“Il mio ultimo anno a New York” di A. Menin e S. De Ciechi

“Il mio ultimo anno a New York” di Annalisa Menin e Susanna De Ciechi

recensione di Sabrina Corti

C’è una frase che mi ha sempre fatto molto sorridere. “Ho visto un film MERAVIGLIOSO! Ho pianto per tutto il tempo”.

E si, perché una cosa ci pare meravigliosa se ci tocca nel profondo, se ci coinvolge, se quando è finita ci manca.

Lo stesso mi capita con alcuni romanzi (“Non ti muovere” o “Io prima di te”, per citarne due a caso) e ora, nella lista entra a pieno titolo anche “Il mio ultimo anno a New York“.

Prima di tutto: è una storia vera, pur con le necessarie modifiche che la stesura di un romanzo impone, e questo contribuisce ancora di più ad incentivare la fuoriuscita delle  emozioni.

Una brevissima sinossi.

Annalisa, ventenne, parte per New York da Venezia dopo aver vinto uno stage di tre mesi nella maison Valentino. Gli italiani cercano gli italiani e quindi, pur con tutte le conoscenze cosmopolite, Annalisa fa gruppo con alcuni suoi connazionali, tra cui Marco che… la tiene alla larga.

Annalisa e Marco si annusano, si studiano, si piacciono sicuramente eppure Marco si ritrae, cerca in ogni modo di lasciar cadere ogni segnale che Annalisa gli invia.

I tre mesi di stage stanno per terminare: Annalisa deve tornare in Italia.

Non voglio banalizzare il romanzo, perché questo romanzo non è affatto banale. Anzi.

Gli ingredienti per un finale da fiaba ci sono tutti: due giovani innamorati, il sogno americano, New York, un sacco di belle speranze, il futuro tutto da mordere.

Eppure, come insegna Walt Disney, “L’unica cosa prevedibile della vita è la sua imprevedibilità”.

Il romanzo è scritto a quattro mani: Annalisa Menin, la protagonista, e Susanna De Ciechi, una gosthwriter che avevo già avuto modo di apprezzare ne “La bambina con il fucile” e che, anche questa volta, non mi ha lasciata indifferente.

Non deve essere stata facile la stesura di questo romanzo.

Non facile per Annalisa.

Immagino sia stato un ripercorrere dolorosamente momenti di vita intensi e drammatici.

E non facile per Susanna.

Saper imprimere sulle pagine una storia così intesa, vissuta realmente da terzi, senza violentarne l’intimità, senza forzarla, facendo emergere i sentimenti di amore, paura, rabbia, dolore che Annalisa e Marco hanno condiviso in maniera mai artefatta o stucchevole.

E poi, quando finisce il romanzo, ti pare di essere anche tu a Bryant Park, e di vedere Anna e Marco sulla loro panchina… perché forte come la morte è l’amore: e forse lo è anche di più.

Sinossi

Anna, vent’anni, parte da Venezia per New York con in tasca il lasciapassare di uno stage da Valentino. Il suo trolley è pieno di sogni e Anna, sottile fuori e d’acciaio dentro, prende la rincorsa nel lavoro e nella vita. Incontra Marco, italiano e migrante 2.0, che non la vuole, ma lei riuscirà a conquistarlo. Il futuro è pieno di promesse, il sogno americano sta per diventare realtà e forse è il momento di pensare a un bambino quando tutto cambia. Anna è di nuovo sola a New York.

“Mia madre non aveva mai saputo che ci fosse un’altra possibilità. Ai suoi tempi ci si sposava per fare figli, si lavorava per vivere, si fingeva di essere contenti della vita che si faceva. Se capitava che qualcuna fosse felice per davvero, quella era una grazia, soprattutto dalle mie parti.”

“I miei piedi mi portano sempre nei posti in cui spero di incontrare Marco: la nostra panchina a Bryant Park, il nostro tavolo preferito da Max SoHa, oppure quello nella sala al primo piano del Met dove, a seconda dell’ora, la luce gioca con le vetrate di Tiffany.”

Titolo: Il mio ultimo anno a New York

Autore: Annalisa Menin – Susanna De Ciechi

Genere: narrativa, romanzo

Editore: selfpublishing

puoi acquistare il romanzo qui

 

 

 

 

 

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