Non in nome della madre (Prima parte) di Paola Caramadre

Semplicemente, donne.

Non in nome della madre (Prima parte) di Paola Caramadre

di Paola Caramadre

 
L’amore ci rende liberi. E’ il caldo abbraccio di chi ci infonde amore a darci la libertà di essere noi stessi e di percorrere la nostra propria strada. A distanza di quarantadue anni dalla pubblicazione del saggio “Dalla parte delle bambine”, credo sia ancora necessario confrontarsi con la discriminazione di genere nella società odierna e, in particolare, all’interno delle famiglie. Inutile sottolineare che non si tratta di una generalizzazione a tutti i livelli, ma l’osservazione di dinamiche specifiche che è possibile rintracciare, come fossero una tendenza e non una normalità, nell’ambito dei modelli di riferimento culturali e dei messaggi che raggiungono il cosiddetto immaginario collettivo.  
Analizzando alcuni meccanismi che si determinano all’interno del rapporto padre, madre, figli e figlie emergono elementi che impongono riflessioni.
Il primo aspetto che obbliga ad aprire il confronto è dato dai numeri dei delitti che, in altri tempi, si sarebbero archiviati come ‘passionali’ in cui le donne sono le vittime designate. Una scia di sangue che percorre l’Italia odierna, la cui radice deve essere individuata. All’ombra dei fatti di cronaca nera c’è una tendenza culturale che riattualizza il sessismo. La discriminazione di genere, il sessismo dilagante anche tra le nuove generazioni sono il frutto di cosa? L’alta scolarizzazione, la diffusione rapidissima di informazioni e notizie attraverso i media e i social media, si immaginava potessero essere gli strumenti per costruire una società dei diritti e del confronto democratico. Non è così. E’ inutile tentare di analizzare i numeri per giustificarli. La nostra società è di fronte ad un errore di sistema che percorre l’intera costruzione sociale.
La prima fonte di analisi non può che essere la famiglia. E’ davvero il padre a preferire, proteggere, amare i figli maschi? E’ il padre ad isolare le figlie? Chi trasmette i valori tradizionali all’interno della famiglia? Sono questi i punti sui quali bisognerebbe tornare a riflettere.
La scoperta di meccanismi non solo immutati, ma addirittura ‘riemersi’ da un passato ancestrale, può essere una chiave di lettura. La scomparsa della famiglia matriarcale o patriarcale ha fatto ricadere il peso della responsabilità educativa dei figli sulle figure genitoriali. L’emancipazione femminile ha prodotto una trasformazione rapidissima dei costumi e dei modelli di riferimento, nella quale le madri hanno avuto un duplice ruolo quello di essere figure forti di riferimento, autorevoli sotto il profilo professionale e paritarie rispetto ai padri. Un modello di cooperazione genitoriale che avrebbe comportato un esponenziale innalzamento della qualità dei rapporti di genere. La crisi valoriale, della quale non si può tacere relegandola alla retorica dei nostri tempi, e quella economica dell’ultimo decennio hanno giocato un ruolo fondamentale: padri assenti, deboli e madri onnipresenti, ma isolate. Figure solitarie sulle quali è gravato e grava la responsabilità educativa. Sono queste figure a costruire reti fittissime di amore intorno ai figli maschi e a guardare con sospetto le figlie femmine. Madri che covano la bellezza estetica delle figlie disprezzando qualunque altro modello femminile. Il sogno del matrimonio perfetto è l’orizzonte al quale le figlie possono ambire. 

 

 

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