Aretha Franklin – La regina del soul

Donne. Semplicemente.

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Aretha Franklin – La regina del soul

A cura di Chiara Minutillo

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52 album pubblicati. 21 Grammy vinti, 8 dei quali ricevuti consecutivamente nella stessa categoria dal 1968 al 1975. È stata la prima donna a entrare a far parte della Rock and roll hall of fame”. Si è guadagnata il primo posto nella classifica “100 Greatest Singers” della rivista Rolling Stones.

Chiamata “La regina del Soul” o anche “Lady Soul”, Aretha Franklin è stata una delle più grandi voci americane.

Nata a Memphis il 25 marzo 1942 da un predicatore battista, Aretha Louise Franklin ebbe contatti con il mondo della musica sin da bambina. La madre, infatti, era una cantante gospel, ma se ne andò di casa quando Aretha aveva solo sei anni.

Fu a quell’età che la futura diva si trasferì con il padre e i fratelli a Detroit.

Qui, l’immersione nel mondo della musica fu ancora maggiore. Il padre divenne ministro di una comunità religiosa molto grande e decise di far entrare le figlie Aretha, Carolyn e Erma fra i musicisti della parrocchia. Mentre le sorelle cantavano nel coro, Aretha suonava anche il pianoforte durante le funzioni.

La passione di Aretha per la musica le diede l’ambizione di diventare una cantante professionista. La sua carriera cominciò proprio all’interno della comunità religiosa. Un’etichetta discografica registrò le sue performance durante le funzioni condotte dal padre. A soli quattordici anni, seguì quest’ultimo in un giro di predicazione, mettendo in mostra il suo repertorio gospel, quasi si trattasse di un tour. 

Grazie a questo viaggio, venne notata da un produttore, Berry Gordy, proprietario dell’etichetta Motown.

Berry Gordy aveva iniziato la sua carriera come produttore lanciando il gruppo soul The Miracles, di cui faceva parte Smokey Robinson, amico d’infanzia di Aretha. Nonostante in seguito sia riuscito a rendere famosi artisti come Stevie Wonder e i Jackson 5, Berry Gordy non riuscì a aggiudicarsi Aretha.

Spinta da alcuni cantanti gospel e predicatori, Aretha si accordò per la firma di un contratto con la RCA, ma John Hammond, produttore discografico della Columbia, riesce a attirare Aretha a sé. La strada per il successo era ancora lunga e faticosa. La Columbia trattava prevalentemente musica pop, che non permetteva a Aretha di sfruttare appieno la sua voce.

La vera svolta arrivò alla fine degli anni ’60.

Nel 1967, Aretha firmò un contratto con la Atlantic Records. I produttori discografici dell’Atlantic capirono appieno il valore di quella voce brillante, capace di gestire con agilità e potenza tanto le note basse quanto quelle alte.

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Fu in questi anni che Aretha si guadagnò il nome di “Regina del Soul”. Ai lavori che le venivano proposti erano state introdotte venature soul, rendendoli la base per la futura R&B. Aretha cominciò a dominare le classifiche, scalando le classifiche e ottenendo dischi d’oro e di platino. La sua improvvisa notorietà la fece divenire il simbolo delle minoranze nere americane. In quello stesso anno, infatti, Aretha registrò il brano Respect, che fu adottato presto come inno dei movimenti femministi e per i diritti civili. 

I dischi si susseguirono, con canzoni e cover registrate in chiave gospel e blues, pop e rock and roll. Il successo varcò rapidamente i confini americani e le fece guadagnare, nel 1968, il Grammy Award per la “Miglior performance vocale femminile R&B”. Divenne imbattibile in questa categoria, vincendo il Grammy nella stessa categoria per otto anni consecutivi.

Il successo tanto desiderato, guadagnato con sforzo, anche nonostante i suoi problemi di alcolismo dovuti alla relazione con il marito Ted White, cominciò a scemare negli anni ’70.

L’album You del 1973, caratterizzato da sonorità più dolci, non ottenne il risultato sperato. Quelli erano anche gli anni del debutto della disco music, a cui i produttori discografici della Atlantic decisero di dare più peso. Aretha riceveva sempre meno spazio e meno materiale e i consensi di critica e pubblico si fecero sempre più rari.

Non fu un’etichetta discografica a far tornare Aretha alla ribalta. Nel 1980 uscì il film The Blues Brothers, che vedeva Aretha nei panni della moglie di Matt Murphy e le permise di eseguire un suo vecchio successo, Think.

Quello stesso anno, entrò a far parte del gruppo della Arista Record, incidendo due singoli, uno dei quali, Love all the hurt away, in duetto con George Benson. Nel 1982 uscì l’album Jump to it, che la riportò nelle classifiche mondiali. Risalgono agli anni ’80 altri grandi successi, con grandi collaborazioni, come I knew you were waitng (for me) con George Michael e Sisters are doing it for themselves con gli Eurythmics, anche se qualitativamente molto inferiori rispetto ai singoli dei primi anni. 

Tra le più grandi performance live di Aretha negli ultimi anni figura l’esecuzione del brano Nessun dorma ai Grammy nel 1998. L’interpretazione venne improvvisata, in quanto a eseguirla avrebbe dovuto esserci Luciano Pavarotti, che però era stato colpito da un malore. 

Lo stesso anno partecipò alla registrazione di un concerto con altre grandi voci: Shania Twain, Carole King, Mariah Carey, Celine Dion e Gloria Estefan. 

Nel 2009, inoltre, cantò a Washington durante la cerimonia per l’insediamento di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti. Sei anni dopo ha cantato nuovamente davanti al presidente (è noto il video che mostra Barack Obama piangendo) durante la cerimonia per il conferimento dei Kennedy Center Honors a Carole King. Per l’occasione, Aretha interpretò il brano (You make me feel like) a natural woman, scritto proprio da Carole King.

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L’ultimo album registrato da Aretha Franklin risale al 2014: Aretha Franklin sing the great diva classics, in cui la cantante ha interpretato successi di Etta James, Adele, Gloria Gaynor, Dinah Washington, Sinead O’Connor e molte altre.

Dopo una lunga malattia, Aretha Franklin si è spenta nella sua casa di Detroit il 16 agosto 2018, lasciando al mondo la sua voce strepitosa, unita a un esempio di caparbietà nel voler realizzare i propri sogni. 

 

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