“La verità” – di Monica Antonella Sabella

Donne. Semplicemente.

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“La verità” – di Monica Antonella Sabella

Recensione di Serena Savarelli

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Il romanzo “La verità” catapulta il lettore in una storia che somiglia a una fiction televisiva. Le vite dei personaggi s’intrecciano attorno a una ragazza di dodici anni con il suo terribile trauma e il suo presente complicato. L’autrice Monica Antonella Sabella racconta le vicende in modo semplice e diretto attraverso i numerosi dialoghi che scandiscono i fatti giornalieri tessendo l’intera trama.

Dal primo capitolo è chiaro che Miriam è la protagonista. È una donna tenace e per nulla malleabile e il lettore la immagina così nel ruolo che riveste di avvocato. Solo dopo alcuni capitoli comprende che è il suo passato l’artefice della sua personalità. A venti anni decide di portare a termine la gravidanza gemellare senza un compagno e la nascita di Simona e Fara non le impedisce di studiare e di diventare una brava professionista. La sua famiglia è di grande supporto, il padre delle gemelle, al contrario, fugge dalle proprie responsabilità.

Miriam cresce da sola le figlie e quando arrivano ad avere ventun anni sono due fanciulle diverse, ognuna delle quali lotta a suo modo per riuscire a perdonare un padre che riappare e chiede loro una seconda possibilità.

“Simona era più tranquilla come ragazza, Fara era un uragano di ragazza, non stava mai ferma”.

È Fara, infatti, che stenta ad accettare un uomo che non conosce e che identifica solo con il concetto di abbandono.

“Mamma, non ricominciare, lui ci ha abbandonate, non è nostro padre!”

 Gabriel, dopo ventun anni, non è più il ragazzo impaurito e incapace di calarsi nel ruolo di giovane padre. È un uomo maturo e solo, di fronte alla vita che ha deciso per lui una seconda volta. La codardia per aver abbandonato le figlie si affianca al lutto della sua piccola bambina e all’abbandono della moglie.

Miriam conosce la sua storia, le figlie no.  Per questo motivo Miriam non impone una relazione, ma accompagna le ragazze al perdono. Questa non è l’unica lotta nella quale Miriam è coinvolta. Lei è anche un avvocato e il suo ruolo è quello di difendere il suo cliente, che, in quel momento, è una ragazzina di dodici anni, Susan, vittima di violenza da parte di un uomo di quarantun anni:

“… con la barba, alto e grassottello che solo a guardarlo faceva schifo…”

 È la vicenda terribile di questa bambina che unisce i personaggi e impone loro di interagire scambievolmente.

Gabriel, soprannominato il “giudice di ghiaccio”, è colui che gestisce in tribunale le udienze e Miriam è avvocato di Susan, coinvolta totalmente nella salvaguardia della bambina.

Alcuni imprevisti portano Miriam a incontrare un uomo più volte, Nicholas, e il susseguirsi di una serie di equivoci obbliga entrambi a conoscersi e, tra sguardi furtivi e risposte date per scontato, a relazionarsi.

Nicholas collabora con Gabriel e Miriam come procuratore nominato nel caso di Susan.

Da quel momento la trama diventa tutto un supporre e un ipotizzare da parte dei tre personaggi, quando agli occhi del lettore è chiaro che tra Miriam e Nicholas potrebbe sbocciare un’intesa, ma i personaggi sembrano impreparati e impacciati per un’eventuale relazione seria.

Miriam tralascia le sue emozioni e dà la priorità alla difesa di Susan. Una dodicenne abusata, senza una famiglia che la supporti, sola e indifesa, giudicata lei la responsabile delle violenze subite.

“Ho sentito abbastanza, voi non siete genitori, siete dei mostri!” disse Miriam “Ma perché fate figli? Ci sono tanti metodi anticoncezionali!” continuò.

 “Miriam, il problema tuo è che ti affezioni ai clienti, devi rimanere distaccata, devi metterci la testa, non il cuore” disse Nicholas.

 Più volte il processo viene sospeso e l’udienza rimandata al giorno seguente; troppo spesso Miriam perde la pazienza e inveisce o s’irrita a causa delle provocazioni della contro parte. Nicholas e Gabriel cercano di mantenerla calma, dietro alle quinte del caso, rammentandole che il suo comportamento adeguato e composto farà la differenza nel procedimento in atto.

“Miriam, ti fai prendere dal cuore, devi rimanere distaccata, se no siamo costretti io e Gabriel a toglierti il caso di Susan” disse Nicholas

 Anche Simona e Fara partecipano alle udienze e la loro presenza è l’opportunità per incontrare il padre e l’occasione per capire che la loro madre ha un atteggiamento verso Nicholas come una ragazzina alla sua prima cotta: impacciata, nervosa e facilmente irritabile. Tuttavia, nella testa di Miriam non c’è spazio per innamorarsi, nella sua mente i pensieri e i giudizi che si formano sono tanti e tutti collegati alla sorte di Susan.

“A questa gente bisognerebbe impedirgli di procreare, e invece fanno figli come conigli!” disse Miriam.

 La sua collera è predominante perché di fronte a un dato di fatto, l’intento è comunque rendere colpevole la vittima, accusandola a soli dodici anni di seduzione. La verità è violenza che stenta a essere dichiarata, ma ne esiste un’altra che esce dalla bocca di una bambina ed è grido di dolore:

“Voi non mi avete mai dato amore!” disse Susan “Io vorrei una madre come Miriam!” continuò.

 Miriam è avvocato e difende, ma non si ferma a questo compito e va oltre accogliendo la richiesta di Susan con estrema convinzione: una scelta irremovibile che porta ad azioni incoerenti per un avvocato.

“Io voglio che Susan venga a casa mia e che cresca con le mie figlie, darle la possibilità di avere una famiglia che le vuole bene, che sia finalmente serena!” disse Miriam.

Di fronte a questa scelta, la verità prosegue nel suo percorso e si delinea chiara tra le pareti della sala del tribunale. Susan non è solo vittima del suo stupratore, la verità è un’altra, ben più grave e riguarda i suoi genitori. Miriam non ha dubbi e raggiunge il suo obiettivo con testardaggine e determinazione: Susan è salva e a casa sua.

“Miriam, ho paura che questo sia un bel sogno! Ho paura di svegliarmi e di ritrovarmi in quell’inferno!” disse Susan.

[…]

“Siamo una famiglia, vivi con noi, sei nostra sorella” disse Simona.

 Credo da sempre che siano i libri a scegliere il loro lettore.
Spesso le storie che leggo arrivano in un determinato momento e incrementano emozioni già in essere o ne suscitano di nuove.

In ogni libro c’è sempre un personaggio nel quale è facile identificarmi.

In questo romanzo ho abbracciato Miriam dall’inizio e, se pur con qualche differenza di pensiero, sono stata accanto a lei per incitarla nella sua lotta.

Nel sottosuolo di questa storia galleggiano tanti temi attuali: la violenza sulle donne, la violenza minorile, la pedofilia, famiglie in difficoltà che perdono la razionalità e usano i propri figli come merce di scambio e l’aspetto di chi deve giudicare e fare giustizia. Adulti che cambiano il corso della vita a bambini disperati.

Sono tutti fatti di cronaca quotidiana che vengono recepiti per un po’ e poi continuano a esistere nell’indifferenza di molti fino al caso successivo che dilaga tra i media.

Quando sono vissuti realmente e direttamente comprendi, con perplessità e tanta incredulità, un meccanismo non sempre a lieto fine e che prevede percorsi lunghi e complicati.

“La verità” affronta un tema che io vivo quotidianamente: accogliere chi stava nell’inferno. La verità è che quando la sofferenza di un’altra persona viene accolta, insieme a questa troviamo inevitabilmente la storia terribile di una famiglia intera, l’insieme di traumi e personalità costruite a forza per sopravvivere, il confronto con la propria collera, l’impeto di ribaltare un sistema complicato e l’avvilimento per una burocrazia infinitamente lenta. Tutto diventa la lotta per difendere i diritti calpestati di chi è solo vittima, cioè di colui che è stato leso nel suo essere persona. A volte sono gli stessi genitori gli artefici di traumi e lesioni, quelli che incidono nell’esistenza interrotta e cancellano la felicità di un bambino. La vittima tenta di sopravvivere e non si fida più di niente e nessuno. La persona che accoglie osserva, si lascia provocare e mettere alla prova perché solo in questo modo può dimostrare che l’adulto non è sempre qualcosa di negativo. Miriam accoglie un’adolescente ed è all’inizio di questa avventura; nel libro non conosciamo il proseguo di questa scelta, possiamo solo intuire il primo passo di Susan: la consapevolezza.

“Se non ti do fastidio, io vorrei chiamarti mamma! Io una mamma non l’ho mai avuta!” disse Susan.

 Assicuro ad ogni futuro lettore, che come non dà fastidio a Miriam nella storia, nella realtà è proprio la prima conquista, il trampolino di lancio per ricostruire quel qualcosa che era stato annientato: la relazione reciproca.

La verità è che accogliere chi ha sofferto è una strada faticosa e, nel leggere il romanzo, spesso mi sono detta: “Sarebbe stato davvero bello affrontare tutto con una battuta, una risata finale e una festa!”. Ai personaggi bastano poche settimane per ricostruire una vita nuova, nella vita reale servono anni. Accogliere un bambino che ha vissuto l’inferno è accogliere un dolore che diventa un percorso del quale non conosci il finale e non potrai mai sapere se sarà una “bella favola da felici e contenti”, perché l’unica cosa certa è quel dolore e le sue conseguenze che avvolgono tutti, nessuno escluso.

Il romanzo “La verità” ha suscitato, in me, questa domanda: quando  avvocati, giudici, procuratori decidono di usare il proprio cuore, invece che la testa per rimanere distaccati; nella realtà in questi professionisti cosa conta davvero per arrivare a scegliere giustamente per un’altra persona? Nella maggior parte dei casi, il bambino è il caso descritto nel faldone della pratica numero x. Solo pochi conoscono il volto del minore, men che meno le sue emozioni. Vengono maneggiate carte, l’attesa allontana dal vivere reale e i casi si moltiplicano, giorno dopo giorno.

Accanto a Susan arriva Miriam. Come nella realtà, accanto a bambini sofferenti arriva, all’improvviso e qualche volta, una mamma, un papà e un’intera famiglia a rattoppare e ricostruire anni perduti per sempre. Sono loro a rimanere quotidianamente in trincea e a difendere, tra intoppi e ostacoli, spesso neppure ben spiegati, quel bambino e il suo dolore. Le emozioni sono tante e si mescolano con la parte razionale che deve restare per favorire il procedere dell’evoluzione del caso.

Ecco la verità: cuore e mente procedono a braccetto e dove il cuore ribalterebbe un sistema intero, la mente frena e sollecita pazienza. Lo sanno bene questo Nicholas e Gabriel. A una mamma serve sempre la razionalità di uomo per mantenere la calma, ma è il cuore di quella mamma a ottenere giustizia.

Nella storia Miriam è mamma biologica, mamma affidataria, tutore legale, fidanzata di un procuratore e il padre delle sue figlie è un giudice. Nella vita reale chi accoglie non è così dentro al sistema giudiziario, non conosce leggi, non ricevere risposte alle proprie domande e non ha un supporto valido, al di fuori di chi vive le medesime esperienze.

Chi accoglie si sente spesso solo e senza risoluzioni.

Questo romanzo risveglia tantissime emozioni e il finale è un invito a non perdere mai la speranza.

Esistono eccome genitori che usano i propri figli nel peggiore dei modi, che procreano incuranti di possedere o meno le capacità genitoriali e senza rendersi conto del male che fanno.

Miriam esprime giudizi molto forti, quelli che spesso emettono la maggior parte delle persone. È facile arrivare a definire queste persone dei mostri. Eppure, chi accoglie un bambino, alla fine, accoglie la sua storia che racchiude quella dei suoi genitori sulla carta. Senza giustificare o sminuire le brutture a loro connesse, viene da chiedersi: chi aiuta questi pseudo mostri, come hanno fatto ad arrivare a commettere tanto e, mettere in salvo i loro figli, è l’unica soluzione per evitare questi drammi? Quale sono i giusti percorsi che portano a prevenire la violenza e la genitorialità non consapevole?

Ogni lettore che si accinge a conoscere la storia di Miriam e Susan verrà, alla fine, scosso da temi forti e toccanti. Ognuno di loro arriverà a formulare il suo pensiero a riguardo. Ma se il lettore, nella vita reale, ha avuto un’esperienza di affido e di accoglienza o ha, in atto, l’opportunità di difendere un bambino e rielaborare con lui il suo dolore, sa per certo che il mondo della giustizia minorile è troppo complesso e fatto da infinite variabili per avere sempre e comunque un lieto fine o semplicemente un finale.

Non resta che ricordare Miriam: la protagonista che sprona alla tenacia, alla determinazione e a usare il cuore nelle proprie lotte, senza mai perdere la speranza e Susan che grida il risultato di una battaglia che può essere vinta con successo:

“Oh mio Dio, non avrei mai creduto che potesse esistere tanta felicità!” disse Susan.

Autore: Monica Antonella Sabella
Titolo: La verità
Editore: Youcanprint Self-Publishing
Prima pubblicazione: 14 luglio 2017

Sinossi:

Miriam è una single con due figlie. Cerca in tutti i modi di favorire il rapporto tra le figlie e il padre. L’incontro con una ragazzina di dodici anni e un procuratore sconvolgerà la vita a Miriam. “La verità” sarà la conclusione perfetta che darà a ogni personaggio una vita nuova da vivere.

 

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