“Favolando – I colori della diversità – ” A.A. V.V.

Semplicemente, donne.

“Favolando – I colori della diversità – ” A.A. V.V.

“Favolando – I colori della diversità – di A.A. V.V.

Recensione di Elvira Rossi

Giochiamo con le fiabe come fanno i bambini

Favolando

Le fiabe vivranno in eterno fino a quando ci saranno bambini, che attraverso situazioni simboliche potranno esercitarsi ad affrontare la inevitabile conflittualità della vita e a sostenerne il peso emotivo.

Il tempo non oscurerà mai il fascino delle fiabe, potrà solo assistere a un loro rinnovamento.

Principi e orchi indosseranno abiti mai visti prima, parleranno lingue moderne, viaggeranno a bordo di navicelle spaziali, ma conserveranno un magnetismo irresistibile.

«Favolando» invita a seguire un nuovo percorso nell’immaginario.

Non a caso, in questo libro, le fiabe velate da una cortina di leggerezza raccontano i colori della diversità.

Le persone dalla nascita vengono indirizzate su strade più o meno agevoli o più o meno accidentate, ma possono decidere di soccombere a questa realtà oppure di modificarla.

Le distanze possono essere abbreviate e le differenze armonizzate.

Da una singola nota o da tante note uguali non potrebbe mai nascere una melodia e dallo stesso colore non potrebbe nascere un affresco.

Solo la diversità può generare la bellezza.

Le fiabe mimetizzano la vita con le sue imperfezioni e disparità.

Con enfasi rappresentativa disegnano il mondo degli opposti e delle disuguaglianze: belli e brutti, ricchi e poveri, buoni e cattivi, castelli e tuguri, orchi e fatine.

Nelle fiabe tradizionali la bacchetta magica assicura il lieto fine della storia, assegnando ai belli e buoni la vittoria.

“Favolando” supera la logica del risarcimento individuale e propone un’evoluzione della coscienza e della cultura.

Il libro con la potenza straordinaria delle parole traccia il profilo di una rivoluzione culturale.

Opposti e differenze diventano valori da accettare, esaltare, apprezzare e soprattutto vivere.

Il mondo ad altezza di bimbo è naturalmente accogliente, però rischia di essere travolto presto dalle ingerenze degli adulti, che convertono le differenze in elementi di esclusione.

Ma l’adulto che saprà porsi all’altezza del bambino diventerà anche lui accogliente e capace di apprezzare le diverse sfumature dei colori.

Il libro esalta la più strabiliante delle magie: l’accoglienza di tutte le diversità.

«Favolando» ci fa assistere al più affascinante degli incantesimi: rendere gli uomini più amorevoli e quindi più felici.

Nell’amorevolezza si nasconde il segreto della felicità.

Liù, la piccola fata dei prati, alla margheritina, che soffrendo per una presunta inferiorità si nasconde nell’erba, dichiara:

«Oggi è una notte speciale, nella quale tutti i sogni si avverano, e io ho la possibilità di renderti felice!»

«Favolando» assume il ruolo di maga e di madre.

Come maga esprime la sua forza seduttiva mettendo a dimora i germogli della diversità. Nello stessa serra coltiva una profusione di fiori dalle mille fragranze e tonalità.

Fiori da donare alle generazioni del presente e del futuro.

Come madre saggia e generosa vuole trasmettere ai bimbi un’eredità permanente di valori tenaci e indistruttibili.

All’ordine gerarchico delle differenze oppone il disordine armonioso di un prato dai fiori multicolori.

Nel prato la timida margheritina sorride accanto a una superba orchidea.

L’umile margheritina e la regale orchidea, abitando nello stesso prato, sono legate dalla medesima sorte.

Chi incurante della margheritina falcerebbe l’erba è la stessa mano, che con altrettanta disinvoltura più tardi violerebbe la scarpetta di Venere.

Il nemico comune è la violenza.

La violenza di un pensiero che separa, discrimina, uccide.

Riconoscersi nello stesso destino è la strada che conduce alla salvezza.

Donne e uomini possono scegliere di perdersi o di salvarsi insieme.

Che Penelope abbia la pelle scura agli altri bambini non interessa affatto. La sua famiglia proviene dal Brasile? Bene! Avrà da raccontare storie inedite.

Eppure Penelope è molestata da Martina. Perché?

“Basta, basta e basta, da oggi non andrò più a scuola!”, disse Penelope guardando allo specchio il suo viso gonfio di rabbia.

Martina, che di continuo tormenta Penelope, a sua volta è offesa e umiliata dal suo papà.

Il codice di comunicazione degli adulti le ha trasmesso la convinzione che il soggetto più forte e più potente abbia il diritto di umiliare l’individuo più debole.

E Martina non fa altro che replicare l’esempio che le è stato impartito.

Alla fine della storia la bistrattata Penelope mostra la propria forza nella tolleranza. Lei vittima di tanti soprusi comprende la sua persecutrice, ne prova pietà e dalla commiserazione nasce il perdono:

“Di ritorno a casa, Penelope ripensava allo sguardo della sua compagna mentre suo padre la umiliava pubblicamente e finalmente capì. La crudeltà era l’unico linguaggio che Martina conosceva!”

Un bimbo quando disegna ricorre di volta in volta a tutti i colori, li ricerca e li apprezza tutti.

Non tralascia nessuno dei suoi pastelli.

Non li discrimina, come pure non sceglie gli amici per il colore della pelle.

Porsi ad altezza di bimbo consente di assumere una visione inclusiva.

Giova abbassarsi o sollevarsi in un gioco perenne di prospettive da mutare, per meglio cogliere la diversità delle forme e dei colori, evitando la cristallizzazione delle immagini.

Torna utile alla conoscenza variare con atteggiamento flessibile il punto di osservazione.

Girovagare nella realtà con la curiosità di bimbi, che liberi da schemi mentali predefiniti desiderano esplorare il mondo.

Spingersi in tutte le direzioni, senza timore di perdersi.

Rischiare. Arrampicarsi con audacia, magari sopra un albero, come monelli che non rispondono a un divieto.

Talvolta persino disobbedire potrebbe favorire la scoperta di uno spazio sconosciuto.

Se ci issassimo come bimbi curiosi sui rami di un vecchio albero, dall’alto avvisteremmo, persa in un prato, una casetta tra le nuvole di panna montata.

Ma è la casetta di Annaluna!

Annaluna ama contare le sillabe per creare microcosmi poetici, che catturano le voci stupefacenti della natura.

Di fronte alla singolarità della bimba i compagni esclamano:

“Guardate, è arrivata la stramba che parla con le farfalle!”

Annaluna gioca con le sillabe, come nonna Gioconda le ha insegnato:

La margherita

balla nel prato verde,

è primavera.

Per praticare quel gioco mirabile, occorre saper comunicare con le farfalle, interrogare le nuvole e lasciarsi avvolgere dal profumo della resina.

Gli altri bambini, avendo già ceduto al contagio di una omologazione che soffoca lo spirito creativo, non possono comprendere la virtù di Annaluna.

Urge aiutarli a ritrovare i colori della diversità.

Nelle fiabe di oggi gli orchi e le streghe sono molto esigenti e rivendicano nomi bizzarri impronunciabili, che rispecchiano la complessità della loro identità.

Che una strega si possa semplicemente chiamare Malefica o Grimilde è impensabile.

Esiste una strega, che pretende di chiamarsi Endometriosi e obbliga una madre alla immobilità, impedendole di giocare con la sua bambina. Una crudeltà!

“La mamma di Lola era molto carina ma, purtroppo, vittima di una strega, chiamata Endometriosi.”

In quanto a cattiveria Endometriosi fa rimpiangere persino Malefica.

Per neutralizzare le streghe del nostro tempo, non è sufficiente la magia della cara e amata bacchetta magica.

Non basta un unico incantesimo, occorre una marea di formule magiche.

Per sconfiggere Endometriosi, la magia dell’Amore e l’alchimia della Scienza, sorelle e amiche, dovranno coalizzarsi e agire concordemente. per ripristinare uno stato di quiete, che renda possibile il miracolo della rinascita.

E bisogna anche crederci, altrimenti non funziona.

«Certo» e, detto questo, tirò fuori una scopa volante e, a cavalcioni di essa, condusse Lola e la sua mamma in giro fra le stelle e i pianeti, dove ogni sogno è possibile e la malattia non è poi così cattiva».

Mimì è una gattina dal pelo lucente e dagli occhi opachi:

“Il suo mondo era fatto di ombre e di oscurità.”

I suoi occhi sono spenti,il suo animo è luminoso.

Mimi fa parte di un esercito disarmato di creature speciali, alle quali è stato affidato un compito fuori dall’ordinario.

Gli uomini non sono stati concepiti per produrre, competere e dare prova di efficienza.

Sono stati creati per amare ed essere amati.

Ma alcuni lo ignorano, altri invece se ne dimenticano, e allontanandosi incautamente dalla funzione primaria non si avvedono che vanno a ostacolare la propria e l’altrui felicità.

Allora, ecco che interviene la Vita, un po’ strega e un po’ fata, che a caso sparge qua e là sulla Terra sementi da cui nasceranno esseri inconfondibili nella propria eccentricità, perfetti nella loro imperfezione.

Tutti gli individui sono differenti e alcuni si rendono speciali, per non passare inosservati. Vogliono attrarre l’attenzione, perché hanno una lezione importante da dispensare.

Come creature celesti prestate alla Terra invitano gli uomini a sollevare lo sguardo verso le stelle e a volare più in alto di quanto essi siano soliti fare.

E Mimì conclude la sua avventura con una riflessione:

“Non sono poi così diversa da voi.”

L’unicità e la diversità che colorano la realtà non sono certo dannose.

A essere nociva è solo la mente che non comprende il valore delle differenze.

Chi non ha mai conosciuto una principessa che gioca con le lettere, sicuramente è antico come le fiabe che ha letto. Occorre allora che rimedi in fretta leggendo «Favolando».

Solo così potrà incontrare una principessa che niente meno ama giocare con le letterine.

Alle principesse antiche una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere.

La povera Biancaneve come avrebbe potuto trastullarsi con le lettere, considerato che doveva preparare il pranzo per i sette nani? Gli ometti erano, sì, simpatici, però si facevano servire.

E Cenerentola? Come avrebbe potuto svagarsi con le parole, impegnata a spazzare il camino e a sognare il principe azzurro?

Solo una principessa moderna come Katia potrebbe amare le letterine.

E se poi le parole birichine incominciano a danzare sotto i suoi occhi, lei non le respinge affatto, continua a ricercarle intensamente.

Non è assolutamente disposta a rinunziare alla loro amicizia.

Che danzino pure dispettose, saprà adeguarsi al loro ritmo travolgente. Alla fine le catturerà.

A vincere sarà lei.

La principessa Katia non aspetta affatto che arrivi la fata Turchina, che con la bacchetta magica rimetta ogni letterina al proprio posto.

La giovane fanciulla realizza la più difficile delle magie: trovare da sola la strada per il proprio benessere.

A questo punto la Fata Turchina può andare anche in pensione. Con un piccolo inchino la salutiamo e la ringraziamo per l’onorevole servizio.

A rendere speciali alcune creature sono delle anomalie: alcune leggere, alcune marcate.

Ma la vera calamità è l’ignoranza di persone che parlano con monotonia una sola lingua, guardano il mondo senza mai spostare il punto di vista, traggono soddisfazione dalla esclusione degli altri.

Esse rappresentano una porzione di umanità che deve essere sanata.

Un rimedio stabile può venire solo da un cambiamento culturale che parta dall’infanzia.

A questo progetto vuole concorrere «Favolando» con la suggestione poetica delle parole e dei disegni.

Ilaria Biondi, Emma Fenu, Maria Grazia Ferrari, Katia Giammusso, Francesca Gnemmi, Liliana Sghettini hanno prestato la loro sapiente penna ai colori della diversità.

Un libro di fiabe privo di colori sarebbe davvero triste.

A renderlo gioioso hanno provveduto la maestria e la creatività niente meno di tre illustratrici: Serena Mandrici, Cristina Vecchi e Marta Vecchi.

Immagini strepitose, a partire da una copertina patinata dove una seducente sirenetta simboleggia il potere attrattivo delle fiabe, rendono ancora più prezioso il libro.

Un dubbio finale: ma siamo sicuri che le fiabe siano per i piccoli?

E se fossero proprio gli adulti ad avere maggiormente necessità di apprendere i colori della diversità?

Con discrezione doniamo il libro ai piccoli, sperando che a meditare siano i grandi.

Non dimentichiamo che i proventi di «Favolando» saranno tutti destinati alla Fondazione ABIO, un’associazione di volontariato che si occupa dei bimbi ospedalizzati.

Il dolore, affinché sia tollerato e vinto, esige una dose superlativa di amore.

«Favolando» nasce dall’amore delle autrici e delle disegnatrici, attraverso le storie parla di amore e nell’accoglienza dei lettori si conferma come un dono di amore.

Link d’acquisto: https://www.apolloedizioni.it/epages/146609.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/146609/Products/LIBRO92

Sinossi

Questa raccolta di favole, che raduna e raccoglie molti esempi di diversità nei quali possiamo imbatterci nella nostra quotidianità (dai più manifesti come la disabilità e la discriminazione razziale, ai meno evidenti come la difficoltà di socializzazione), rappresenta il nostro piccolo contributo in questa direzione. Leggerle ai bambini o insieme a loro – nello spazio intimo e confidenziale della propria casa, nel contesto scolastico o nella dimensione ludico-educativa di laboratori creativi e letture animate – può fornire un valido supporto nel complesso quanto fondamentale compito dell’educare i nostri piccoli al valore dell’unicità di ogni creatura, umana e non solo. (Dalla presentazione).

Titolo: Favolando, i colori della diversità
Autore: A.A. V.V.
Editore: Apollo Edizioni
ISBN: 978-88-98435-96-8
Genere: Per ragazzi
Collana: I Girasoli
Pagine: 58 con illustrazioni

 

 

 

 

 

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