“Una storia d’altri tempi” di Annalisa Allegri

Semplicemente, donne.

“Una storia d’altri tempi” di Annalisa Allegri

“Una storia d’altri tempi” di Annalisa Allegri

I lunghi capelli biondi svolazzavano sul suo viso, mossi dalla tenue brezza primaverile, mentre un tramonto infuocato colorava di tutte le sfumature del rosso e dell’arancione il cielo.

Un’esplosione di tinte dai toni caldi riempiva gli occhi di Catia, che si beava di quella meraviglia seduta sul davanzale della sua camera. Il profumo delicato delle violette dell’aiuola, che coltivava con tanto amore, saliva fino alle sue narici come fosse un balsamo ristoratore.

Lo sguardo vagava lontano, fino a raggiungere l’estremità della valle, dove troneggiava il suo albero, quell’albero dove tante volte aveva trovato riparo nelle afose giornate estive.
L’ondeggiamento di quella chioma verde le dava serenità e leniva le fatiche della giornata.
Sì, la giornata non era stata delle migliori.

Il datore di lavoro, il malefico aguzzino, era tornato di malumore dal suo viaggio in Germania. Era andato a trovare il figlio Luca, nella speranza di riportarlo a casa a fare il suo dovere: sposare Sandra e prendere il posto che gli competeva alla guida della fabbrica.

A giudicare dalla sua irritabilità i programmi erano saltati.
Luca: alto, moro, occhi dell’azzurro del mare, due labbra piene, ben disegnate chev si piegavano nel più luminoso dei sorrisi si potesse immaginare.

Una luce che si irradiava a tutto il viso, raggiungendo il culmine in quello sguardo profondo e coinvolgente che ti abbracciava, accarezzava e coccolava, conquistandoti senza via di scampo.

Catia si era abbandonata a quello sguardo e a quelle labbra.

Si erano amati di un amore vero, puro, intenso e totalizzante: l’incarnazione stessa del sentimento.
Era cominciato tutto lì, sotto il suo albero, dove una sera d’estate, appena quindicenni, le loro labbra si erano sfiorate timidamente cercando il consenso dell’altro.

Seguirono i sospiri e i palpiti delle prime carezze proibite; seguirono la passione e le promesse di amore eterno; seguirono i progetti di una vita in comune.
Arrivò, però, quella terribile sera in cui i sogni vennero lacerati con gli artigli dell’odio, lasciando delle cicatrici così profonde che, ancora oggi, dopo dieci anni, bruciavano di dolore vivo.

Lo stesso dolore, sordo e martellante, che logorava il petto di Catia ogni qualvolta pensava a quella sera.

Quelle parole odiose le risuonavano nelle orecchie come se le ascoltasse per la prima volta: “Non ti amo più. È finita, devo partire per costruire il mio futuro e tu sei d’intralcio”.

Lei cadde in ginocchio, incredula lo guardava allontanarsi, completamente incapace di capire cosa fosse successo. Restò immobile fino a quando le lacrime uscirono copiose senza contegno, inondando i suoi occhi e il suo viso.

Un altro volto era devastato dal dolore: quello di Luca.

Dietro le lacrime, però, saettavano scintille d’odio per quell’uomo, suo padre, che l’aveva costretto a ferire la sola persona che amava al mondo.

“Questa storia deve finire! Ormai hai vent’anni. Non puoi stare con la figlia di un nostro operaio, noi siamo i signori di questo paese, tu sposerai Sandra.

Le nostre famiglie unite avranno un potere incontrastato. Se non lasci la biondina, licenzio il padre e farò in modo che nessuno lo assuma.

Ridurrò quella famiglia alla fame, li perseguiterò finché avrò vita. Domani parti e vai a studiare in Germania”.

Partì con il cuore in gola, i sogni devastati e nessun futuro davanti a lui.

Gli anni passarono per entrambi in una sorta di intorbidimento emotivo, nell’incapacità di provare anche solo affetto per un’altra persona.

Luca, senza entusiasmo e convinzione, si era laureato in ingegneria e aveva cercato di farsi una vita a Berlino. L’idea di ritornare al suo paese non era concepibile, non sarebbe sopravvissuto al dolore di vederla nelle braccia di un altro.

Eh già, l’aguzzino aveva tessuto la rete della menzogna, gli aveva raccontato che la biondina non aveva perso tempo, aveva trovato un altro pollo da spennare poco dopo la sua partenza e progettava il matrimonio. No, decisamente non poteva rivederla!
Ma la vita purtroppo, o per fortuna, non segue sempre il corso che decidiamo di darle.
Un’importante acquisizione in Italia richiedeva la presenza di uno specialista madrelingua: chi meglio di Luca?

Si era detto che, in fin dei conti, ci sarebbero stati 200 km a separarli, non c’era nessuna possibilità che si incontrassero e certamente lui non sarebbe mai andato a casa. Ma doveva vederla! Anche solo per un secondo.
Forse, se l’avesse vista felice, si sarebbe rassegnato e avrebbe voltato pagina. Seguì l’impulso del momento. Salì in macchina e iniziò a guidare.

Ad ogni km percorso l’ansia e l’aspettativa aumentavano, delle dita immaginarie iniziarono a tamburellare sul suo cuore prima delicatamente, poi sempre più veloci e insistenti tanto da mozzare il respiro.

Lentamente camminava tra le stradine del paese. Nulla era cambiato, era come se fosse rimasto sospeso in una bolla di vetro al di fuori della dimensione temporale, dove tutto era rimasto immobile in attesa del suo ritorno.
Senza neanche accorgersene, le gambe lo portarono all’albero.

Quella notte, Catia non riusciva a dormire. Il chiarore della luna piena la distraeva, ma non poteva chiudere la finestra. Amava l’odore della notte e il fresco sulla pelle nuda; le ricordavano sensazioni perse in un’epoca lontana.

Le immagini del passato presero il sopravvento e quella volta, come non succedeva da anni, decise di abbandonarsi alle emozioni.

Uscì in giardino e, come attratta da una forza magnetica, si diresse all’albero. Il ritmo del suo cuore aumentava ad ogni passo, una sorta di frenesia la pervadeva: doveva andare fin laggiù.

Si ritrovarono faccia a faccia; gli occhi negli occhi. Era più bello che mai.

Gli anni avevano donato al suo volto una durezza affascinante, ma lo sguardo era dolce, sensuale e caldo come lo ricordava. In un momento il tempo si annullò.

Il dolore di quegli anni svanì, le domande non avevano più bisogno di risposte: le verità non dette si sostituirono alle menzogne senza bisogno di parole.

Le mani si trovarono, il desiderio e la passione presero il sopravvento lì dove tutto era cominciato.

Il sole li ritrovò insieme, felici e sorridenti.

Non sapevano ancora dove sarebbero andati e cosa avrebbero fatto, ma una cosa era sicura: qualsiasi strada avrebbero preso, l’avrebbero percorsa insieme.

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