Chiacchierata poetica

Donne. Semplicemente.

Chiacchierata poetica

di Ilaria Biondi e Ilaria Negrini

poesia

Pur vivendo relativamente vicine e pur avendo “rischiato” di incrociarci nella sua (Bologna) o nella mia città (Parma), il primo incontro con Ilaria Negrini – all’insegna del comune amore per la parola scritta – è avvenuto nello spazio virtuale del web, in seno a quella rete solida e coesa di persone appassionate di lettura e scrittura che risponde al nome di “Letteratura al Femminile”, il gruppo Facebook fondato alcuni anni or sono dalla scrittrice, iconografa, recensora e blogger Emma Fenu, che con garbo, attenzione e rara competenza lo continua ad animare e amministrare.

Alcuni mesi fa, spinte dal desiderio di vederci vis-à-vis, Ilaria e io abbiamo organizzato la prima presentazione congiunta delle nostre sillogi poetiche presso la Biblioteca Comunale di Fornovo Taro (PR), grazie al supporto di alcune donne e amiche davvero speciali.

Poiché questa prima esperienza insieme ha nutrito di bellezza la nostra anima e ha rafforzato l’empatia che ci lega, lo scorso maggio abbiamo scelto di replicare. In quell’occasione siamo state accolte nel contesto strepitoso, intriso di storia e incanto, qual è la Rocca Sanvitale di Sala Baganza (PR).

Vorremmo riportare qui di seguito la “chiacchierata in poesia” di quella soleggiata giornata di primavera, che abbiamo avuto la gioia di condividere con un gruppo di persone entusiaste e partecipi.

Ilaria Negrini :  “In canti di versi” è la prima silloge poetica di Ilaria Biondi: 44 liriche in cui la ricerca dell’essenza coincide con l’emergere della bellezza. Più il testo si spoglia del superfluo più affiora la purezza della poesia.

I temi principali di questa raccolta sono:

– la natura vista anche come metafora dell’animo femminile con le sue ferite, le sue ombre, i suoi slanci.

– la memoria sia nel senso del ricordo personale, sia come tradizione storica e culturale della terra in cui Ilaria è nata e a cui è tornata dopo alcuni anni di lontananza, l’Appennino.

– il dolore nascosto nell’anima che emerge a tratti tra i versi o in finale di poesia come ad esempio in “Stupore di luce”:

“Stride languido il profumo di seta

piange il giglio votato al silenzio

nell’abbaglio dischiuso del vento.

 

Stolto è il salice irto nel tempo

giostra un fremito d’ali d’argento

tra le fronde di pazienza sudata.

 

Cade un lembo di polvere cauta

fosco è il velo del disordine assente

nell’ora nuda della capinera zingara.

 

Urla il lume:

e un dolore si accende.”

(da Ilaria Biondi, “In canti di versi”)

 

Ilaria Negrini: “Stupore di luce” è una poesia che ti avvolge di profumi e immagini. È come camminare in un bosco tra fronde e fremiti d’ali, immersi nella bellezza. Poi improvviso “urla il lume / e un dolore si accende”. Amo tantissimo questa poesia, fra i tanti motivi anche perché sembra una metafora della vita: nel mezzo della gioia e della bellezza si accende il dolore. Dolore e bellezza sono per te momenti epifanici?

Ilaria Biondi: Assolutamente sì. Sono squarci, ferite, tagli, spiragli d’invisibile attraverso i quali la scorza della vita si lascia percepire con nuda verità, al di là della superficie opaca con cui si abbiglia nello scorrere ottundente della quotidianità. Nel dolore scorticante che lascia scalza la pelle, nel levarsi inatteso e fugace della bellezza rilucente c’è un attimo ineffabile di conoscenza in cui risuona il nostro essere appesi ad Altro, il nostro insaziato e insaziabile bisogno d’infinito.

“In canti di versi” scaturisce dalla gioia piena e pregna della Rinascita, dalla luce che origina dal buio del dolore necessario e delle sue cicatrici, con consapevolezza e smania di superamento. In queste pagine c’è lo sforzo dolce e la speranza feconda di poter catturare queste minuscole e nascoste epifanie e di impigliarle nella trama segreta della Parola.

“Sortilegio di petali”

Spoglia il petulante narciso,

redimi gli anemoni sfrontati.

La tua mano attenda orfana

il petalo ritroso della rosa canina.

Invoca le vene consumate

del giacinto impudente

che si culla persuaso

nel velo turchese di un lago di brina.

(da Ilaria Biondi, “In canti di versi”)

 

Ilaria Negrini : Con i tuoi versi ti immergi nella natura in una sorta di compenetrazione in cui i colori e i profumi dei fiori rimandano a emozioni interiori creando un mondo incantato. Questo sortilegio, questa magia, in che rapporto è col tuo fare poesia? Chi è il tu a cui ti rivolgi?

Ilaria Biondi : La Natura, che è in primis quella del mio Appennino, ha nella mia scrittura una duplice, ineliminabile valenza: è realtà fisica, pulsante e turgida, paesaggio lirico di fronte al cui incanto mi inchino con gratitudine, e al contempo trasfigurazione dell’anima, scacchiera dalle sfumature segrete che “traduce” gli ondeggiamenti invisibili dell’io.

La Natura nelle sue molteplici vesti esercita su di me un fascino potente e viscerale, ma è al profilo umile e ritroso del mio universo appenninico che va la mia preferenza ed è di questo respiro che la mia parola si nutre, incessantemente.

Una miniatura di mondo palpitante, oggetto di contemplazione estatica e al quale l’anima tende, in un anelito struggente di fusione panica.

Nel mio scrivere il tu in dialogo incessante con l’io è entità mutevole, cangiante e in parte sfuggente e si apre a un ventaglio di significati e suggestioni. Esso rappresenta talvolta una persona cara e amata, che appartiene alla quotidianità del presente oppure ai contorni velati del passato; è sovente personificazione della Natura (alla quale ci si accosta con slancio intimo e confidenziale, eppur con solenne e quasi sacra reverenza) e infine rispecchiamento dell’io stesso, della propria interiorità (in un moto di osservazione di se stessi dal di fuori, per meglio cogliere il di dentro).

poesia

“Ciocche di memoria fra le dita”

Coglievi con pazienza lieve

la gugliata lenta e colma

cauta nel tuo giudizio fulgido

che pudico si adagiava

sulla trama consunta di sudori casti

e agreste letizia.

Le palpebre ebbre di silenzi e frescura

a sfiorare

nel sortilegio umile della sera

le mie gote bambine

mentre il respiro limpido

del solstizio

irretiva furtivo e assorto

la tua mano ruvida di terra

e di carezze morbide.

(da Ilaria Biondi, “In canti di versi”)

Ilaria Negrini : Questa poesia dipinge un momento del tuo passato, un ricordo che riemerge vivo e intenso. I gesti lenti, il silenzio della sera, la “mano ruvida di terra e di carezze morbide”, le “gote bambine” sembrano vivere davanti ai nostri occhi mentre leggiamo. Poesia è anche mantenere vivo il passato e le persone amate. Nel tuo essere poeta la memoria che posto occupa?

Ilaria Biondi : Nella mia scrittura è forte un sentimento di nostalgia per l’infanzia, non solo personale ma di un intero mondo, quel mondo contadino nel quale affondano le mie radici biografiche e dell’anima. Un mondo che, sulla pagina, nasce dalla contaminazione, solo in parte consapevole, tra i ricordi personali e familiari e una dimensione ancestrale, favolosa e magica, che scaturisce dai racconti di chi mi ha preceduto e che imprime la propria orma misteriosa nel frusciare degli abeti della mia Pineta, nelle pietre scabre delle abitazioni, nel serpeggiare selvatico dei sentieri lungo le colline, nei tronchi solidi e saggi delle querce secolari.

La mia parola poetica sprofonda nella terra e in questo irradicamento necessario acquisisce forza, identità, ragione d’esistere. Essa si vuole conservazione di memoria, tentativo di fissare sulla pagina l’alito, la voce, la bellezza imprendibile dell’esistere, nell’illusione dolente e gioiosa di potersi staccare – per un istante fuggevole – dagli artigli imperiosi del tempo.

“Per raggiungere l’idea”

Cerco nel silenzio che ho dentro

per far uscire quel grumo inesprimibile

Per respirare – dentro soffoco

Devo uscire da me

Vertigini. Parole che girano

e scivolano via

– inafferrabili

E il silenzio è rumore

Esce un urlo

suoni e immagini

da fermare

prima che svaniscano

Ogni parola è trafitta

ribaltata buttata e ripresa

per raggiungere l’idea

Poesia è uscire da sé

inondare la luce

del deserto

Immergersi nel mondo

Guardare oltre.

(da Ilaria Negrini, “Oltre”)

 

Ilaria Biondi :  “Oltre”, la silloge poetica di Ilaria Negrini, è stata pubblicata  nel 2016. È una breve raccolta di poesie attraverso cui l’autrice cerca di afferrare la verità pur sapendo che non potrà mai raggiungerla completamente. Questa dolente consapevolezza non impedisce tuttavia all’io di continuare a spingersi oltre col pensiero, con le immagini e le suggestioni, a farsi portare al di là di se stesso, a immergersi nelle parole per crescere sempre più, per meglio comprendersi e meglio comprendere il mondo. Mi ricollego alla strofa finale di questa intenso componimento per porre a Ilaria una domanda non facile, ma necessaria: cos’è per te la poesia? Quando nasce la silloge poetica “Oltre” e a quale urgenza interiore risponde?

Ilaria Negrini : Ci sono momenti in cui sento un groviglio di emozioni, tensioni, desideri. Un “grumo”   che devo districare: per farlo devo uscire da me e immergermi nel mondo. Poesia è trovare la parola che possa esprimere quello che ho dentro e in cui chiunque possa rispecchiarsi. Il verso poetico nasce come momento individuale ma deve diventare universale.

Queste liriche sono nate alcuni anni fa dopo un periodo di pausa dalla poesia. Sono tornata alla poesia dopo aver dedicato tempo alla filosofia. Avevo bisogno di continuare a pormi le stesse domande filosofiche dando una risposta non più razionale e ragionata, ma seguendo il filo delle emozioni, il flusso delle parole.

L’urgenza interiore che mi ha portato a scrivere queste poesie è il bisogno di uscire dal senso di finitezza, riuscire ad andare oltre me stessa, oltre l’apparenza e la caducità delle cose. Io credo che nell’essere umano ci sia una scintilla di infinito. La poesia è la parola che accende questa scintilla.

“Vuoto”

Il passato si è dissolto nella nebbia

Ho un futuro cosi breve che vedo

il muro all’orizzonte

Sto qui ad aspettare

Cosa, non so

Vuoto dentro e tutto intorno

Facce tristi

La vita si è persa

C’è la sigaretta fra le dita

La ragazza che sorride e dice “sono io”

Le infermiere i dottori e queste ombre,

come me, ferme.

Inutili.

Sole.

(da Ilaria Negrini, “Oltre”)

Ilaria Biondi : Nei tuoi versi la parola poetica splende come luce capace di rischiarare le cicatrici della paura, l’abbraccio buio del vuoto, il passo vetroso del dolore e della disperazione, l’assalto inatteso della memoria, affidando l’anima al respiro infinito di un Oltre che spezza i confini ristretti e limitanti di un reale che non basta. Quanto nutre il tuo fare poetico questo anelito verso un Altrove ineffabile e lontano e al contempo nascosto e custodito dentro il nostro io più profondo?

Ilaria Negrini : il mio fare poetico nasce proprio da questo anelito verso l’Ineffabile. Cerco l’eterno, l’infinito che è la nostra vera essenza. Se noi vedessimo la nostra vita e il nostro essere come destinati al nulla, niente avrebbe senso, il vuoto ci sommergerebbe. Invece il nostro destino è oltre.

“Nell’azzurro”

Leggera nell’azzurro

fra gli schizzi delle onde e

il vento sulla faccia

odore di mare fra i capelli,

tutti quei giorni distesi davanti.

Un punto lontano il ritorno.

Quando le parole scorrono

ritrovo quelle estati.

Libera nei versi

dal peso dell’esistere.

(da Ilaria Negrini, “Oltre”)

 

Ilaria Biondi :  I tuoi versi inseguono l’azzurro delle onde, la brezza delle foglie, la carezza umida delle nuvole, culla di bellezza dove l’Io sperimenta la fugace vertigine di un istante di gioia. La parola racconta di un’anima ardente che si libra fra le braccia di mare e vento, congiungendosi misteriosamente con l’energia della Natura. La “magia” dell’intimo contatto con la Natura, che nella poesia trova la sua più piena, autentica e alta espressione, può salvare l’anima, liberandola dal peso dell’esistere?

Ilaria Negrini : Sì, il contatto con la natura, anche solo la contemplazione di essa, ci salva.

Io amo il mare, mi basta guardare l’immensità del blu, i suoi riflessi azzurri, e sento che l’esistere non è tutto qui, sento l’infinito a cui siamo vocati. La Bellezza e l’Eterno si manifestano nella Natura.

Ringraziando il salotto di “Cultura al femminile” per l’ospitalità, vorremmo concludere questa nostra chiacchierata con due definizioni di poesia che ci stanno particolarmente a cuore:

“La poesia è un’eco, che chiede all’ombra di ballare” (Carl Sandburg)

 

“Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti

e li disperde

 

Di questa poesia

mi resta quel nulla

d’inesauribile segreto”

(Giuseppe Ungaretti)

 

 

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