La meravigliosa infedele di Liala

Pubblicato da Valentina Dragoni il

La meravigliosa infedele di Liala

I volti dell’amicizia al femminile

di Valentina Dragoni

la meravigliosa infedele Liala

Ritratto di Liala – 1935 (immagine dal web)

Ritrovare “La meravigliosa infedele” di Liala dopo più di venti anni è stato come riunirsi con una vecchia amica conosciuta un’estate al mare… quelle conoscenze uniche, che vivono lo spazio di una settimana sotto il sole e delle quali si serba un prezioso e malinconico ricordo.

Quel rosa un po’ vintage…

Nella mia lunga carriera di lettrice ho incrociato pochissime volte la strada con quella che viene generalmente definita “letteratura rosa”; sono ben più a mio agio con pirati e acuti investigatori che non con storie di ragazze sognanti rapite al primo sguardo da uomini eroici o da furfanti traditori (sebbene diversi classici presentino soggetti di tale natura sparsi qua e là).

Uno di questi momenti è stato quando ho incontrato Liala, senza sapere assolutamente chi fosse, trovando in un vecchio e polveroso scatolone in soffitta questo piccolo volumetto con una di quelle copertine illustrate un po’ alla buona che ricordano tanto le locandine dei film di serie B degli anni ‘60 e ‘70.

La meravigliosa infedele… incuriosita, lessi la sinossi: la storia di due amiche adolescenti, Valeria e Fulgenzia, che affrontano il mondo e l’amore.

A posto, avevo trovato la lettura per il pomeriggio. E fu davvero la lettura di un pomeriggio, perché questo romanzo scorre via piacevole e leggero, catapultandoti per qualche ora in una Milano a metà tra la metropoli moderna e le vestigia della Belle Epoque, che fa da sfondo alle vicende sentimentali di due protagoniste che già dalle prime battute si capisce essere molto diverse l’una dall’altra.

Gli opposti che si attraggono

Di lontano, Valeria Clarici vide sua madre al balcone. E allora disse a Fulgenzia Nembo che le camminava a lato:

– Ti saluto, Fulgenzia. Debbo affrettare il passo…

Ma la sua compagna ribatté beffarda:

– Non devi affrettare il passo, solo non devi farti vedere con me. Lo so bene che tua mamma mi detesta. Ma io me ne infischio della sua antipatia. Corri… addio, cara!

Conosciamo subito i nomi delle due protagoniste e già con questi è evidente il gioco degli opposti messo in scena da Liala, che contrappone le due ragazze non solo nel nome, ma nel modo di vestire, ovviamente nel carattere e persino negli ambienti dove esse vivono.

Valeria Clarici appartiene ad una famiglia nobile, ma decaduta. Vive prigioniera di una madre, Donna Gherarda, vedova e intransigente, che la veste come una bambina e le impedisce di fare qualsiasi esperienza.

E Liala, da intelligente orchestrante letteraria, già ci fa affezionare a questa povera ragazza, sottolineando il senso di soffocamento che Valeria prova attraverso la descrizione minuziosa dell’ambiente ottocentesco e impolverato nel quale vive, fatto di mobili tanto antichi quanto pesanti.

Così Valeria, bistrattata e chiusa nel guscio di una pesante moralità, è attorniata da uno scenario che diventa specchio dei suoi stati d’animo; tutto è immobile e immutabile, schiavo di una rigidità vetusta e immotivata.

Con tutt’altro tono ci viene invece raffigurata Fulgenzia, che già nel nome rivela la personalità: capelli rossi fiammanti, vestiti audaci e temperamento ribelle, è il perfetto contraltare della mite e opaca Valeria.

Fulgenzia vive con la madre Amaranta in una lussuosa e moderna villa accanto a quella di Valeria, ma l’aria che si respira al suo interno è ovviamente molto diversa: spazi aperti, materiali preziosi sono volti a sottolineare la modernità delle proprietarie, ma anche una certa ostentazione di uno status sociale più esibito che non posseduto.

Opposte nel modo di vestire e di agire, Valeria e Fulgenzia sono amiche perché vivono l’una nell’ombra dell’altra: Valeria, onestamente affezionata all’amica, vive del suo riflesso ammirandone la malia che è in grado di esercitare sugli altri e invidiandone la libertà; Fulgenzia ha bisogno di un riflettore per brillare e anche se a modo suo vuol bene all’amica, la usa come piedistallo per ergersi sopra tutto e tutti.

Il peso delle scelte

– Tuttavia Fulgenzia vuole bene a Valeria.

– Perché le fa da piedistallo. L’aiuta a salire. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…

– Ma bisogna essere ingenui per ritenere uguali di sentimenti Valeria e Fulgenzia e la signora Nembo e Gherarda.

– Comunque, Fulgenzia otterrà ciò che vorrà appunto poggiando il suo pedino su Valeria. Nella vita c’è sempre qualcuno disposto ad offrire le spalle perché un altro ci monti sopra e salga a cogliere i frutti.

Questo scambio lucido ma impietoso sull’amicizia tra le due giovani viene da due personaggi: il primo a parlare è Maurice Bretonne, giovane francese giunto a Milano per un viaggio di piacere, e la sua matrigna Susanne, che è stata l’istitutrice della madre di Valeria.

I due rappresenteranno un punto di rottura nelle storie delle due giovani: Susanne si prende a cuore Valeria, vedendo in lei una giovane che smania dalla voglia di vivere e fa in modo, facendosi aiutare da Fulgenzia, di farla evadere dalla sua prigione di pietra.

Maurice invece cade diretto nella rete di Fulgenzia, innamorandosene con passione.

Ma diventa a sua volta oggetto dell’affetto di Valeria, attratta non solo dalla solidità e dalla gentilezza di lui, ma anche dal fatto che per la prima volta si rende conto di non essere solo l’ombra della sua amica.

Valeria però deve ben presto allontanarsi da Maurice; lui, deciso a disintossicarsi da Fulgenzia, riparte per la Francia promettendo però alla giovane di tornare guarito e pronto ad amarla; questo per Valeria diventerà la ragione per sopportare ancora le manie bigotte della madre e il comportamento sempre più condiscendente e sprezzante di Fulgenzia. L’amica infatti ha ormai imboccato la sua strada: ha trovato un ricco giovane corteggiatore che la sposerà e le regalerà la vita agiata e lussuosa alla quale la madre l’ha sempre spinta.

La mossa finale della meravigliosa infedele

E capiamo da subito che il matrimonio non sarà felice per Fulgenzia: ben presto lasciata sola dal marito, volato negli USA per gli affari, la ragazza cade preda della noia e cerca sfogo al suo bisogno di attenzione nel bere, nei sonniferi e in una serie di relazioni con altri uomini. Tutto sotto gli occhi di Valeria, che prova in tutti i modi ad arginare il comportamento disdicevole dell’amica.

Ma Fulgenzia non è abituata ad essere arginata; lei ha sempre fatto tutto quello che ha voluto, ottenendo sempre ogni cosa che abbia desiderato, persone comprese.

L’unico che le è sfuggito è stato Maurice.

Fulgenzia non può tollerarlo: decide che solo conquistandolo otterrà la vera felicità, incurante del fatto che Valeria ne sia innamorata. Anzi, proprio avendo colto nell’amica un cambiamento, una maturazione che ne ha rivelato via via non solo la bellezza esteriore ma anche la purezza di sentimenti, Fulgenzia

In un susseguirsi di eventi che accelerano il ritmo del romanzo (tenuto fino a quel momento abbastanza blando), Liala ci trascina verso il finale che non vi rivelerò assolutamente; perché in questo caso, la scrittrice vira verso un taglio netto agli eventi che danno un colore un po’ più scuro del rosa.

la meravigliosa infedele

Copertina dell’edizione Sonzogno

L’eredità di Liala: gli stereotipi di un genere

Ammetto che rileggere questo romanzo mi ha regalato ore piacevoli come la prima volta; tuttavia, se dovessi classificarlo lo metterei tra i passatempi e non tra le pietre miliari della letteratura.

Liala ha sicuramente un posto d’onore tra le scrittrici rosa e andrebbe davvero riscoperta per la sua capacità di costruire personaggi con i quali si diventa subito amici, soprattutto perché accanto a tratti distintivi del suo stile ha introdotto alcuni topoi che ancora ritroviamo nella letteratura di questo genere:

– la contrapposizione delle due protagoniste è fin troppo enfatizzata, sia nella loro descrizione fisica e sia nel velato giudizio che l’autrice sembra porre sul loro comportamento; siamo subito portati a provare pena per Valeria e rimprovero per Fulgenzia, anche se Liala è abbastanza abile a non mostrarci la sua preferenza fino a quasi metà del romanzo;

– l’enfasi sulla ricchezza e la mancanza di rappresentazione di classi sociali diverse: va ricordato che Liala usa come scenografia dei suoi romanzi quasi esclusivamente ambienti aristocratici o alto borghesi; questo non solo perché li conosceva personalmente, ma perché rappresentano il mondo ideale nel quale ambientare amori, sogni e fantasie.

– il linguaggio: a volte fin troppo aulico e pomposo, come già sottolineato da Viola nella sua recensione di Con Beryl, perdutamente, è forse uno stratagemma per enfatizzare i contrasti ma risulta appesantire il narrato; personalmente però io lo trovo divertente, perché dà quel tocco old tipico della letteratura femminile del tempo

Tuttavia, non si può non amare Liala.

Sebbene non si possa dire che sia emblema di un mondo moderno, questa autrice è stata in grado di parlare a tante donne che stavano assaporando sempre di più una libertà di costumi prima inconcepibile. Ancora un po’ legata ai velluti e ai riti del bel mondo che fu, Liala sembra però mettere un po’ alla sbarra quelle donne che con la scusa di un comportamento moderno indulgono nella sventatezza e nella frivolezza, dimostrando così che non sempre chi ostenta atteggiamenti controcorrente è veramente meritevole di ammirazione.

Siamo così più vicini a Valeria, con le sue trecce e i vestiti da collegiale, che dimostra una purezza d’animo e una rettitudine forse un po’ vintage, che non alla meravigliosa infedele, moderna sì ma pronta a sacrificare la vera amicizia ai propri infantili capricci.

Rifermenti:

Liala, La meravigliosa infedele, Ed. Sonzogno, 2002

Biografia di Liala – Wikipedia

 

 


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