“Cenere di papavero” di Nadia Campanelli

“Cenere di papavero” di Nadia Campanelli

Recensione di Ilaria Biondi

viaggio

La danza perpetua e lucente del mare, spiegazzato dal respiro del vento del nord, scivola sui rami spogli, sulle ombre del crepuscolo, sulla nuca di Odilia.

Trascinando con sé la consistenza invadente del passato.

“Non cercava risposte. Era lì nelle braccia del vento e ciò le bastava per cancellare ogni indolente desiderio.”

Lo spazio e il tempo sembrano sfilarsi dalle sue mani, nella “quiete di un tramonto disabitato.”

I pensieri e il corpo si vestono di assenza, inseguono la solitudine del silenzio, corrono negli occhi socchiusi di un cielo nuovo e sconosciuto. Dove sconosciuta è lei. E la sua anima grave.

“Sulle pareti le ombre della notte disegnavano ancora rami intrecciati, poche foglie, vibranti falene le volavano accanto. Chiuse gli occhi e si addormentò in pace.”

Odilia, oggi.

Un viaggio lungo, fino in fondo alla penisola, oltre i confini della paura, sulle ali insaziate dell’avventura.

Un viaggio sugli argini di uno spazio già percorso, in un tempo che non le appartiene più, ma che ha inciso nelle sue vene le sillabe incancellabili della ferita.

Un viaggio di memoria, sulle rive implacabili di un’estate giovane, finita troppo presto.

Odilia, ieri.

Alla ricerca di risposte che si sono sbriciolate nella polvere di una ragnatela. Di amarezze. Incertezze. Smarrimenti. Di un dolore spigoloso, che non smette di pungere sottopelle.

A soppesare la fuga della propria anima, capace di appendersi lieve all’azzurro perfetto del cielo di Puglia, arrotolandosi sulle fronde tenaci degli ulivi.

A respirare – fra la purezza stordente degli aranci, degli eucalipti, della sabbia e delle onde – l’amore ostinato della gente di Sicilia per la propria Terra.

“Se avrai modo di fermarti sulla spiaggia del mare, raccogli una manciata di sabbia, osserva di quanti colori è composta, quelli sono i colori della Sicilia, c’è il rosso del sole, il giallo degli agrumi, il nero e il marrone della sua terra, c’è l’azzurro del mare e del cielo, il bianco della sua anima e della speranza che ci invita a rimanere qui, nonostante tutto.”

A cogliere attimi di libertà accesa, sul passo implacato di sogni nuovi. Cullati dalla musica e dal mito luminoso dell’amore universale, nell’abbraccio dell’isola senza inverno che regala un’estate infinita.

“C’era a quel tempo, nei giovani, il desiderio della conoscenza e sopra ogni instabile equilibrio della linea di confine tra il razionale e il trascendentale, loro navigavano in balia delle onde.”

In cammino sull’orlo fragile dell’angoscia, in bilico sul batticuore tremulo di malesseri, strettoie e malinconie, per consegnarsi – ostinata e risoluta – alla propria Rinascita. Affacciata, con pupille attente e sguardo affamato, sulla bellezza sgargiante di una natura generosa.

“Rinasco in questo punto verde dell’universo, sento la forza come una mano salda che mi sorregge e sono pronta a uscire dal giardino segreto. Non mi spaventa la strada e se sarà lungo il cammino che dovrò intraprendere, ora mi avvio alla soglia di un mondo che imparerò a conoscere.”

Cosa rimane del vigore gonfio di quei giorni?

Della gioia inebriante degli ideali condivisi, delle note di Jimi Hendrix, dei Beatles, di Neil Young e dei Pink Floyd, del sogno di purezza e pace dell’India, delle parole di libertà e verità di Kerouac, della necessità di cambiamento e di fuga da una società morente, obsoleta, ipocrita e conformista?

Odilia, a diciannove anni. Ieri.

Odilia, a cinquant’anni. Oggi.

Due donne.

La stessa donna.

Due vite, distanti e diverse, che convergono sulla criniera sottile di un viaggio, che si ripete. Uguale e diverso.

Viaggio nello spazio. Nella distanza da una quotidianità che cela crepe e fratture. Nel sole squillante di un sud che ignora le giornate di nebbia.

Viaggio nel tempo. Nel limbo dolente che si schiude fra passato e presente, fra dubbi e ricordi, dolcezza e illusioni, speranze ed esitazioni.

Viaggio nel buio fiammeggiante della propria anima, dove s’acquattano tempeste oscure e dolorose, attimi d’esaltante vertigine, slanci esigenti alla ricerca del mondo. Dell’altro. Del sé.

Seguendo il moto perennemente ondivago di una vita che spesso tradisce, colpisce, condanna e assedia. E che però, talvolta, apre uno squarcio inatteso di luce nella cenere opaca dei giorni.

“Ora era lì, il presente avanzava con l’impeto dell’onda nuova alla quale non si sarebbe sottratta, era la sferzata di vita cui avrebbe concesso l’opportunità di rinascere.”

Nadia Campanelli, la cui penna si muove con pari grazia nella narrativa e nella poesia, ci regala in questo romanzo di rara intensità uno spaccato della società degli anni Settanta, colta nella sua complessità chiaroscurale, ove illusioni, energie telluriche, ansia di ribellione e potenzialità vibranti coesistono con disincanto, perbenismo, chiusura, mediocrità e resistenza alle trasformazioni.

Sullo sfondo di un’Italia percorsa in autostop da Nord a Sud, seguiamo le avventure di Odilia, il suo viaggio “on the road”, fra risposte e domande, cedimenti e risolutezza, scoperte insospettate ed enigmi irrisolti.

All’orizzonte una Natura lussureggiante e accogliente, capace di stemperare con i suoi colori, profumi e silenzi il baccano esteriore e interiore che accompagna Odilia in questa sua quasi fuga da una provincia soffocante e da un sé smarrito e annebbiato.

Un’iniziazione tormentata e propizia al contempo, un percorso d’anima che costringe la giovane donna a misurarsi con le rigidità di una realtà smisurata e sconosciuta, ma anche e soprattutto con i lividi e gli strappi del proprio io.

Perché il viaggio, qualunque esso sia, mai lo si compie invano…

https://www.amazon.it/Cenere-papavero-Nadia-Campanelli/dp/889876071X

Sinossi

Il romanzo è ambientato negli anni Settanta, sullo stile “On the road”. I protagonisti sono la giovane Odilia e Guru, un ingenuo hippie metropolitano, insieme vivono l’esperienza di un viaggio in autostop che dal Nord li porterà in Sicilia. La storia si intreccia sulle strade che li condurranno fino a Palermo, città in cui sperano di ritrovare la sorella della protagonista, fuggita da casa per inseguire chissà quale mitico sogno di avventura. La strada diviene luogo di fuga, di paura, di magici incontri e di crude realtà, un viaggio iniziatico dell’anima che non riesce a raggiungere una meta ma si arricchisce di esperienze. Due mondi a confronto sono schierati su fronti diversi: il conformismo da una parte e il rifiuto delle regole dall’altra. L’ipocrisia e l’ingenuo volo verso orizzonti lontani, alla ricerca di un paradiso in cui vivere, sono l’ossatura su cui si sviluppano la narrazione e l’aspetto più introspettivo del testo.

Autore: Nadia Campanelli
Titolo: Cenere di papavero
Genere: Romanzo
Editore: Algra
Anno edizione: 2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.