“Il tempo delle lucciole” di Francesca Gnemmi. Recensione di Monica Giusto

Semplicemente, donne.

“Il tempo delle lucciole” di Francesca Gnemmi. Recensione di Monica Giusto

Recensione di Monica Giusto.

Francesca Gnemmi, “Il tempo delle lucciole”, Silele,  2015.

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Il buon profumo del pane caldo appena sfornato, acquistato nella piccola bottega dietro l’angolo. Il sapore familiare delle marmellate fatte in casa e poi riposte con cura in barattoli di vetro trasparente. Le tovaglie ricamate, tutte bianche, preziose come antichi gioielli da custodire. E i fiori sempre freschi nei grandi vasi di cristallo intarsiati.

Era quello il tempo delle lucciole, delle tenui fragilità, luce intensa e naturale. Il periodo dei giochi, dei bagni al mare, dei sorrisi sinceri, il luogo dove la malinconia, il tradimento e le cose brutte non potevano esistere.

Non un granello di polvere, non un oggetto fuori posto. È così che si presenta casa Montali. Una casa perfetta, una famiglia perfetta. Così appariva all’esterno. Così non è. Ma Emma ancora non lo sa, lei è piccola, soltanto una bambina. Per lei la gioia delle merende consumate al sole tra gli sguardi amorevoli di nonna Lia e nonno Luciano, le corse fuori dalla scuola. Le risate e le chiacchiere spensierate con la fedele amica Gloria, le lunghe giornate in compagnia delle zie Anna e Bella. È questo il suo mondo, un posto vellutato dove neppure la guerra può turbarne il sonno, impallidirne la gioia contagiosa. E poi c’è mamma Bianca, sempre attenta alle sue esigenze, pronta ad esaudire ogni sua richiesta. Suo padre Giulio, invece, le è spesso distante, ma Emma è piccola per capirne il perché. Il suo essere padre-padrone, marito-carnefice, fratello-aguzzino lo vedrà solo più tardi. E allora tutto le apparirà diverso: i giochi saranno svelati, le maschere tolte dal volto, i sorrisi diventeranno smorfie.

Il tempo delle lucciole” è un romanzo storico e di formazione, ambientato a cavallo tra le due guerre mondiali. Romanzo d’esordio di Francesca Gnemmi, autrice novarese che, per la sua stesura, si è ispirata ai racconti che la nonna le faceva da piccola. Molto curato nei dettagli, ben descrive gli usi e i costumi dell’epoca. Un tempo non così lontano, dove morte e distruzione non hanno affievolito la speranza di ripresa e rinnovamento. La speranza come bagliore in mezzo al buio, come lucciola in un cespuglio.

 

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