“Schiava di mio marito” – di Tehmina Durrani

Donne. Semplicemente.

“Schiava di mio marito” – di Tehmina Durrani

Recensione di Lisa Molaro

Tehmina Durrani

Tehmina Durrani è una autrice pakistana, femminista, attiva nella battaglia per i diritti delle donne e dei bambini.

Questo libro è la sua autobiografia, pubblicata per la prima volta nel 1994.

In queste pagine, la sua vita, viene divelta davanti agli occhi di un lettore che, spesso, si ritrova ad assistere scene di un quotidiano tormento.

In questo caso, il lettore ero io e i sentimenti che dalla lettura scaturivano non sempre erano concordanti.

Tehmina non è nata povera, in un contesto di malasanità, di indigenza o ignoranza… non è nata indifesa; questo, lo so, non vuol dire nulla.

Tehmina è nata in seno a una delle famiglie più abbienti – e influenti – del Pakistan. Anche questo potrebbe non significare nulla.

Themina è nata da una genitrice, credo, sterile di amore materno.

Quanto la mancanza di un giardino affettivo infantile è capace di alterare il seme dell’autostima?

Questo romanzo, che si legge d’un fiato, narra di amori malati, frutto di un’iniziale alterazione con l’amor proprio danneggiato.

In un contesto storico e sociale disastroso, pieno di rivolte politiche, pieno di controversie, di diritti negati alle donne, di occhi che si chiudono e orecchie che si tappano… in tutto ciò, mi è difficile sentenziare e asserire che avrei agito diversamente da lei, eppure…

Lei mi ha narrato i suoi amori, le nascite dei suoi figli, le speranze, le volontà.

Si intrecciano fili di passioni diverse, ma potenti allo stesso modo.

Il suo secondo matrimonio, quello con  Ghulam Mustafa Khar , ex primo ministro e governatore del Punjab, occupa gran parte del romanzo.

Un matrimonio che inizia sotto il fruscio di eleganti sete drappeggiate, con giochi di sguardo ammalianti e promettenti rispetto.

Una unione voluta con ostinazione da entrambe, con motivazioni diverse.

Pretesa di possesso, pretesa d’amore.

Di pagina in pagina mi ha descritto il rumore di ossa che si rompevano, la fluidità del sangue che le scorreva sulla pelle, la paura del buio, del silenzio, della luce, del movimento, della staticità, del verbo.

La paura.

Usciva dalle pagine, il terrore, trascinato da inchiostro nero come la notte.

“A volte mi puniva come una bambina disobbediente. Subito dopo diventavo la figura materna che doveva perdonare le sue trasgressioni. Mi era impossibile reagire prontamente alle sue metamorfosi.”

Poi finalmente la capacità di ribellarsi ma… un passo avanti e mille indietro.

Andate, ritorni, occhi incrociati, mani alzate, ginocchia a terra, sguardi fieri.

Una tigre e una leonessa in lotta continua.

Quanto può fungere da collante un’ideale politico condiviso?

La risposta, evinta dalla lettura di quest’autobiografia, è ciò che non sono stata in grado di condividere, io, donna occidentale.

Una volta trovato il coraggio di ribellarsi a una situazione insostenibile, perché lottare per un marito in carcere? Perché divenire la sua voce all’esterno? Perché ritornare a credergli? Perché non prendere i bambini e tenerli stretti al petto?

“L’Asia in generale, e il subcontinente in particolare, è la patria di donne coraggiose che hanno raccolto la bandiera dei loro uomini. Nella maggior parte dei casi, il loro ingresso in politica è avvenuto in seguito a un periodo di avversità o a un atto di violenza. Indira Gandhi, Cory Aquino, Benazir Bhutto e altre hanno proseguito il cammino dei loro padri o mariti caduti. Io emersi solo quando Mustafa fu incarcerato. Ero diventata un animale politico.”

Tehmina Durrani è stata un filo d’erba che non si è spezzato sotto il peso di piedi ora di uomo ora di donna.

Si è piegata, annientata, annullata, celata al proprio specchio… ma quando si è guardata in volto, senza veli di pretese apparenze, ha raddrizzato le spalle e ha camminato diritta.

“Era tutto assurdo. La nostra famiglia, falsa e aggrovigliata, composta da persone disposte ad accusarsi reciprocamente e a scambiarsi colpi di pugnale nella schiena, era come il microcosmo della società pachistana.”

“Capii allora di essere stata presa nelle spire del mutamento ma di essere ancora mentalmente prigioniera. Per la prima volta nella mia vita cominciai a pensare che la strana ero io, e che nel mondo c’erano altre persone perfettamente normali che non erano disposte a soffrire in silenzio e reagivano di fronte all’ingiustizia.”

L’autrice ha potuto reagire, la sua parola ha avuto possibilità di ascolto.

Penso a tutte le donne che ancora non hanno il permesso di alzare lo sguardo.

Penso alle donne senza voce, senza forza, senza volto.

Penso che in questo mondo ci sono troppi mondi.

Troppi microcosmi e troppa violenza.

Lisa.

https://www.amazon.it/Schiava-mio-marito-Tehmina-Durrani/dp/B00I9K6ZXY/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1532529717&sr=1-1&keywords=schiava+di+mio+marito

Sinossi:

Potrebbe essere l’eroina di un romanzo d’avventura e di passione. Invece Tehmina Durrani è la vera protagonista dei fatti che racconta. Sposata con Mustafa Khar, eminente uomo politico pakistano, Tehmina è costretta dal marito ad accettare violenze e angherie, a subire umiliazioni e tradimenti. Tuttavia, durante gli anni più burrascosi della recente storia del Pakistan, Tehmina condivide con Mustafa Khar una lunga battaglia politica tanto in patria quanto in esilio. Per accorgersi, alla fine, di essersi battuta al fianco di un uomo assetato solo di potere. E’ l’ultima delusione quella che le dà la forza di lasciarlo e di smascherarlo scrivendo un libro. Questo libro. Che in Pakistan ha suscitato scandalo, ma ha anche aiutato tante donne a ritrovare la propria dignità. Un documento unico. La storia di Tehmina e del suo Paese in cerca di libertà.

Titolo: Schiava di mio marito
Autore: Tehmina Durrani
Editore: Mondadori (1994)

 

 

Potrebbero interessarti anche:

“Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi

“Pelle di donna” – di Alina Rizzi

 

Nessun commento

Aggiungi il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.