“Nero rosso di donna – l’ambiguità della femminilità – ” di Emma Fenu

“Nero rosso di donna-l’ambiguità della femminilità-“

di Emma Fenu

Recensione di Elvira Rossi

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Il primo incontro con “Nero rosso di donna – L’ambiguità della femminilità” di Emma Fenu, edito da Milena nel 2018, si realizza attraverso la copertina ideata da Serena Mandrici, che abilmente introduce i lettori in una atmosfera caratterizzata dal mistero.

Ad accoglierci è una Maddalena dalle palpebre socchiuse e rivolte verso il basso.

Il volto luminoso incorniciato da capelli rossi, che allungandosi sulle spalle si sfrangiano come lingue di fiamme infernali, crea una perfetta sintesi di note contrastanti.
Il saggio “Nero rosso di donna”, nato dalla passione della scrittrice per la Storia delle donne e per l’evoluzione della coscienza collettiva, è incentrato sull’Apostola degli Apostoli, figura femminile ricca di fascino e non scevra di dubbio che la verità sia ancora tutta da svelare.
La storia ci ha consegnato una descrizione mistificata di Maria di Magdala, che per essere bella e giovane era ritenuta già predisposta, secondo una visione maschilista, a una vita peccaminosa.
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Il secondo motivo di falsificazione scaturisce dall’inammissibilità che una donna si sia potuta proporre come guida di una comunità religiosa.

Emma Fenu viaggia idealmente dal Medioevo al Rinascimento, percorrendo le tappe che hanno concorso a disegnare l’immagine convenzionale della Santa.

La bibliografia, annessa alla fine del libro, attesta l’ampiezza di uno studio che si espande dalla storia alla filosofia, dalla storia dell’arte all’antropologia.

Uno spazio singolare e piacevole del saggio è dedicato all’analisi delle arti figurative.

Statue e dipinti della Maddalena sono osservati con occhi interrogativi e desiderosi di carpire segreti nascosti.

I diversi ritratti, che pur tra variazioni epocali mantengono inalterati certi elementi distintivi della Santa, confermano la forza degli archetipi e la difficoltà a rimuoverli dalla coscienza.

Il saggio, senza perdere il carattere rigoroso e severo proprio di una ricerca storiografica, presenta uno stile di scrittura coinvolgente e vivace, che lo avvicina molto alla narrazione.

Le enunciazioni delle idee, di volta in volta, sono sostenute da frequenti citazioni, che richiamano le fonti dei documenti originari. Un corredo notevole di note estende il campo delle conoscenze e suggerisce ulteriori itinerari da perlustrare.

Emma Fenu, dipanando il filo rosso che tiene unite le donne di ogni tempo, esplora il passato e dialoga con il presente.

È convinta che tra la sottomissione femminile e il dominio maschile esista uno stato di equilibrio e armonia, che è possibile riscoprire.

Nelle ricognizioni dell’autrice, che senza forzature ideologiche combatte le menzogne storiche, è palese l’impegno di una rilettura critica degli stereotipi, che hanno svolto una funzione importante nella definizione dei ruoli assegnati ai generi.

Maddalena, come ogni donna che abbia trasgredito le regole dominanti, ha pagato con l’alterazione della propria identità e la relativa condanna.

La prostituta redenta dell’immaginario collettivo è una costruzione del pensiero oscurantista del Medioevo.

L’autrice, quando sottrae Maddalena all’occhio deformante dell’uomo medioevale e la restituisce al tempo e allo spazio della società giudaica, apre un varco alla soluzione dell’enigma.

E scopre che Maria Maddalena, dissociandosi dagli schemi di una realtà che discriminava fortemente le donne, ha accettato “la sfida di essere se stessa”, come commenterebbe Simone de Beauvoir.

Maria di Magdala sottraendosi alla tutela di un uomo viola le regole sociali, opera una scelta di libertà e si dedica con fervore agli ideali nei quali si riconosce. Andando contro corrente, attira su di sé sospetti e condanne.

La sentenza che marchia di infamia la Maddalena resiste contro ogni evidenza e la sua identità falsificata resterà indiscussa per molto tempo.

Se il primo atto portato sulla scena da Emma Fenu consiste nel lasciar cadere la maschera che la cultura misogina ha addossato alla Maddalena, il secondo passaggio è riconoscibile nel difficile esercizio di ricostruzione del suo volto autentico.

La storia di Maddalena è stata scritta da mani maschili, che hanno reso funzionale la sua esistenza alla conservazione di un settarismo di genere.

Nel gioco della contraffazione dell’originale, gli effetti di riduzione e amplificazione sono illuminanti.

Nella tradizione della dottrina cattolica la presunta dissolutezza seguita dalla conversione della donna è assunta a pretesto per esaltare la Misericordia divina, mentre lo stesso rilievo non viene concesso alla scelta di Cristo, che ha affidato a Maddalena il messaggio della Resurrezione.

Quest’ultima azione estremamente significativa, che avrebbe dovuto essere al centro di una riflessione, viene ridotta a evento ordinario.

Eppure, per quanto possa essere sorprendente, una lettura fedele dei Vangeli canonici, e non corrotta da affermazioni date per acquisite, ammette il primato di Maddalena, che nello stuolo delle mirrofore compare sempre in primo piano.

Perché Cristo si è svelato alla Maddalena e non a Pietro?

Non è forse un riconoscimento delle virtù di una donna dalla profonda spiritualità, che non aveva mai dubitato e tradito il Signore al quale è rimasta sempre fedele?

È ragionevole ipotizzare che il valore di Maria Maddalena sia stato minimizzato nel timore che potesse offuscare la centralità maschile.

Nella drammatizzazione cristiana, a Maddalena è stata affidata la parte di prostituta redenta, protagonista di una parabola da raccontare ai peccatori e alle peccatrici per incoraggiarli alla conversione.

L’autenticità e l’umanità della Maddalena si disperdono nelle pieghe di una metafora.

Tale disconoscimento non è imputabile a Cristo che, come sottolinea Emma Fenu, fin dagli esordi del ministero in Galilea era accompagnato da discepoli e discepole, a cui era attribuita pari dignità.

Ad allontanarsi dall’esempio del Nazareno sarà presto la chiesa, soprattutto quella occidentale, che si orienta verso il governo maschile.

A rendere inconfondibile il saggio “Nero Rosso di donna” è la poliedricità delle prospettive, che guidano la ricerca intorno a questo personaggio storico.

In particolare l’autrice va al di là di una semplice ricostruzione biografica, stabilisce una relazione tra Maria Maddalena e l’universo femminile e, interpretandola all’interno di un sistema di simboli, rende attuale la sua vicenda personale.

Maria Maddalena è definita figura di sintesi, perché ripropone la categorizzazione dualistica della santa e della prostituta proprio della morale cristiana, complice di una antica e persistente cultura androcentrica.
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Profano e sacro, peccato e redenzione convivono nella iconografia classica della Santa.

Il conflitto tra l’imperfezione di Eva e la perfezione della Vergine, simboli di grande potenza, viene a essere pacificato dalla Maddalena, che nei peccatori suscita la speranza del perdono divino.

L’ambiguità della femminilità, della quale parla l’autrice, è strettamente connessa al conflitto di genere.

Maddalena si mostra accogliente e rassicurante, quando diffonde cure amorevoli.

Diventa temibile quando, svincolandosi da ogni condizionamento, sprigiona liberamente la propria creatività.

Maddalena traduce in gesti concreti la propria appassionata spiritualità e lascia che l’istinto incontri la ragione.

All’animo della donna non appartiene l’ambiguità ma la complessità dell’essere.

L’ambiguità, come ben si evince dalla trattazione di Emma Fenu, deriva dalla percezione maschile, che proietta aspettative e paure sulle donne.

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Il saggio “Rosso Nero di donna” ricerca, insegue indizi, osserva, opera confronti, si interroga, smaschera false verità, semina dubbi, formula congetture.

Emma Fenu aggiunge tasselli importanti all’indagine storica e stimola la riflessione sul femminile.

Studia l’anatomia e la fisiologia di un corpo sociale malato, che ha mortificato le differenze trasformandole in elementi di emarginazione.

Parlando la lingua elegante dei dotti, tende a risanare le ferite inflitte alle donne dalla disparità di genere.

“Rosso Nero di donna – l’ambiguità della femminilità” di Emma Fenu analizza il passato, cammina nel presente, crede nel futuro.
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Sinossi

Maria Maddalena è senza dubbio una figura storica ma, da due millenni, ci sfugge una sua identificazione precisa: la circonda un alone di mistero, di proibito e di ambiguo, che le conferisce un fascino inquietante e irresistibile.

La Santa è un enigma arcaico e, al contempo, sempre nuovo. Il saggio è incentrato sull’analisi, nel lasso temporale che intercorre fra Medioevo e Rinascimento, del nascere e dello svilupparsi del mito di Maria Maddalena, del diffondersi capillare della sua devozione e del conseguente riflesso sulle arti figurative.

L’autrice si sofferma sugli attributi iconografici, la lunga chioma e la veste rossa in primis, che caratterizzano la figura della Santa: espressione delle paure inconsce degli uomini, impegnati nel tentativo di risolvere l’enigma del femminile attraverso il ricorso a stereotipi sessisti.

Ogni epoca ha una sua lettura interpretativa di Maria Maddalena, ossia della Donna-Dea.

Titolo: Nero rosso di donna. L’ambiguità della femminilità
Autore: Emma Fenu
Edizione: Milena, 2018

 

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