“Le più antiche storie del mondo” – di Gaster

Semplicemente, donne.

“Le più antiche storie del mondo” – di Gaster

“Le più antiche storie del mondo”

di Theodor Herzl Gaster

Recensione di Lisa Molaro.

Gaster antiche storie

L’ultimo libro che ho letto è questa raccolta di Theodor Gaster.

Tutti conosciamo, chi più chi meno, le favole dei fratelli Grimm.

Biancaneve e sette nani li abbiamo incontrati in tutte le salse. Non parliamo, poi,  di Alice nel paese delle meraviglie che, personalmente, adoro ma a cui sceneggiatori e scrittori hanno fatto fare davvero la qualunque!

Certo, anche Carroll non si è limitato a pettinare la bambola ma le ha costruito, attorno, un caleidoscopio pazzesco!

Insomma, dicevo, tutti abbiamo presente queste storie, come pure ben conosciamo Ulisse, Minosse, Zeus e abbiamo, sempre chi più chi meno, masticato miti dell’antica Grecia e dell’antica Roma.

E la Bibbia…

Ma se andassimo ancor più indietro?

Se, grazie al panetto di Alice, riuscissimo a farci microscopici e a salire su un foglio stampato in 3D… ?

Se nel viaggio il supporto si facesse di carta, poi di papiro e infine ci ritrovassimo sdraiati sopra una tavoletta d’argilla?

Oplà, siamo andati indietro nel tempo di molto più di quattromila anni!

Sotto i piedi abbiamo argilla cotta.

Camminiamo su caratteri cuneiformi.

Cunei orizzontali, verticali o diagonali ci rendono difficili i passi.

Saltelliamo di tavoletta in tavoletta, scritture babilonesi, assire ed ittite… ogni simbolo una sillaba.

Talvolta inciampiamo in qualche ideogramma di origini sumere.

Oh… e quel pezzetto laggiù?

È diverso ancor di più…

Una voce, dall’alto, mi suggerisce: “questa è la scrittura dei Cananei“; sempre cuneiforme ma composta da soli ventinove caratteri, ognuno dei quali rappresenta non una sillaba bensì un suono consonantico. Il più antico alfabeto che si conosca e la sua origine non è neppur certa.

Si tratta di una semplificazione della scrittura sillabica?

Oppure si tratta di un adattamento, progenitore della scrittura fenicia, greca, italica?

La risposta non è scontata.

Ma una volta tolto il cappello a quest’articolo, cosa ci sarà mai scritto sopra queste tavolette talmente antiche da non aver più l’odore dell’argilla cotta, addosso?

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Mani delicate e pazienti, di archeologi appassionati, hanno ridato vita a questi cunei…

Grazie allo studioso – ed esperto – Gaster, sono potuta ritornare ai tempi nostri per leggere, attraverso l’alfabeto odierno, le storie incise allora, con stecchi dalla punta triangolare, detti “stilo”.

stilo

Chi era Theodor Gaster, autore di questo libro?

Theodor Herzl Gaster (21 luglio, 1906-2 febbraio 1992) è stato un biblista noto per lavori di religione comparata, per lo studio della mitologia e della storia delle religioni.

Theodor Herzl Gaster

 

Ma parliamo un po’ di questo libro, prezioso, che ho appena terminato di leggere.

Nella città di Erech c’era un uomo grande e potente che si chiamava Gilgamesh.

Per due terzi egli era divino, e per un terzo era umano.

Era il più forte guerriero di tutto l’Oriente; nessuno poteva superarlo in combattimento, nessuno poteva vincerlo con la lancia. Esso dominava la popolazione di Erech con il suo potere e la sua forza: governava gli abitanti con mano di ferro, prendendo tutti i giovani al suo servizio e facendo sua ogni donna che desiderava.
Gli abitanti di Erech, non potendo più oltre sopportare le sue sopraffazioni, un giorno implorarono l’aiuto del cielo. Il Signore del cielo intese la loro preghiera e chiamò la dea Aruru, quella stessa dea che nei tempi antichi aveva plasmato l’uomo dall’argilla.

Gilgamesh

Così inizia, dopo una ricca prefazione all’opera, la prima leggenda contenuta nel libro.

Un viaggio fatto percorrendo sentieri antichi, che profumano d’argilla e mitologia.

Il lavoro certosino di archeologi, traduttori ed esperti di semiotica, mi ha permesso di leggere storie narrate in epoche lontanissime su tavolette, per fortune, ritrovate.

Verso la metà del secolo XIX a Kuyun-gik, sito dell’antica Ninive e ultima capitale del regno assiro, venne riportata alla luce la biblioteca del re Assurbanipal. Le tavolette su cui erano state incise le storie, narrate in questo libro, sono oggi custodite al British Museum di Londra. 

Una raccolta fantastica di letteratura folcloristica, storie babilonesi, ittite o sumere, si palesano sotto ai miei occhi curiosi e mai sazi.

In principio erano correnti d’acqua, salata e dolce, che si mescolavano, in modo indistinguibile, formando un uno cosmico.

In principio non c’era cielo e terra.

Poi, di leggenda in leggenda, incontriamo aquile e serpenti, figure dalle molte teste o dai molti occhi, fauci che sputano fuoco o dardi conficcati in gola.

Arcate celesti a creare firmamenti; carattere che forma rigagnoli e discendenze.

Conclavi di divinità, tranelli e furbizie.

Storie fatte, in origine, per essere udite durante rappresentazioni teatrali.

Tavolette destinate a sacerdoti e persone dotte, che ne recitavano il contenuto agli ascoltatori e, quindi, narrate al tempo presente.

I protagonisti sono svariati, anche se certi sono ricorrenti: la vergine Anat, il possente Baal, il toro El, la regina dei mari Asherath.

Si rincorre l’immortalità, si sfida i pregiudizi e il buonsenso, ci si dimentica la pianta magica che, prontamente, viene sottratta da un serpente che subito ringiovanirà mutando la pelle.

Ci si ferirà il calcagno, o la mano, per colpa della porta che si chiuderà improvvisa.

Si attraversano gli usci… uno, due, tre… fin quasi al settimo.

Infatti, allorché gli dèi crearono l’uomo, a lui dettero la morte, e tennero per sé la vita eterna. Perciò, godi di quanto ti è concesso: mangia, bevi, sii allegro; è per questo che sei nato!

Marduk trema di rabbia e fa tremare chi incontra.

Il Dio della giustizia non osa guardare e, delle volte, non ci prova neppure.

La sete di potere, sempre, annebbia la vista e fa sanguinare gli occhi.

Dalle pietre viene generata vita.

Il cielo diviene un enorme uccellaccio che spezza le acque con le sue ali gigantesche.

Si alza il vento, l’imbarcazione di Adapa si rovescia e un maleficio viene rivolto al cielo livido. L’ala dell’uccello si spezza e per sette giorni non un alito di vento incresperà il mare.

Qualcuno infilerà gli stivali al contrario, la neve smetterà di sciogliersi e le stagioni fermeranno la loro ciclicità.

Il tempo si dilata, si restringe, si sfuma e si contorna.

Il tempo non esiste.

Il tempo si fa immortale.

Immortale come le storie capaci di attraversare i confini tra carne e spirito.

Questa raccolta di storie è tutta così: avvincente e piena zeppa di simboli e folcrore.

L’unico, personale, neo è che avrei preferito leggerle di fila giacché ci si immerge in un contesto magico che trasporta su calessi guidati da figure alate.

Ogni leggenda è, invece, seguita da un esaustivo commento dell’autore che è interessantissimo leggere proprio per la dovizia di spiegazioni e comparazioni che analizza, ma il registro, ovviamente, cambia e ciò mi ha reso poco scorrevole il tutto.

Questo non significa che avrei preferito non leggere le note, anzi!

In effetti sarebbe stato poco utile anche riportarle tutte alla fine del libro, avrebbero penso il loro senso e questo è un dato di fatto.

In conclusione, comunque, consiglio di leggere questa chicca a chi non si accontenta di aver letto Omero.

Un libro colto, saggio, meticoloso e ricco di “perchè”… seppur mitologici!

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Šamaš, divinità del sole, Sippar, prima età del ferro, 870 A.C., calco in gesso di originale in calcare – Oriental Institute Museum, University of Chicago.

 

Titolo: Le più antiche storie del mondo
Autore: Theodor H. Gaster
Editore: Einaudi (1975)

 

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