“Lasciami andare, madre” di Helga Schneider

Semplicemente, donne.

“Lasciami andare, madre” di Helga Schneider

“Lasciami andare, madre” di Helga Schneider

Recensione di Emma Fenu

madre

Lasciami andare, madre è un romanzo di Helga Schneider, edito da Adelphi nel 2001, in cui la protagonista racconta il proprio incontro con la madre novantenne, quest’ultima ex guardiana nei campi di concentramento e di sterminio.

La narrazione, incentrata nel 1998 a Vienna, si snoda attraverso ripetuti salti temporali relativi sia all’infanzia, negli anni Quaranta, sia al penultimo incontro con la madre, avvenuto nel 1971.

Il romanzo autobiografico della Schneider è Storia.

Vi si narra, con cruda e impietosa attenzione alla verità, la formazione disumanizzante condotta su coloro che erano impiegati nelle SS e che eseguivano, con convinzione e fanatismo, gli ordini di Hitler.

Assassini, torturatori, sadici, eticamente corrotti.
Assassine, torturatrici, sadiche, eticamente corrotte.

Anche le donne lo furono. Anche le madri.

Madri che sezionarono corpi ancora vivi.

Madri che sterilizzarono, umiliarono, uccisero.

Madri che furono complici di stupri.

 Madri che guardarono i neonati diventare blu per effetto del gas.

Madri che lasciarono che i bambini sopravvissuti alla gassazione venissero condotti, ancora vivi, presso i forni crematori.

Madri che abbandonarono il frutto del proprio grembo per sterminare il frutto del ventre nemico.
Davvero furono madri?

Ed è sul filo di rasoio, tagliente e già lordo di sangue, di tale domanda che nasce un’ulteriore specificazione sul libro, in netto contrasto con quanto precedentemente affermato.

Il romanzo autobiografico della Schneider è non-storia.

È una contraddizione apparente: la Storia non è la storia, la include ma con essa non si identifica.

La propria vita, pulviscolo particolare nella galassia dell’universale, diventa per l’autrice tavolo su cui effettuare l’autopsia sul cadavere della relazione con la donna che la ha generata.

Ed è allora che il racconto diventa negazione di sé: perché non c’è referto, non ci sono risposte.

Helga domanda ad una novantenne dalla memoria a tratti troppo lucida a tratti troppo labile il perché del male. L’ancestrale domanda Unde Malum? risuona come la voce di Dio nell’Eden.

Ma una risposta non esiste.

Helga domanda a se stessa perché non riesca a pronunciare la parola mamma, eppure si senta legata ad una donna che vorrebbe disperatamente odiare.

Ma una risposta non esiste.

Helga domanda ai lettori come si può vivere in pace essendo Figli di una Storia di orrori e figli di una storia senza nome e senza volto. Di una non-storia, appunto.

Ma una risposta non esiste.

Non si può comprendere il male né la complessa dinamica di una relazione viscerale e amniotica, ma si può continuare a vivere, lasciando andare il dolore affinché, nelle mani vuote e libere, si possa accogliere un futuro migliore.

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Sinossi

“Dopo ventisette anni oggi ti rivedo, madre, e mi domando se nel frattempo tu abbia capito quanto male hai fatto ai tuoi figli”.

In una stanza d’albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino, Helga Schneider ricorda quella madre che nel 1943 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere quella che considerava la sua missione: essere a tempo pieno una SS e lavorare nei campi di concentramento del Führer.

Titolo: Lasciami andare, madre
Autore: Helga Schneider
Edizione: Adelphi, 2001

 

 

 

 

 

 

 

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