“Mary Shelley” di Haifaa Al Mansour

Donne. Semplicemente.

“Mary Shelley” di Haifaa Al Mansour

Recensione di Emma Fenu

Shelley

Mary Shelley è un film biografico diretto dal saudita Haifaa Al Mansour proiettato nelle sale questo agosto 2018. Gli attori protagonisti sono Elle Fanning e Douglas Booth.

La storia, ambientata nella prima metà del XIX secolo, narra la vita della scrittrice Mary Wollstonecraft Goodwin, conosciuta dal pubblico con il cognome di Shelley, concentrandosi sulla travagliata relazione sentimentale con il poeta Percy Bysshe Shelley e sul suo altrettanto complesso percorso di scrittrice professionista.

Educata fin da bambina alla cultura come mezzo di emancipazione e di conquista della libertà e inserita in un gruppo di intellettuali romantici (tutti deceduti molto giovani), quali Lord Byron e John Polidori, all’età di soli 18 anni scrisse Frankestein o il moderno Prometro, un vero capolavoro nel campo del romanzo gotico e, in forma pionieristica, fantascientifico.

Il film svela cosa si nasconde dietro l’inchiostro e la carta che hanno consegnato ai secoli futuri l’immagine del mostro emblema di una condizione esistenziale di  paura, di solitudine, di mancata fede nell’Infinito e di relazione con un Demiurgo.

Solo, senza un Dio a cui rendere conto e con una Natura asservita al progresso, l’Uomo moderno disobbedisce a leggi non scritte e commette hybris scatenando una vendetta ingestibile in cui egli stesso è vittima e artefice.

In tale voracità di conoscenza, di sperimentazione e di mimesi dell’atto creativo divino, la morte esercita una particolare fascinazione perché proprio il processo di decomposizione, se invertito, può portare alla generazione dal nulla.

L’obiettivo, ben conseguito, di Haifaa Al Mansour è cogliere le similitudini fra Mary Shelley e il mostro: entrambi da un condizione di purezza e di bontà sono corrotti verso il male a causa della mancanza di amore e di accettazione del diverso.

Mary è un “mostro”.

Non è un uomo, ma è una donna che infrange il ruolo sociale di moglie devota che la società proponeva.

In quanto “mostro”, la scrittrice deve non solo soffrire delle disattenzioni di Shelley, ma anche del sessismo insito nel mondo della cultura e dell’editoria, in ragione del quale la prima pubblicazione dell’opera fu anonima, per non gettare scandalo ed avere seguito di pubblico.

L’epilogo del film è significativo: fra le braccia dell’uomo amato, a seguito del riconoscimento della maternità del proprio romanzo, Mary afferma di non rimpiangere il dolore per il tradimento e la morte, perfino dei propri figli, perché tutto ciò che ci accade ci rende le persone uniche che siamo.

Tutto ciò che ci accade ci rende “mostri”, ossi esseri capaci di mostrare la verità della vita e dell’arte

Titolo: Mary Shelley
Regia: Haifaa Al Mansour
Produzione: Notorious Pictures, 2017

 

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