“Ricordi che bruciano” di Maria Alessandra

Semplicemente, donne.

“Ricordi che bruciano” di Maria Alessandra

“Ricordi che bruciano” di Maria Alessandra

Contest Amarcord

Ci sono ricordi che pesano, non abbastanza da essere rimossi, ma quanto basta perché, ogni volta che ci si accinge a scriverne si rimandi a più tardi, si abbia voglia o necessità di fare altro.
È un episodio di molti anni fa.

Avevo solo quattordici anni, un pomeriggio d’estate salentino in cui la calura asfissiante consiglia di restare a casa, almeno fino alle cinque del pomeriggio, quando le ondate torride emanate dall’asfalto cominciano ad acquetarsi. Ada la mia amica non abitava molto lontano, qualche centinaio di metri, proprio vicino alla stazione ferroviaria. Giù da casa mia, duecento metri a destra, proseguendo per il viale alberato e un centinaio d’altri metri a sinistra, un piccolo pezzo isolato, fra due ali di uffici, di fronte solo una palazzina destinata ad abitazione.

Non so che età avesse, penso fosse abbastanza giovane, ricordo il colore dell’auto: verde. Mi ha accostata, ha aperto lo sportello e afferrata per un braccio, roteavo inutilmente la borsa di jeans semivuota, tentavo di colpirlo mentre provava a trascinarmi dentro. Ricordo di aver cercato di urlare, un paio di volte, la sensazione opprimente di non riuscire a farlo, finalmente ho sentito la mia voce, una signora si è affacciata al balcone, lui si è allontanato di corsa. Ho proseguito la strada tremante.
Cosa abbia raccontato ad Ada, non lo ricordo.


Per un po’ di mesi mi sono trascinata dietro una borsa piuttosto pesante.

 

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