“La guaritrice” – di Anne Lise Marstrand-JØrgensen

Donne. Semplicemente.

“La guaritrice. Storia vera di Ildegarda di Bingen” – di Anne Lise Marstrand-JØrgensen

Recensione di Lisa Molaro

Ildegarda di Bingen
Anne Lise Marstrand-JØrgensen  con Sonzogno ha pubblicato, oltre ad altre opere, una biografia romanzata di Ildegarda di Bingen, suddividendola in due volumi, La guaritrice (2009) e La sognatrice (2010). In Danimarca, suo paese natale, questi due romanzi hanno vinto il prestigioso premio letterario Weekendavisen e sono stati nominati “libro dell’anno” per due anni consecutivi.

Ancor prima di leggere il titolo, a catturare la mia attenzione è stata questa splendida copertina con tutte le sue sfumature di verde-linfa, con le rose che parevano spargere il loro profumo oltre i limiti di una copertina di carta, con i capelli color ruggine, tenuti a bada da fili di candide perle, di una donna estasiata… insomma, già volevo capire chi questa donna fosse. Poi ho letto il titolo e il cuore ha sussultato dolcemente, la donna dai capelli rossi è

Ildegarda… Ildegarda di Bingen

di cui spesso ho studiato, oppure semplicemente letto, attraverso libri miniati, saggi, articoli o tesi.

Questo non è un manuale, un trattato o una raccolta dei suoi rimedi naturali bensì una vera e propria biografia romanzata… leggerlo, per me, è stato praticamente un piacevole dovere!

E così ho iniziato queste 464 pagine, con tutte le parole in esse contenute che volteggiavano tra carta, testa e cuore, creando attorno a me un cerchio di pace… anche se, di pace, spesso non parlavano!

Chi era Ildegarda? Chi era suo padre? Sua madre? La sua famiglia intera, da chi era composta? Chi frequentava la sua dimora natale? Aveva animali domestici? Chi era la sua balia? Chi era Jutta e da chi era composta la sua famiglia? Chi è il prete che godeva della fiducia della famiglia di Ildegarda? Chi era Richardine? E Volmar? Che personalità avevano l’Abate e il priore del monastero dentro le cui mura Ildegarda è cresciuta  dai dieci anni in poi?

Ildegarda – e chi ne ha già letto, lo sa – ha iniziato ad avere le sue visioni quando ancora nemmeno aveva capacità di giudizio.

Era una bambina magra, dalla salute fortemente instabile e volubile alle emozioni, le davano da bere decotti di vino e le legavano sotto ai piedi fasci di erbe; le mettevano sul letto una coperta rosso vivo. Temendo non sopravvivesse ai primi giorni di vita, la madre, in cambio della sua guarigione, l’aveva promessa a Dio.

Talvolta le promesse possono pesare – e molto – ma in tempi in cui tutto era dettato da rettitudine timorata da Dio, sfuggirne non era concepito… anche se il cuore e la determinazione facevano vacillare.

Ildegarda, in fondo, era una bambina… e una bambina difficilmente sceglie autonomamente di rinunciare all’aria aperta, specialmente se quest’aria aperta la ama nel profondo!

“C’è il guscio della terra che a primavera si rompe e non riesce a tenere dentro niente: lombrichi rosa, talpe, germogli e gemme, l’umidità che filtra attraverso ogni cosa, un fango, una melma di variazioni.”

monastero Ildegarda

“Disibodenberg: per due anni, ogni sera, nel suo letto, Ildegarda ha ripetuto fra sé il nome del monastero. Non riesce a immaginarsi che aspetto abbia perché non conosce alcun monastero. Sussurra, ascolta e aspetta.”

Nel frattempo Jutta, come scrive l’autrice,  avvolge i suoi pensieri in gomitoli duri e pensa solo alla preghiera e al viaggio verso Disibodenberg. Ma in un istante di disattenzione il gomitolo rotola via , trascinandosi dietro un capo del filo, rotola tornando a quel mattino sulla scala di petra in cui l’ultima volta pianse disperata e continua a rotolare fino agli occhi di Wilhelm, alla promessa, al cuore, alle ostinate vie del corpo.

La giovane Jutta di promesse di matrimonio ne aveva fatte due, una prima di ammalarsi e una prima di guarire. A una ha rinunciato con un dolore che le ha dettato i ritmi delle sevizie con cui si è punita fino alla morte. Per fuggire al suo cuore, spinta da una fede inconcepibile ai giorni odierni, si è fatta murare viva e si è lacerata le carni avvolgendo il suo corpo con una spessa, pesante, fredda e ardente, catena di ferro.

Erano ancora steli freschi di vita quando, mano nella mano, sono arrivate al monastero. Uniche figure femminili (assieme a un’altra donna che era stata scelta per occuparsi di Ildegarda), in un mondo cinto dentro le mura.

Quel giorno è stato, non metaforicamente, celebrato il loro funerale.

Tuttavia non saranno schiave, se non di Dio, di nessuna figura maschile. A Ildegarda non sarà mai torto un capello, lei non verrà murata ma dovrà sottostare alla volontà di Jutta, sua “tutrice spirituale” che comunicherà con lei attraverso una finestrella tra le loro stanze.

Jutta diceva: “Ildegarda è una vite che deve essere potata per produrre il frutto più dolce”

Ci viene narrata la sua evoluzione spirituale e carnale, il suo conquistare la conoscenza delle erbe e del corpo umano, il suo “entrare in confidenza” con la Trinità e con i temperamenti collerici, flemmatici, malinconici o sanguigni.

Un romanzo storico pieno di simboli, citazioni bibliche, rimandi alla cultura di un popolo che molto sapeva senza sapere.

Si fa bollire l’ambra gialla nel vino, per scacciare gli umori impuri.

Un romanzo che non parla solamente di fede ma di amore in senso estremo.

Anime che si allacciano senza mai fondersi dentro unioni carnali, cuori che si intrecciano pungendosi a vicenda con spine che lacerano i sentimenti, o che si proteggono dentro la morsa di uno sguardo certo.

Silenzi pieni di parole o parole euforiche, impossibili da imbrigliare, che riempiono spazi di tacita staticità.

Cerchi. Cerchi che si formano come quelli che increspano le acque di un lago quando un sassolino ne smuove la superficie. Cerchi che si allargano… all’infinito. Monadi.

Ildegarda cerca l’armonia ovunque, attraverso qualsiasi mezzo. Suona uno strumento fatto arrivare, per lei, direttamente da Venezia e scrive salmi celestiali che creano scompiglio.

“Le voci femminili possono accendere il falò del peccato nei pensieri e nella carne dell’uomo.”

“La fiamma si protende verso la sfera, come se cercasse di fecondarla con le scintille. Trasforma la sfera in cielo e terra, perfetta e luminosa. Dalla terra cresce un’enorme montagna, dalla montagna una donna grande come una città. La sua testa è incoronata d’oro e pietre preziose, indossa un abito di un bianco luminoso, con l’apertura delle maniche che va dal cielo alla terra. Il suo ventre è un intreccio di fessure e aperture, sulla terra ci sono delle bambine nere che nuotano nell’aria come pesci nell’acqua. I loro corpi lucidi si inarcano  e si contorcono attraverso le aperture del suo ventre. La donna trema, respira a fondo e risucchia le bambine fino alla sua testa, dove le escono dalla bocca. Di nuovo avvampa la fiamma viva.”

“I Cori Angelici” miniatura dal breviario di Hildegard von Bingen

Di visione in visione, un passo avanti, cento indietro, mille avanti.

Punizioni, senso di colpa che si inanella al senso del dovere e alla passione.

Donna, uomo.

Adamo ed Eva.

In queste pagine c’è l’innocenza e il peccato, quello vero e quello presunto.

Anelli di rubino fatti roteare sulle dita del giusto e dell’ingiusto.

Sete di potere, di soldi e sete di verità e di sapere.

Lo studio, la conoscenza, la cultura, la divulgazione.

Ildegarda sa. Sa da sempre e sente, da adulta, questa urgenza di togliersi da davanti alla bocca la mano, gigante e forte, che vuol farle tenere tutto nascosto.

Lei – e non solo – conosce il potere delle donne.

“Donna, il tuo nome è Eva, tu convincesti Adamo, che Satana non riusciva a convincere, e perciò sei il portone di Satana”

Ma, ora, i covoni si sono asciugati al vento come dovevano e sono stati messi a macerare a terra.

Ho sottolineato molti passaggi, leggendo. Alcuni lirici, altri crudeli. Fare una cernita, per scrivere questo articolo, è difficile e ingiusto. Questo libro va vissuto.

Superstizione, eresia, benevolenza, la cecità e la vista del falco.

Amore.

Molto amore.

Tutto l’amore.

L’amore in ogni sua forma.

Se Ildegarda, figlia di nobili tedeschi, fosse nata in questi nostri anni… l’avremmo vista, derisa, nei salotti televisivi?

Lei è figlia del Medioevo. Lei andava potata per dare frutti più dolci.

Non concepisco metodi di potatura così estremi, eppure dall’altra parte della bilancia abbiamo questi nostri anni, non ritenuti bui, in cui il raggio di luce fa davvero tanta fatica a filtrare tra la tramatura del lino.

Ma questo è tutt’altro discorso.

Mentre vi scrivo, ho la fortuna di sentir cinguettare gli uccellini. La loro musica entra dalla finestra aperta. Mi sento parte dei cerchi sull’acqua del lago.

Fiera delle Donne che hanno fatto la mia storia, fiera degli Uomini che hanno permesso loro di diventare patrimonio dell’umanità.

Ildegarda di Bingen, prima di essere una Santa, era una Donna e prima di essere una Donna era una bambina.

 

Buona lettura,

Lisa.

 

 

Titolo: La guaritrice
Autore: Anne Lise Marstrand-JØrgensen
Pagine: 464
Editore: Sonzogno
Genere: romanzo storico, biografico
Data di pubblicazione: 2011

Sinossi:

21 luglio 1098. Bermersheim, Germania meridionale. In un’estate torrida e afosa nasce Ildegarda di Bingen. È gracile e malaticcia e tutti temono che non arriverà a compiere un anno. La piccola invece sopravviverà, e questo sarà solo il primo dei prodigiosi eventi della sua esistenza. Enigmatica e affascinante figura del medioevo, Ildegarda, monaca di nobili origini, fu mistica, profetessa, musicista e, scoprendo le virtù terapeutiche delle piante, inventò la medicina naturale, che cura insieme il corpo e l’anima. A capo del monastero di Bingen, attirò su di sé l’attenzione dei potenti del suo tempo, entrò in contrasto con la Chiesa cattolica e non ebbe timore di sfidare l’imperatore Barbarossa. In questa biografia romanzata, Anne Lise Marstrand-Jørgensen ne segue il percorso più intimo, dalla prima infanzia alle imprese nel mondo. Scopriamo che fin da bambina Ildegarda ha visioni profetiche, parla con gli animali, comunica con i fiori, le piante e la natura. Ma la sua estrema sensibilità e l’incrollabile fiducia di essere guidata dalla voce di Dio, la metteranno in conflitto con la famiglia e i suoi maestri. E moltiplicheranno le difficoltà che dovrà superare per affermare la propria personalità. Da mesi in testa alle classifiche dei libri più venduti in Danimarca, La guaritrice è un magistrale romanzo storico ambientato in un medioevo inedito, allo stesso tempo realistico e magico.

 

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