“La casa madre” – di Letizia Muratori

Semplicemente, donne.

“La casa madre” – di Letizia Muratori

“La casa madre” – di Letizia Muratori

Recensione di Lisa Molaro.

madre

Il passaggio di Letizia Muratori dall’Einaudi all’Adelphi è segnato da questo piccolo libro, composto da due racconti del tutto autonomi, La casa madre.

Due racconti fatti da parole, intrecciate su canovacci diversi, legate insieme da un filo proveniente dalla stessa spoletta: quella dell’infanzia.

Letizia Muratori, con uno stile diretto, schietto, lucido, schiaffeggiante – oserei dire – ci fa entrare, senza troppi preamboli, nella vita di Irene e di Luca.

La narrazione in prima persona ci permette di essere lì, indignati o meno, a guardar il mondo con occhi bambini.

Sono adorabile, irresistibile, adottabile. Se mi vuoi, sarò per sempre il tuo bimbo del campo incantato.

Materiale promozionale delle bambole Cabbage Patch Kids per il lancio italiano del 1984.

Irene, quella Cabbage, la vuole con tutte le sue forze. Nella sua classe è una delle poche bambine rimaste a non aver ancora partorito.

Chi di noi non ha mai avuto una bambola? Chi non ha giocato a fare la “mamma”?

Stride, in questa nostra era tecnologica, la felicità, patologicamente analizzabile, di una bambina che riceve in dono, dalla casa madre, il certificato di maternità di una bambina, troppo poco brutta, un po’ troppo perfetta.

“Finalmente venne fuori lei, la mia cabbage. La strinsi al petto poco convinta.

«Che c’è? Non ti piace più?»

«Stai zitta mamma, non farglielo capire».

«Cosa?»

«Che non mi piace»

«Hanno tutte le stessa faccia, la conosci, come fa a non piacerti?»

«Non è negra, non ha gli occhiali, è piena di capelli e carina».

Le sussurrai all’orecchio. Le negre, quelle con gli occhiali, le pelate, quelle con le bocche leggermente più piccole e storte erano le migliori, in classe lo sapevano tutti. Non ci voleva niente a voler bene per sempre alle bionde, alle castane, alle cabbage carine e sorridenti. La promessa d’amore da spedire per posta alla Casa madre dei cavoli in Georgia era troppo facile da mantenere. E solo la difficoltà ti rendeva un genitore da invidiare.”

Ho fatto delle smorfie leggendo il primo racconto. Lo ammetto.

Tutte, o quasi, le bambine hanno giocato con le bambole e hanno finto di esserne mamme, sorelle o amiche, questo fa parte della crescita e del senso di responsabilità.

Ma in questo racconto, purtroppo realistico e specchio di una infanzia inventata, tutto non è un po’ troppo ossessivo?

O forse sono io che mi sono dimenticata come giocavo?

Oppure, ancora, semplicemente non ho mai avuto una cabbage con certificato di battesimo?

Irene scombina i ruoli all’interno del suo nucleo familiare.

Spesso sua madre le diventa figlia e quest’ultimo ruolo Irene lo cede a Peppina, la sua bambola di stoffa.

Un mondo di fantasia o una pretesa di realtà normale?

Sarebbe interessante rifletterci.

La Muratori, attraverso occhi bambini, non ci fa conoscere solo figlie di stoffe e madri bambine ma ci squarcia pagine in cui una mano apre troppe volte il flaconcino delle pastiglie, la vestaglia rossa sempre addosso, i pacchetti di sigaretti a terra, le bottiglie di birra vuote.

La solitudine non ha età.

Tutto senza fronzoli, finché lunghe ciocche di capelli, denutriti, cadranno a terra.

Il segreto.

Il secondo racconto… beh, il secondo racconto è una bolla di tenerezza in un mondo filtrato dall’innocenza infantile.

Luca lo sa, lo sa il segreto! Sa dove abitano le Winx… davvero dico!

Ha scoperto il luogo in cui aspettano che i professori vadano a prenderle per portarle alle lezioni di magia.

Si ritrovano nel bosco e poi, una ad una, salgono su macchine che poi ripartono sgommando… scht! Nessuno deve vedere nulla!

Se è vero che io ho giocato con le bambole, altrettanto vero è che non ho mai approfondito la conoscenza con le Winx. Appartengono a una generazione troppo recente e non ho figlie che mi abbiano istruita a questo.

Ci ha pensato Luca, a presentarmele per nome.

«Ciao Larry Potter, come stai?» Mi chiese la fata del sole e della luna, con la sua vocina che parlava male la nostra lingua umana. Stella se ne stava seduta sul suo materassino sgonfio, a ridosso del primo pino della prima fila di pini che si ripetevano a schiere di tronchi dritti come le lance degli orchi (…). Per fortuna era molto pigra e restava sempre seduta, perché quando si alzava le arrivavo alla pancia, il suo ombelico strano che veniva fuori come un tortellino mi metteva fame e voglia di morderlo. Non si poteva mangiare una fata, era un orrendo delitto di cui non volevo macchiarmi nemmeno con il pensiero.»

Larry Potter, ehm… Luca, è di una genuinità imbarazzante!

Lo avrei stretto, più volte, in un abbraccio protettivo.

Lui che si arma, di spada laser e scudo, una maledetta sera, per andare a liberare, dallo stregone, la sua preferita.

Lei che, con lui, è andata a raccogliere i pinoli nella pineta, lasciandosi stordire dalla sua infantile fantasia.

Lei si chiama Marisha, non Flora!

Anche in questo racconto, la Muratori, tratteggia altri problemi familiari e sociali, attorno al cuore bambino.

Chi mette i filtri? Chi più di tutti?

Non importa l’età, crescere può essere difficile anche per gli adulti.

I bambini possono rifugiarsi nei loro mondi di fantasia, a loro è concesso.

Ma gli adulti che non sanno come sognare, come fanno a imparare a crescere?

Prima o poi, è inevitabile, il momento in cui si depone la spada laser o la bambola di stoffa nel baule in soffitta, arriva per tutti.

Quando si smette di voler diventare una madrebambina invidiabile e perfetta?

Quando si smette di pensare di poter essere l’uomo capace di proteggere gli indifesi?

Si smette?

Non abbiamo nè capi nè guide, ma tutte le strade ci sono amiche.

Marcel Schwob, La crociata dei bambini.

 

https://www.amazon.it/casa-madre-Letizia-Muratori/dp/8845922871

 

Sinossi:

I giochi sono pericolosi quasi per definizione, ma a volte lo sono in un modo che alle definizioni si sottrae.

Quando Irene riceve dall’America, nel suo bel cavolo di plastica, la bambola che aspettava, sa già che per quella creatura di stoffa vagamente orrifica dovrà essere, rispettando alla lettera le ferree regole imposte dalla fabbrica, una vera madre, così come vere madri già sono, o stanno per diventare, tutte le sue compagne di classe, al collegio del Sacro Cuore di Gesù.

Quello che Irene ancora ignora è solo fino a che punto si spingerà la simulazione.

Quanto a Luca, il protagonista del secondo racconto che compone questo libro, ha deciso che le giovanissime, esotiche abitanti della pineta dietro casa sua sono in realtà le Winx, e, sentendosi dire dalla più bella, Flora, quante monete dovrà sborsare per passare qualche minuto con lei, sa dove e come procurarsele.

Ma ancora non sa in cosa esattamente consista il misterioso ‘charmix’ di quelle strane bambole.

Benché separate nel tempo e nello spazio (la prima si svolge a Roma negli anni Ottanta, la seconda oggi, sul litorale del Lazio), le due storie di Letizia Muratori vanno considerate indivisibili.

Lette in sequenza, si riveleranno infatti per ciò che sono: il copione di una commedia scalena e corrosiva, una storia quasi di fantasmi che costringe chi la legge a vedere il mondo adulto sempre e solo con gli occhi dei bambini – ma che per un singolarissimo gioco di sponda restituisce, di quel mondo, un’immagine che ferisce e persuade.

Titolo: La casa madre
Autore: Letizia Muratori
Editore: Adelphi (28 maggio 2008)
Collana: Fabula
Pagine: 114

 

 

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