“La nascita di Nina” di Serena Pontoriero

Donne. Semplicemente.

“La nascita di Nina” di Serena Pontoriero

Venerdì 22 giugno ricevo una comunicazione su Messenger: “Nina è nata, pesa 3,2 chili ed è lunga 50 centimetri. Stiamo bene”. La mia amica Clarisse ha partorito, un po’ prima del previsto. Di solito, sarei corsa a trovarla ma per rispetto delle usanze locali, per pudore, chiedo: “Vuoi che venga a trovarti?”.

Il giorno seguente vado a comperare qualche regalo, prendo il treno e vado a trovare la mia amica e la sua piccola. Fa un caldo soffocante, accentuato dal cemento appena colato per costruire la strada sulla quale cammino. Nessun albero sotto cui ripararsi dal sole, nessun albero che copra la vista. Quel palazzo nuovo, tutto in vetro, buttato lì, è l’ospedale.

I corridoi sono vuoti e silenziosi. Busso alla porta, intimamente convinta di aver sbagliato stanza. Invece, nel “prego” di risposta, riconosco la voce della mia amica.

Commossa, faccio la conoscenza di Nina, abbraccio Clarisse e mi complimento con il suo compagno. I tre, emozionati, si raggruppano si fondono in un monolite triangolare che mi ricorda i quadri di Delcroix: la mia amica, al centro del quadro, tiene la bimba, sorretta, a destra, dalla mano del padre.

Poggio i regali sul davanzale della finestra. Il momento è così bello e unico che andrebbe festeggiato. Chiedo: “Volete che vada a comperare qualcosa al bar?”.
Penso: “Ma dove sono le famiglie?”.

 

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