“La saponificatrice di Correggio” di Barbara Bracco

Donne. Semplicemente.

“La saponificatrice di Correggio” di Barbara Bracco

Recensione di Emma Fenu

saponificatrice

La saponificatrice di Correggio è un saggio antropologico e storico scritto da Barbara Bracco, docente di Storia Contemporanea, e edito da Il Mulino nel 2018.

Fra il 1939 e il 1940 Leonarda Cianciulli, originaria dell’Irpinia e trasferitasi a Correggio, uccise tre donne, ne sezionò i corpi, li mise a bollire in soda caustica per farne saponi e utilizzo il loro sangue nell’impasto di dolcetti.
La sua storia, divulgata con dovizia di particolari scabrosi nelle pagine di cronaca nera del periodo postbellico, dopo la fine del regime fascista, è un interessante oggetto di studio circa l’archetipo della donna “strega” che diventa simbolo degli eventi tragici di una società.

Chi è, dunque, Leonarda Cianciulli?

Descritta come una donna bassa, dal ventre prominente e morbido, come una Venere neolitica, manifesta un contrasto nel viso irregolare, con una mascella volitiva e mascolina e una chioma degna di Medusa.

È un ibrido femmineo che fa paura come un’arpia e che sa trascinare nella morte come una sirena.

Per ovviare alla povertà, è dedita al commercio di dolci e alla chiromanzia, guadagnandosi ben presto, in paese, la nomea di strega, di “terrona” e di donnaccia.

Oppressa dalla maledizione della madre e dalla predizione di una zingara, Leonarda affronta 17 gravidanze ma ha solo quattro figli sopravvissuti e, spinta dall’amore primordiale per essi, con la volontà di salvarli alla morte tramite pratiche magiche, secondo quanto lei stessa afferma, diventa un’assassina.

Attira nella proprie spire donne sole per rapinarle e poi ucciderle, scrive cartoline fasulle ai loro congiunti e ne fa sparire i resti dentro un pentolone, come nei macabri rituali delle fiabe (meglio che favole, come compare nel titolo) nere della tradizione, quelle raccontate non per i bambini, ma per gli adulti alle prese con il tabù del lato oscuro dell’essere umano.

Non a caso Cappuccetto Rosso, Pollicino e Biancaneve, solo per citare gli esempi più conosciuti, trattano il cannibalismo: la prima mangia la carne della nonna e poi diventa a sua volta pasto; il secondo rischia di diventare lo spuntino di un orco; la terza è costretta a fuggire perché la matrigna ne vuole il cuore.

Nella vicenda della assassina di Correggio, nell’archetipo confluiscono anche i traumi della storia recente, ossia le guerre, il nazismo e le atrocità sui corpi umani perpetuate nei campi di sterminio (fra cui la saponificazione).

In una fase di passaggio verso una nuova Italia, quella della Repubblica (non a caso il processo, interrotto per la guerra mondiale, si tenne a partire dal giugno 1946), i mostri servono a mostrare, appunto, la distanza e il rifiuto verso un passato da cui ci si vuole orfani.

Leonarda diventa, dunque, il simbolo del male da cui liberarsi con una catarsi, catalogandolo come pazzia (infatti la donna fu dichiarata affetta da psicosi isterica e reclusa in un manicomio criminale) o come alienità dal ruolo madre esemplare, esaltato in epoca fascista.

La saponificatrice di Correggio è l’utero nero, l’eclissi di Luna, la vagina dentata, la strega vampira, la donna erede di Teti che immerse i figli nello Stige, di Circe che trasformò gli uomini in animali asserviti all’istinto, di Medea che fu maga e madre assassina e delle Erinni assetate di vendetta.

Pronta a salire sull’altare della giustizia per espiare il lutto collettivo di un paese reduce da due guerre, si racconta e ci racconta le paure ataviche di quella che Jean Delumeau definì la “città assediata”, ossia del mondo occidentale in bilico fra mito e progresso.

 

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Sinossi

A Correggio, fra il 1939 e il 1940, Leonarda Cianciulli uccise tre donne, impadronendosi dei loro beni e distruggendone i corpi.

Nel 1946 il processo alla «saponificatrice» ebbe una risonanza enorme in un’Italia che, ormai uscita dal fascismo, riscopriva il fascino un po’ morboso dei grandi fattacci di nera.

A fare di quest’assassina seriale un archetipo della criminalità femminile non è solo la particolare efferatezza dei tre delitti, ma l’immagine complessiva che la giustizia, la psichiatria, i giornali e l’opinione pubblica restituirono della vicenda.

È attraverso questa narrazione collettiva che il libro rilegge il caso della saponificatrice di Correggio, estraendo dalla cronaca nera un pregnante capitolo di storia culturale italiana, sullo sfondo della difficile transizione fra la guerra e l’avvio della Repubblica.

Titolo: La saponificatrice di Correggio
Autore: Barbara Bracco
Edizione: Il Mulino, 2018

 

 

 

 

 

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