Titolo: Nient’altro al mondo
Autori: da Laura Marinetti, Manuela Perugini
Edizione: Garzanti, 2018

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile". Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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