“Lei” – di Mariapia Veladiano

Donne. Semplicemente.

“Lei” – di Mariapia Veladiano

Recensione di Lisa Molaro

Lei

Giunta all’ultima pagina di Lei” – pubblicato nel 2017 da Ugo Guanda Editore, di Mariapia Veladiano  – mi è venuto naturale chiudere il libro tra i palmi delle mie mani, quasi fosse un gesto di preghiera.

Un respiro, silenzio, riflessione… sopra la mia testa, un cielo infinito, sotto le piante dei piedi, altrettanta sconfinata superficie.

Chi è Lei?

Lei è Maria di Nazareth, la madre di Gesù, ma se credete che si tratti di un libro in cui la fede e la teologia grondino attraverso parole d’inchiostro, vi sbagliate!

Maria Veladiano, laureata in filosofia e in teologia, attraverso queste pagine dà voce a una giovanissima donna, Maria, che quando il vento inizia a farsi forte si ritrova abbandonata dentro un abbraccio angelico e sente la propria voce pronunciare una piccolissima sillaba di fiducia: “SI”.

Maria è la moglie di un falegname timido e taciturno, buono e compassionevole, Giuseppe.

Giuseppe colpisce i chiodi nel legno di ulivo, costruisce letti per amori duraturi che riescano a non cedere al tempo che scorre, Giuseppe.

Maria si fa madre, il suo ventre si fa giara, portatrice di vita.

Durante il parto, quando l’angelo le suggerisce di chiudere gli occhi così che lui possa lenirle il dolore, lei rifiuta. Ha paura, teme che gli angeli possano portarle via il frutto di quel “eccomi“.

Dalla prima carezza d’ala all’eternità, Maria è una mamma che ha paura di veder crescere il proprio figlio, perché sa senza sapere.

«Sono stata scritta da uomini e donne di ogni tempo. Mi hanno vista bambina, signora, gran dama, regina spaventata, incantata, sgomenta, solenne, vestita di perle e di sacco. Sono stata di tutti come l’aria che si respira, l’acqua che dà vita, l’abbraccio di cui si ha bisogno. Sarò di tutti ancora e per sempre, sono madre e non c’è fine al desiderio di essere figli.»

Maria fa il pane ogni giorno e riscalda l’impasto tenendolo sul grembo, cibo per l’anima e nutrimento per il corpo materiale. La fornarina di Nazareth si siede sul ciglio della strada ogni giorno a offrire pezzetti di pane agli affamati.

… dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano

Per trent’anni Gesù ha visto sua madre preparare questo cibo e Maria, quando saprà che suo figlio, durante l’ultima cena, ha spezzato il pane per tutti, amici e nemici, ha avuto la conferma di essere stata con lui anche se fisicamente non c’era.

Lei è una donna che gioisce nel vedere il proprio bambino disegnare, felice, sulla sabbia.

Lei è una donna che affida il proprio cuore a suo marito, Giuseppe, e la loro unione è il bastone che li sorregge reciprocamente negli attimi in cui la paura per l’ignoto fa vacillare le gambe.

Sacra familia, Maria, Giuseppe, Gesù

Quadro “Sacra Famiglia col cagnolino” (1650 circa) di Bartolomé Esteban Murillo

Lei è una donna retta, pura, immacolata, una giovane madre che insegna la bontà e la fratellanza al proprio figlio unico.

Lei è una donna che sa di aver generato un bambino speciale eppure, ciò che vorrebbe, sarebbe un sereno, magari banale, quotidiano fatto di assenza di incognite. Niente farisei alle porte, niente domande, niente irruzioni in casa, durante la notte, per cercare il suo amato figlio, il Messia.

«Provate a consolarvi con questo figlio sulle strade, a non sapere dove dorme, con chi, se mangia, chi gli dà da mangiare, quali sono i suoi amici, aver paura di saperlo, a parlare di Dio, sì.

Ma anche i matti parlano di Dio.

Donna della consolazione e chi mi consola? Mi consolo consolando, regalo forza che non ho.»

Come può una Madre vivere in questo stato di angoscia fin dal primo bagliore di luce divina? Qual è la madre che desidera un figlio che si espone a tutti i giudizi della gente, che sfida con le mani alzate il pregiudizio?

Le vesti si coprono di polvere, lacrime salate si mescolano alla sabbia… terra alla terra.

«Era lui, mio figlio che crocifiggevano davanti a me statua già di pietra e dolore pronta a decorare le chiese. Qualcuno dica come si può sopravvivere a un figlio che muore.»

“La Pietà” di Michelangelo Buonarroti, 1497-1499, Basilica di San Pietro in Vaticano, Città del Vaticano.

Mariapia Veladiano, con parole liriche che si appoggiano le une alle altre come fossero petali delicati di rosa, mi ha tratteggiato una madre terrena, umana… ed è per questo che questo romanzo è per tutti, persone di fede e non, perché se non tutte siamo madri… tutti siamo figli.

 

 

Sinossi:

Cosa c’è di divino nell’essere giovane madre di un figlio arrivato per grazia o per caso? Ci si augura per lui una vita buona: che non incontri il male, che il mondo lo accolga o almeno lo lasci in pace. È la storia umanissima di Maria, madre di Dio bambino, la stessa di ogni madre per cui il proprio bambino è Dio, vita che si consegna fragilissima e si promette eterna. Ma il figlio di Maria è troppo speciale perché la storia sia solo questa e infatti sarà altra, raccontata per generazioni in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze. Qui parla Maria. Accanto a lei Giuseppe, padre che ha detto sì senza comprendere, senza nemmeno pronunciare questo sì, costruttore di un progetto di vita e di amore ben più grande di quello immaginato. Intorno a lei uomini e donne che pensano di capire, ma sanno solo chiacchierare; e gli amici del figlio, Giovanni, Simone, Giuda e anche Nicodemo, che si affannano di domande nella notte; e dottori e farisei che chiedono la verità solo per poterla negare. Sopra di lei, infine, gli angeli fanno corona, ma con le loro ali non riescono a tenere lontano il gran male del mondo, che si addensa fino a quando qualcuno griderà: «A morte». Ciò che resta è un corpo rotto senza grazia, consegnato a una madre ancora giovane, anche nel momento estremo così simile a tante madri. Ma questa è una storia troppo immensa perché tutto possa andare perduto.

Titolo: Lei
Autrice: Mariapia Veladiano
Editore: Guanda (26 ottobre 2017)
Collana: Narratori della Fenice

 

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