“La favola dopo Esopo” di Mirella Morelli

Favola sarà lei! – Parte seconda

“La favola dopo Esopo”

di Mirella Morelli

 

Chiunque abbia voglia di comprendere il percorso storico delle favole, trova nell’Enciclopedia Treccani Online una fonte preziosa.

In particolare per capire cosa accade alle favole dopo la loro potremmo chiamarla “invenzione”, e dopo la loro divulgazione… Insomma, dopo Esopo!

Perchè è inutile discutere: troppi secoli sono passati, ma dire favola ancor oggi equivale a dire Esopo, tutt’al più Fedro.

La preziosa fonte enciclopedica Treccani ci ragguaglia minuziosamente e ci dice che le favole esopica e fedriana scavalcano il tempo, si arricchiscono di nuove tradizioni e si tramandano più oralmente che non attraverso la scrittura giungendo, solo in parte mutate, fino al Medioevo.

Eh, sì: il Medioevo è un periodo fecondo e positivo per quei racconti che hanno come protagonisti gli animali, le loro gesta ma soprattutto un contenuto dall’intento edificante, il cui succo sia riposto nella morale – esplicita o sottintesa non importa.

La silloge di favole più celebre in epoca medievale non è in versi, è in prosa e si intitola Romulus; in essa ritroviamo le favole di Fedro, appena modificate ma attribuite a un autore latino di nome Romolo.

Un po’ ovunque fioriscono raccolte: in Francia, in Italia… Sono in lingua francese o italiana, e rispecchiano i valori delle nuove realtà sociali dominanti alla fine del medioevo: i mercanti, e gli ordini mendicanti. Ma soprattutto sono in lingua volgare.

Il punto focale dei cambiamenti occorsi alla favola nel corso dei secoli è proprio questo.

La lingua volgare rappresenta l’evoluzione stilistica dei tempi, da cui la favola non è immune bensì ampia testimonianza.

Il passo dal latino alla lingua volgare è importante perché indica che ci si rivolge e avvicina alle masse, e così il cerchio va a chiudersi: le favole nate nei secoli avanti Cristo dagli schiavi e dagli oppressi, poi tramandate oralmente di padre in figlio, di bocca in bocca tra la gente del popolo per essere raccolte e trascritte in greco, o in latino da qualche erudito… quelle stesse favole ora finalmente tornano al popolo, trascritte in lingua volgare.

Dal XII secolo, nel Basso Medioevo, questa raccolta nota con il nome di Romulus, e contenente circa sessanta favole, diffonde ulteriormente le favole esopiche con integrazioni sia narrative che etiche: si aggiungono elementi nuovi perché nuovi sono i tempi e la morale; si rendono originali quelle storie provenienti dall’antichità e dall’Oriente.

I più credono siano state appena scritte.

Dunque, a seconda del luogo e del tempo, i favolisti dell’Età di Mezzo rinnovano in modo assolutamente personale le favole classiche, mischiandole con le versioni orali delle storie che ascoltano: la miscela così ottenuta è originale, locale e sempre popolare.

I maggiori depositari di questa conoscenza della favola saranno i chierici; i maggiori centri di diffusione saranno la Francia del nord, l’Inghilterra e la Germania; il periodo, tra il XII e il XIV secolo.

Un tipo nuovo e quasi a sé stante, anche se intessuto di elementi esopiani e orientali, sarà l’epopea animalesca, che in vario modo e con una propria originalità si ispira ai due animali classici: la volpe, e il lupo.

Il Quattrocento è invece un secolo che non ama molto la favola moralizzante.

Al contrario il Cinquecento la rinnova e la diffonde: molti francesi e spagnoli seguono la linea esopico-fedriana, e perfino Lutero in Germania loda altamente Esopo e la favola, che a suo dire ha la peculiare caratteristica di vestire la verità “sotto un piacevole colore di menzogna”.

Il periodo barocco si interessa assai poco alla favola, tanto che il Vossio la ritiene “adatta solo ai ragazzi, alle animae vulgares e agli ingenia rudia”.

Ma eccoci finalmente al 1668, in Francia: il La Fontaine comincia a pubblicare le sue Fables!

Egli riprende dal genere esopico leggerezza e arguzia, allegria e costruzione metaforica.

Si tratta una volta di più della vecchia tradizione favolistica, ma nessuno l’aveva mai fatta propria con tanta attrattiva, con tanta soavità o leggerezza, con tanto scherzoso senno.

E, valore aggiunto, con una ispirazione psicologica assolutamente accattivante, tanto che si arriva a parlare di un vero e personale “lirismo” del La Fontaine.

Con l’arguzia ironica che lo caratterizza, mista alla delicatezza in cui comunque si nota una eco libertina, il La Fontaine funge da precursore.

E così, per quasi un secolo, favole seguono a favole, sia in Francia che in Germania come in Inghilterra, in Italia e in Russia, e i trattatisti se ne occupano con coinvolgimento, insistendo sull’aspetto pedagogico e morale.

Cominciano a circolare in Europa raccolte di favole, stavolta del tutto nuove, spesso di autori anonimi.

Perché l’anonimato? C’è da vergognarsi a scrivere favole?

Ce lo chiediamo, rimandando per ora la risposta.

Giungiamo così al Razionalismo illuministico.

Questi si appropria di un genere letterario nato in periodi di fervente fantasia, ma lo farà divenire un puro veicolo di insegnamento morale.

L’Illuminismo razionalista, insomma, priva la favola della peculiare componente giocosa e fantastica.

L’atteggiamento dei critici illuministi sarà alquanto contraddittorio.

E se il Gottsched pone addirittura la favola nel punto focale della poetica (la favola – diceva – “è veramente l’origine e l’anima di tutta la poesia”), l’idea prevalente che l’intellettuale razionalista ha della favola può essere riassunta dalle parole del Lessing nell’ Abhandlungen (1759), basate sopra un esame sia storico che critico delle dottrine e delle forme di questo genere letterario:

“Se riconduciamo una massima generale a un caso particolare, e diamo realtà a questo caso particolare traendone una storia nella quale intuitivamente riconosciamo la massima generale, questa invenzione è una favola”.

Insomma, una considerazione personale che peserà a lungo su favole e favolisti, assegnandole connotati di genericità e forse di superficialità che ancora oggi stentano a scomparire.

Tuttavia gli scrittori di favole non demordono: l’aspetto leggiadro e la gradevolezza proprie di una parte del Settecento, lo spirito lafontaineiano si ritrovano nelle favole di C. F. Gellert, di gran successo, e in quelle di F. Nagedorn, ma sono ritenute più storie e piccole novelle che favole nel senso rigoroso e tradizionale (di rado vi intervengono gli animali, pur contenendo una delicata morale).

Tra gli altri ricordiamo sul finire del secolo Diciottesimo, A. Bertola con Favole (1785), autore anche di un Saggio sopra la favola .

A chiarimento di quanto detto finora, la sinossi del libro:

“Mai ristampate in edizione moderna, le Favole di Aurelio De’ Giorgi Bertola (1753–1798) rappresentano un momento particolarmente felice nell’opera dell’autore che, già apprezzato come poeta e prosatore, divenne un punto di riferimento essenziale per i favolisti successivi in virtù del teorico Saggio sopra la favola, uno scritto sul genere esopico che ben si inseriva nel filone europeo delle discussioni settecentesche in tema.

Alle idee espressevi si attengono le composizioni qui riproposte che, graziose, piacevoli, di facile lettura anche se dense di spunti satirici, realizzano, con brevi e a volte brevissime esemplificazioni, la vena zoomorfa dell’autore mostrandosi contemporaneamente in perfetto equilibrio stilistico con il “buon gusto” estetico dell’epoca spesso conformato (specie nel caso della favola) al principio oraziano dell’“utile dulci”.”

(Aracne Editrice, pag 232, giugno 2007)

Il Settecento, nonostante il parere negativo di molti critici illuministi, è stato veramente l’età d’oro della favolistica in Europa.

Oltre alla Germania e alla Francia, che ne rimangono il fulcro, l’Inghilterra annovera favolisti, del calibro di J. Gay, le cui Fables (1727,1738) scritte con minuzia, si diffondono anche in Italia.

Non manca la Spagna, con T. de Yriarte e le sue Fábulas Literarias, o la Svezia con il letterato G. F. Gyllenborg, che scrive ben quattro libri di favole di tipo esopiano e lafontainiano.

Da ricordare la Russia, in cui i favolisti furono una miriade e tra i quali emergono A. P. Sumarokov, J. J. Chemnitzer, A. E. Izmajlov e J. J. Dmitriev (“il La Fontaine russo” come fu definito).

Le più belle fra le russe sono considerate tuttavia le quasi 200 favole di I. A. Krylov…ma siamo già fra il 1805 e il 1835, in epoca moderna, e di questo tratteremo successivamente e con ampio spazio.

In Italia la favola intesa come versi e non prosa – didascalica, caricaturale – si diffonde piuttosto in ritardo, quasi come un’eco dell’Illuminismo, ossia tra il 1780 e il 1810 circa: L. Pignotti scrive favole e novelle con punte satiriche contro i preti, in un disinvolto gergo toscano, e T. Crudeli traduce in modo piuttosto personale il La Fontaine.

Il tramonto dell’Illuminismo porta con sé la fine del gusto per la favola, che viene confinata nei libri di lettura per le scuole elementari, nel proverbio, nei detti popolari o, tutt’al più, nella satira fine a se stessa.

Ad Hamann e ad Herder non piacciono le favole del Lessing, poiché amanti di un genere più narrativo, e se essi s’interessano alla favola è perché, risalendone all’origine, vi trovano un genere di umanità primitiva, come nell’epica; il Novalis o il Nietzsche osservano anch’essi la tradizione esopiana, ma ne rilevano, così come il Vico, l’intellettualismo e l’artificiosità.

Lessing è l’ultimo grande favolista della tradizione esopiana, e Goethe l’ultimo dei poeti che abbia ripreso l’epopea animalesca. Da qui in poi, il gusto e l’estetica romantica gettano discredito su tali forme di letteratura.

Fermiamoci qui, anzi, facciamo un piccolo passo indietroe torniamo su una considerazione di peculiare importanza: molti favolisti scrivono nell’anonimato.

Appare ovvio che scrivere favole non sia edificante per un letterato del periodo.

Tuttavia uno scrittore importante come Goethe decide, all’improvviso, di scrivere una favola.

Egli è un romanziere, non un favolista.

Egli è un romanziere di successo.

Ma scrive una favola, bella ed ermetica: “La favola del serpente verde e della bella Lilia”.

Perchè?

Link utili:
http://www.culturalfemminile.com/2018/03/10/le-origini-delle-favole-di-mirella-morelli/

https://sellerio.it/it/catalogo/Favole-Tre-Libri/Ephraim-Lessing/982

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