“La valigia di Hana” di Karen Levine

Pubblicato da Lisa Molaro il

“La valigia di Hana” di Karen Levine

Recensione di Lisa Molaro

La valigia di Hana

Karen Levine, autrice di “La valigia di Hana“, è una produttrice e scrittrice documentarista radiofonica.

Da Wikipedia scopro che prima di essere un romanzo, basato su storia vera, “era un documentario radiofonico “Hana” che  ha vinto una medaglia d’oro al New York International Radio Festival. Nel 2002, l’autrice ha pubblicato un libro basato su quel documentario Hana’s Suitcase: A True Story. Un best-seller internazionale, il libro ha ricevuto il Sydney Taylor Book Award per i lettori più grandi,  il premio Libro dell’Anno per i bambini dell’Associazione libraria canadese , il PremioFlora Stieglitz Straus e il Premio commemorativo Isaac Frischwasser nella letteratura per bambini . È apparso nelle liste brevi per il Norma Fleck Award e il Governor General’s Award per la letteratura per bambini in lingua inglese . Il libro è stato adattato in un’opera teatrale di Emil Sher e nel documentario del 2009 Inside Hana’s Suitcase .”

L’edizione della Rizzoli che ho appena terminato di leggere, è integrata con la versione teatrale di Emil Sher.

Poco meno di 250 pagine, tra teatro e documento, narrazione e scena.

“Disegnato con la vernice bianca su un lato della valigia c’è un nome: Hana Brady. C’è anche una data di nascita, 16 maggio 1931, e un’altra parola, Waisenkind. é una parola tedesca e significa “orfana”. I bambini che guardano la valigia sanno che arriva da Auscwitz. Ma chi era Hana Brady? Da dove veniva? Che cosa le è successo?”

Ma chi sono i bambini che pongono a Fumiko queste domande? Dove si trovano? Quando?

Fumiko è la giovane curatrice del Museo sull’Olocausto che si propone di far conoscere l’orrida pagina di storia mondiale ai bambini giapponesi.

Bambini che si vedono portare dinanzi agli occhi una valigia imbrattata con una scritta bianca; poche cose all’interno, oggetti che hanno attraversato gli anni, in silenzio, senza rumore.

Siamo nel 2000, siamo in Giappone, ma i bambini di tutto il mondo e di tutte le etnie, apprendono attraverso i sentimenti, ascoltando con il cuore le storie che vengono loro raccontate.

Fumiko Ishioka questo lo sa.

Inizia così un percorso a ritroso verso un nome che non ha volto.

Hana… chi era? Chiedono le voci tenere… e la risposta andrà cercata nella Storia.

Di museo in museo, attraverso telefonate, voli aerei, Praga, Canada, Giappone.

All’interno del libro l’autrice, documentarista eccezionale, ha allegato molte foto e disegni infantili,firmati Hana Brady.

 

Hana è una bambina.

Hana

Hana ha un fratello con cui  bisticcia quando non scherza gioiosamente. è una bambina normale e benestante che abita al centro della Cecoslovacchia, in una cittadina chiamata Nove Mesto. Ha un cappottino rosso con le maniche bordate di pelliccia bianca, ama pattinare, ridere e giocare con suo fratello, di tre anni più grande di lei. Fa spesso la coda di cavallo.

“Hana aveva i capelli biondi, gli occhi azzurri e un visino tondo molto grazioso. Di tanto in tanto si azzuffava con George, al solo scopo di mettere in mostra i muscoli. (…) Ma il più delle volte i due fratelli giocavano e si divertivano insieme. Durante l’estate, nel ruscello dietro casa, facevano finta di essere nella marina. Si arrampicavano dentro una vecchia tinozza di legno e solcavano le acque finché uno dei due non toglieva il tappo al centro e cominciavano ad affondare, ridendo e schizzandosi a vicenda.”

Amava avere amici e ne aveva pure molti.

Poi, però, arrivò la stella gialla da appuntare al petto.

Hana è ebrea.

Avanti e indietro nel tempo, passato e presente, tra ricerche contemporanee e ricostruzione narrativa fatta attraverso i reperti e le testimonianze di chi è sopravvissuto… perché sì, una persona della famiglia è ancora in vita e abita in Canada.

Pagine che si leggono in una manciata di ore, con lo stomaco stretto in una morsa che non lascia tregua.

Questo libro è stato scritto per i bambini (ma il linguaggio non è infantile e la struttura non è banale) ma credo che tutti debbano leggerlo, come gli altri che trattano le atrocità dell’Olocausto, perché si legge per divertirsi, per trascorrere le ore, per vivere le vite di altri in luoghi diversi dal proprio, si legge per studio… ma si deve leggere, anche,

per non dimenticare, per tenere in vita chi la vita ha abbandonato per strada!

Hana guarda il cielo, infinito, si immagina libera e si disegna durante un picnic sulla spiaggia, assieme alla famiglia.

Non servono molte parole.

Serve non dimenticare e ragionare sugli orrori del passato!

“L’opera teatrale è punteggiata di riferimenti a Figure senza nome, personaggi fantasma vestiti con abiti senza colore e maschere intere che non rivelano emozioni. Le Figure sono anonime e sono state private di dettagli per rispecchiare le vittime della guerra: alle vittime viene negata l’identità mentre i perpetratori perdono la propria umanità.”

Lisa.

Titolo: La valigia di Hana
Autore: karen Levine
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (15 gennaio 2015)
Traduzione: Roberta Garbarini
Con la versione teatrale di Emil Sher
Traduzione del testo teatrale: Anna Donato

Sinossi:

Nel marzo del 2000 una vecchia valigia arriva nel piccolo museo dell’Olocausto di Tokyo, in Giappone. Sopra qualcuno ha scritto con della vernice bianca: Hana Brady, 16 maggio 1931, orfana. Chi era Hana? E che cosa le è successo? Fumiko Ishioka, la curatrice del museo, parte per l’Europa, destinazione Praga, sulle tracce di una bambina di tanti anni fa, che possedeva una valigia che è finita ad Auschwitz. Età di lettura: dai 10 anni in su.


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