“Wonder” – di R. J. Palacio

“Wonder” – di R. J. Palacio

Recensione di Lisa Molaro.

Wonder Palacio

Una delle letture da cui sono recentemente affiorata è “Wonder” di R. J. Palacio, all’anagrafe Raquel Jamillo, pubblicato dalla Giunti nel 2013 e da cui, poi, è stato tratto l’omonimo film da pochi mesi uscito nelle sale. Immagino ne abbiate sentito tutti parlare.

Inizio con il dire che ancora non ho visto il film, lo farò appena uscirà su Sky.

Dunque, Wonder…

Wonder è un romanzo che si etichetta come romanzo per ragazzi e, di certo, a loro si rivolge attraverso stile narrativo basico ed essenziale.

La storia raccontata si svolge a North River Heights, sulla punta estrema di Manhattan, dove vive August – per tutti Auggie – Pullman, con tutta la sua famiglia.

Se chiudi gli occhi, Auggie è un normale bambino di undici anni che ascolta musica, gioca con la play, ama – e molto – la cagnolina di famiglia, ha l’account Facebook, un padre eccezionale, una madre ansiosa e protettiva e una sorella, se possibile, ancora più protettiva della madre.

Auggie, se chiudi gli occhi, è un bambino normale… anche se sta per andare in prima media; lui che ha sempre, e solo, studiato a casa.

Se apri gli occhi, August è affetto dalla distosi mandibolo-facciale causata da una mutazione del gene TCOF1, che si trova nel cromosoma 5, complicata da una microsomia emifacciale caratteristica della gamma OAV; in poche parole, è affetto da una grave malformazione del volto.

I suoi occhi sono circa due centimetri più sotto il punto in cui dovrebbero trovarsi, quasi a metà delle guance. Sono inclinati verso il basso con un’angolazione estrema, come se qualcuno gli avesse intagliato in faccia due fessure in diagonale, e quella sinistra e decisamente più bassa della destra, sporgono fuori perché le sue cavità oculari sono troppo poco profonde per contenerne i bulbi. Le palpebre superiori sono sempre mezze abbassate, come se stesse per addormentarsi e quelle inferiori si afflosciano talmente che sembra che un filo invisibile gliele stia tirando verso il basso: si vede il rosso all’interno dell’occhio, come se fossero rigate. August non ha né sopracciglia né ciglia. Il suo naso è sproporzionatamente grosso per la sua faccia e, come dire… carnoso. La testa a due rientrane nel punto dove dovrebbero esserci le orecchie, come se qualcuno avesse usato un paio di pinze giganti per schiacciargli la parte centrale della faccia. Non ha zigomi. Da una parte e dall’altra del naso due grinze profonde gli scendono fino alla bocca, cosa che lo farebbe sembrare di cera. A volte la gente crede che si sia ustionato in un incendio: sembra che i suoi lineamenti si siano fusi, tipo le gocce che si rapprendono ai lati della candela.

Lo hai appena visto in faccia? Hai appena fatto un passo indietro o distolto lo sguardo? Tranquilla, lui, lo sguardo, lo ha abbassato prima del tuo, perché è sensibile alla sensibilità di chi lo guarda.

Lui lo sa.

“è un po’ come quando l’ago della bussola punta sempre sul nord, non importa da che parte ti giri. Tutti quegli occhi sono bussole e per loro io sono il Polo Nord.”

Crescere indossando, anche nelle giornate estive più afose, un casco che ti nasconde il volto al mondo. Crescere mascherato, amando Halloween, perché è la festa in cui tutti possono girare mascherati e si può andare per le strade a conoscere la gente prima di scoprire che aspetto, reale, ciascuno abbia sotto il camuffamento goliardico.

L’aspetto reale…

La persona esteticamente bella non necessariamente è la più ricca di virtù, può capitare ma, di certo, non si tratta di una regola matematica; come non è matematico il contrario. Ci sono persone “brutte dentro” sia tra gli esteticamente diversi sia tra gli esteticamente normali.

Ognuno è diverso, a modo suo.

Ognuno è uguale, a modo suo.

Inutile essere ipocriti, sicuramente anche il mio primo sguardo sarebbe stato particolare, però allo sguardo sarebbe seguito un sentimento di vicinanza e non la paura di contrarre la peste se fossi stata anche solo sfiorata dal soggetto sotto accusa per il semplice fatto di portare una croce sotto la luce del sole.

Di questo parla il romanzo: di scuola, gentilezza, bullismo, ignoranza, ipocrisia, fiducia, famiglia, di staccionate da affrontare, di importanza da dare, di perdono e amicizia.

L’autrice, con parole delicate e mai traumatiche (scrivo questo per le persone che mi hanno chiesto se consiglierei il libro a dei ragazzini della stessa età del protagonista) ci sbatte in faccia i danni del bullismo, della presunta superiorità.

Presunta superiorità…

Brillano, tra le pagine di questo romanzo, le personalità diverse dalla massa.

Brilla l’amicizia.

Personalmente ho amato il personaggio della sorella di August, Olivia, una ragazzina che mentre il fratello affrontava la prima media, lei iniziava il suo percorso liceale. Tappa di crescita anche la sua, tappa  che, però, lei sa di dover sminuire per rispetto al fratello. Lei legge Guerra e Pace e sogna di trovare, in futuro, un marito che la ami quanto il principe Andrej amava Natasha.

Olivia è però, sotto la maturità indotta dalle vicende familiari, pur sempre una ragazzina bisognosa dell’affetto dei genitori.

Bisogni e sensi di colpa, si inanellano durante le pagine.

E poi, gli altri amici, gli equivoci, le amicizie tolte da Facebook, le prime strette di mano, senza paura di contagi bubbonici, i precetti  – meravigliosi – che l’insegnante di inglese scrive ogni mese sulla lavagna.

L’educazione alla sensibilità, quanto è salvifica!

Come al solito non voglio scrivere molto circa la trama.

Per lo stile narrativo semplice, consiglio questo romanzo a tutti ma prevalentemente ai ragazzi di giovane età.

Il libro a me è piaciuto molto, specialmente per i messaggi che spesso manda, ma credo mi godrò ancor più la proiezione cinematografica.

“(…) continuo a girarci su, con la testa che mi gira vorticosamente, ma poi i pensieri più dolci mi calmano, come una terza diminuita su un accordo maggiore. no, no, non è tutta una casualità, se fosse davvero tutto affidato al caso l’universo ci abbandonerebbe completamente. invece non è così. si prende cura delle creature più fragili in modi che non ci è dato di vedere. per esempio con i genitori che ti adorano senza riserve. e una sorella più grande che si sente in colpa se prova sentimenti umani nei tuoi confronti. e un ragazzino dalla voce profonda che è stato mollato dai suoi amici per causa tua. e persino una ragazza dai capelli rosa che se ne va in giro con una tua foto nel portafogli. sarà anche una lotteria, ma l’universo mette a posto tutto, alla fine. l’universo si prende cura di tutti i suoi uccellini.”

 

Ognuno dovrebbe ricevere una standing ovation almeno una volta nella vita, perchè tutti vinciamo il mondo” – Auggie.

 

In seguito a Wonder, R.J.Palacio ha pubblicato una serie di libri su tutti i personaggi principali, come il bullo, Julian, o Cristopher, uno dei migliori amici di Auggie.

Sinossi:

È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni. Età di lettura: da 11 anni.

 

Titolo: Wonder
Autore: R.J.Palacio
Editore: Giunti

 

 

“Se Arianna: Storia vera di una famiglia diversamente normale” – di Anna Visciani

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