“Una palestra emotiva” di Serena Savarelli

Semplicemente, donne.

“Una palestra emotiva” di Serena Savarelli

Una palestra Emotiva

Maternage tra animale e bambino

di Serena Savarelli

 

Che cosa s’intende con il termine maternage?

In psicoterapia, è quella tecnica per la cura delle psicosi che cerca di instaurare tra un terapeuta e paziente un rapporto simile a quello esistente fra la madre e il bambino, per superare frustrazioni e traumi che si presumono avvenuti durante la prima infanzia, per difetto di cure materne; nel linguaggio non specialistico, ma influenzato da quello scientifico, atteggiamento caratterizzato da affettuosità materne di una persona verso l’altra. (Treccani)

Nella vita reale scegliere di essere genitori ad alto contatto o empatici, rinnegando la cosiddetta “cultura del distacco, riporta a quello che può essere definito un modo istintivo di allevare i figli.

Una vicinanza fatta di intensi scambi emozionali e costante ascolto empatico, che permette di conoscere profondamente il proprio bambino e rispondere in modo pronto e sensibile ai suoi bisogni.

La ricerca di un contatto fisico e relazionale con chi è vicino, è un bisogno innato avvertito da tutti i cuccioli.

L’attaccamento è quel legame primario tra il bambino i suoi genitori, che permette di costruire una propria immagine di sé e di strutturare poi le future relazioni con gli altri.
Maternage

Quando questo legame viene a mancare, quando non è adeguato e comporta l’assenza di una base sicura, quando manca la seguente premessa affermante che:

 

I bisogni che sono stati compresi e appagati da piccoli non chiedono più di essere risoluti da adulti (Sears)

 

in un contesto nel quale l’obiettivo primario è recuperare l’istinto di essere madre, ma nel contempo aumentare l’autostima, la serenità e preparare anche un bambino ad essere un buon adulto… non dimentichiamo che il

 

maternage tra animale e bambino offre unesperienza dai numerosi benefici

 

Sono ormai numerose le ricerche che dimostrano che stare con gli animali fa bene alla salute: riduce l’ansia, fa sentire meno depressi, diminuisce i rischi di patologie cardiache.

Attraverso un rapporto interpersonale con l’animale e con l’aiuto di un terapeuta, è possibile ritrovare un clima di benessere globale. La riduzione dello stress che ne deriva trasmette un senso di calore e di fiducia.

Avere un animale per amico, aiuta il bambino ad esprimere l’immenso bisogno che ha di dare e ricevere amore; accudirlo sviluppa un forte senso di responsabilità.

Nasce complicità, un nuovo modo di adattarsi a ritmi ed esigenze diverse, comprendendo che esistono nuove modalità per manifestare e ricevere affetto: ascoltare le fusa, accarezzare il pelo, per esempio.

Tutto questo rappresenta un contenitore di repertori relazionali, cognitivi ed emozionali unici.

Non possiamo dimenticare che affidarsi all’animale significa assicurarsi quel senso di sicurezza e protezione che è caratteristico delle relazioni affettive: contare sull’altro senza il timore di essere giudicati.

I bambini che crescono con gli animali domestici hanno sicuramente una capacità empatia, di leggere e comprendere le emozioni e i comportamenti altrui maggiore, perché sviluppano maggiormente l’osservazione di un essere vivente ricco di bisogni fisici ma anche psicologici propri dell’animale, che sono difficilmente interpretabili.

I benefici sono a livello psicologico ed educativo: interagire con l’animale accresce il desiderio di prestare cure ad un altro essere vivente e di sperimentarsi in una relazione. A livello educativo insegna ad attendere i tempi dell’altro e la virtù della pazienza.

La Pet Therapy è una co-terapia che affianca le terapie tradizionali, necessarie e di prima importanza, con lo scopo di aumentare la motivazione e l’interesse del fruitore nel progredire.
Maternage

L’animale è la “leva motivazionale”importante sopratutto nel bambino, un essenziale motivatore al recupero psicofisico.

Gli effetti terapeutici della Pet Therapy vertono sull’area della socializzazione (depressione, autismo, disturbi generici dello sviluppo), sull’area cognitiva (bambini con disturbi psichiatrici e neurologici), emotiva (bambini con difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento) e motoria (bambini con problemi neuromotori).

La Pet Therapy inizia ad essere utilizzata anche negli approcci educativi tradizionali, come prevenzione di problemi affettivi e relazionali, perché l’aspetto educativo della relazione bambino animale è obiettivo del benessere e di una miglior qualità di vita.

Questa relazione bambino animale è un rapporto con un forte impatto emotivo.

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Cane e cavallo, sono due animali grazie ai quali ha preso vita la Dog Therapy e l’Ippoterapia. Offrire al bambino queste esperienze è sicuramente un modo per far sperimentare a lui nuove emozioni e nuove esperienze tattili che lo aiuteranno a crescere più sereno, senza il rischio di sviluppare in seguito paure verso gli animali domestici.

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La relazione che si instaura con il cane il contatto fisico che deriva dal prendersi cura di lui aiuta a soddisfare certi bisogni come la mancanza d’affetto, insicurezza, difficoltà nelle relazioni interpersonali aiuta addirittura a recuperare alcune abilità che sono state perdute.

La presenza di un animale, in questo caso, il cane, diventa un importante risorsa per lo sviluppo psicofisico e psicomotorio del bambino.

Accarezzarlo, spazzolarlo diventa prendersi cura e incanalare le proprie energie in azioni positive che restituiscono fiducia in se stessi. I bambini con gravi difficoltà di comunicazione si sentono compresi con poco sforzo: il cane li capisce, li aiuta ad avvicinarsi alla realtà, rispettando i loro tempi, intercettando i loro desideri, imparando il loro linguaggio.

I cani impiegati nella Dog Therapy si adagiano ai loro piedi e attendono, facendo sentire al bambino la loro vicinanza, senza fare pressioni. I bambini imparano a rispondere con la stessa dolcezza.

L’interazione con il cane funge da intermediario comunicativo, relazionale e motivazionale in patologie per esempio come l’autismo. Infatti, la storia della Dog Therapy ha inizio negli anni sessanta con il neuropsichiatra infantile Levinson, che scoprì che il bambino autistico, con assenza di socievolezza,  che aveva in cura, leccato casualmente dal suo cane, mostrò desiderio a divertirsi con l’animale.

Da allora Levinson sviluppò la teoria della “pet oriended child psycho therapy”, nella quale l’animale diventa un “facilitatore” e un “co-terapeuta”.

In questi casi il bambino ha la possibilità di sperimentare un rapporto diretto, semplice e che infonde calma e sicurezza. Una caratteristica che accomuna bambino e animale è la libertà e la spontaneità nel contatto fisico. “

“Pet” significa animale domestico e il pensiero va ad una caratteristica loro fondamentale in Pet Therapy: l’essere morbido. Il tatto è il primo sistema di relazione con l’altro.

Nell’autismo, per esempio, la relazione con il cane può rompere il muro del silenzio e stabilire il primo contatto.

Nei bambini affetti da malattie che necessitano di ricoveri o cure/trattamenti prolungati, l’interesse che suscita l’animale può render loro più collaborativi, lo stimolo che esercita in loro fa sì che gli esercizi riabilitativi risultino meno faticosi, meno stressanti e vengono tollerati meglio dolore e fatica.

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L’Ippoterapia o Riabilitazione con il cavallo, destinata ai bambini con disturbi neuromotori, motori, sensoriali e relazionali, diventa una tecnica equestre come metodo rieducativo. L’equitazione terapeutica oltre che per curare gli handicap fisici, può essere utilizzata, per i suoi aspetti pedagogici, anche per aiutare i bambini che manifestano difficoltà del linguaggio, apprendimento e disturbi del comportamento.

Durante le sedute con il cavallo vengono impiegati tutti i sensi grazie ai tantissimi stimoli prodotti dall’animale. Inoltre, questo particolare rapporto con il cavallo offre al bambino una serie di vantaggi psicologici come, per esempio, l’aumento dell’autostima.

Pensiamo ai bambini costretti a vivere gran parte del loro tempo in ospedale o a casa, oppure con problemi a relazionarsi con il mondo esterno, interagire con il cavallo diventa per loro trovarsi a contatto con un animale maestoso, morbido e con un odore particolare: un’attivazione meravigliosa dei loro sensi!

L’incontro con il cavallo è emotivamente stimolante e permette, sopratutto al disabile, di muoversi nella tridimensionalità spaziale, sperimentando l’incontro con un essere grande, morbido che richiede carezze, cure e che gli permette un ruolo da protagonista attivo nelle scelte, anche se sempre supportato dai terapisti.

Nella Riabilitazione Equestre esiste il confronto anche con il significato simbolico dell’incontro con il cavallo che riconduce a due archetipi fondamentali: quello materno, grembo accogliente e morbido che ci trasporta, e quello potente e dominante paterno. L’esperienza del piacere non è solo legata al movimento sinusoidale del cavallo ma anche alla relazione che si crea tra paziente, terapista e animale.

Una delle tecniche, infatti, di Ippoterapia, particolarmente d’impatto ed emotivamente coinvolgente, è quella del maternage terapeutico: serie di procedure dove il terapista monta sul dorso del cavallo bardato con il fascino da ipotermia (quindi niente sella) insieme al bambino, aiutandolo sostenendolo per favorire il raddrizzamento capo-tronco, stimolare azioni motorie particolari e, se il bambino è davvero piccolo (sin dai 18 mesi di vita!), ripercorrendo le fasi prenatali, intrauterine e della venuta al mondo tipiche del periodo perinatale per una riorganizzazione della progressiva percezione, consapevolezza e partecipazione attiva alla scoperta di tutto ciò che circonda il neonato deprivato.
Quindi, ricreare l’esperienza tipica del rapporto madre figlio, basilare per lo sviluppo di una buona relazione con il mondo esterno.

L’elemento maschile rimanda, invece, alla potenza, alla possibilità di superare i propri limiti (basti pensare al cavallo alato Pegaso) o alla possibilità di integrare listintualità con la razionalità (i Centauri).

Nella fiaba spesso il cavallo rappresenta la psiche non umana, parlante o chiaroveggente ed al contempo la spinta istintiva che spaventa ma che può venir domata.
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Uno dei bisogni più profondi dell’uomo è il sentirsi amato quanto il prendersi cura, il dare amore.

Il ricevere amore ci induce a restituirlo. L’animale facilita l’attivazione di questo processo, irresistibile e inarrestabile.

In questo periodo storico, l’umanità è caratterizzata da smarrimento collettivo e confusione di valori, dove spesso l’ipertecnologia sovrasta il contatto con la natura, fra il materiale l’immateriale.

Maternage

Gli animali hanno un potere terapeutico e questo potere, dai molteplici benefici, porta alla riscoperta del valore della relazione, dove l’arte del prendersi cura considera l’altro nella sua visione olistica di persona e la palestra di emozioni che circonda promuove empatia, in un contesto sia di promozione alla salute che di sostegno alla disabilità.

 

www.vocidiverse.org Savarelli Serena – Laura Cibeca, Progetto Nala

www.speeddog.it Laura Cibeca

www.bartolomani.it Ciampi Luca

 

 

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