“Caro, caro marito mio” di Mirella Morelli

Contest Lettere al Femminile

caro marito mio

Caro, caro marito mio.

Capita di sfogliare vecchie foto e di trovarne qualcuna più simbolica delle altre.

Capita di osservarle con occhio disincantato, come si osservassero degli estranei. Oppure avere un sussulto del cuore, vedendoci dentro in un millesimo di secondo tutti quegli anni trascorsi e condivisi.

Caro, caro marito mio.
Ho guardato la mia foto e la tua, stranamente vicine pur se distanti nel tempo, e ci ho visto tutto il Creato.

Sì, perché a ben pensarci io e te insieme questo siamo: un miracolo dell’Universo, un mistero del Cosmo, un assurdo matematico…

Eppure esistiamo. Esistiamo come singoli ma soprattutto come coppia.

Perché, caro caro marito mio, non è vero che “quando ti ho sposato ero molto più in forma”, appropriandomi del titolo sarcastico di uno dei tanti libri della mia libreria: al contrario, è vero che io e te singolarmente presi forse non saremmo stati un granché.

E invece guarda un po’ cosa siamo stati capaci di diventare! Di formare. Di amalgamare.

Caro, caro marito mio, osservo le nostre due foto vicine e sorrido, proprio come nella mia foto, pensando a te che leggendo aggrotterai le ciglia, proprio come in questa tua.

Siamo noi, riassunti in uno scatto.

Io, ridente e scarmigliata ad una mostra di acquarelli, assetata di arte e di cultura, festosa in un evento, meravigliata come una bimba nel paese dei balocchi: puoi forse negare che non ci sia tutta me, in questa foto? Sono io, sì.

E poi tu.

L’espressione corrucciata e pensosa mentre, seduto su una panchina davanti casa, aspetti un amico d’infanzia: sei al tuo paesello, in attesa, in vacanza, nel tuo solito e solido ritorno alle radici. Sei tu, sì.

Puoi forse negarlo?

Ma non è questo il punto.

Quel che invece voglio dirti con questa lettera è che io non sarei questa, e non avrei questo sorriso se non avessi condiviso trent’anni di giornate con te. Trent’anni per dodici mesi per trenta giorni, tutto il mio tempo con te: 10.890 giorni senza contare i bisestili! Che mi gira la testa, a riassumere in un numero del genere la mia esistenza con te.

E neanche tu, caro caro marito mio, neanche tu saresti quest’uomo bello, pensoso e riflessivo in foto, se non avessi vissuto diecimilaottocentonovanta giorni con me.

Per questo ho pensato immediatamente a una meraviglia del Creato: perché insieme siamo stati un miracolo di pazienza e di irruenza, di battaglie e di accondiscendenza, di passi indietro e passi avanti. Ma tutti condivisi.

Caro, caro marito mio.

Chissà nel tuo essere di poche parole cosa pensi, quale bilancio fai ad ogni nuovo anniversario. So che da sempre prenoti un ristorante: perché non usiamo farci un regalo, e da sempre amiamo festeggiare concedendoci del tempo per stare soli, io e te, anche quando il mondo chiamava e chiama a mille impegni.

Caro, caro marito mio, stasera non è il nostro anniversario ma io sto prenotando una cena.

Hai problemi di lavoro, anzi, diciamolo, rischi di perdere il lavoro. Ti hanno fatto capire che la nuova azienda, che ha acquistato la tua in fallimento, non ha intenzione di investire su un uomo maturo. Avanti ai giovani, benché senza esperienza. Puoi darle torto, tu che hai due figli in età da lavoro?

E allora stasera non voglio che tu trascorra la sera sul divano, assorto, lo sguardo lontano di chi neanche la tv distrae. Non voglio che tu cercando il mio sguardo, stasera, trovi il mio sorriso velato da preoccupazione per te. Perché sono spaventata anch’io, sì, ma all’idea che non sappia aiutarti.

Ti basterò, se dovesse accadere davvero? Saprò darti sicurezza, e farti sentire ancora giovane e vitale?

Vorrei invertire le foto, e come in Zelig tu essere me e io te, scambiandoci i ruoli: a te far affiorare il sorriso, a me il compito di non soccombere sotto il peso di un pensiero.

Invece come sempre anche stasera lascerò che sia il mio sorriso a spianarti la fronte da ogni ruga.

Metterò il mio vestito più bello, acconcerò i capelli e ti porterò a un karaoke, o una partita di bowling, come quando ci siamo conosciuti. Forse berrò un calice di troppo, così riderò un po’ più forte e dirò stupidaggini che ti inteneriranno, proprio come quella volta.

Poi piano. Piano piano, caro adorato marito mio, insieme torneremo a casa: tu appoggiato alla mia risata, io sfiorando le tue rughe con dita delicate.

Il sonno ci coglierà abbracciati, come sempre da diecimilanovecentottanta notti: questo, questo numero volevo scriverti.

E ricordarti che un’altra alba ci troverà vicini.


Maria Cristina Sferra

Maria Cristina Sferra, nata a Novara nel 1965, vive a Milano. Giornalista professionista e graphic designer, scrive per lavoro e per passione. Diversi suoi racconti e poesie sono inclusi in antologie. Autrice indipendente, nel 2014 pubblica il romanzo "A mezzogiorno del mondo (una storia d'amore)", nel 2016 la silloge poetica "Il soffio delle stagioni" e la raccolta di racconti "L'amore è una sorpresa", nel 2017 la silloge poetica "Ombra di luna". www.cristinasferra.wordpress.com

2 commenti

marilena viola · 15 Febbraio 2018 alle 19:07

Quel che pensa e poi dice MIRELLA MORELLI è racchiuso nello scrigno visibile della sua calligrafia.Prescindendo dal contenuto dello scritto,in forma di lettera aperta,quindi ancora più suggestivo e toccante ,si evince dai tratti calligrafici tutta la personalità della scrittrice che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare durante la lettura del suo IL VOLO DEL SOFFIONE.Tutta la fantasia,l’amore per il mondo e le persone,il rispetto delle piccole cose che sono il filo conduttore della sua fiaba sono scritte li, nelle sue volute,nelle lettere arrotondate,nel modo di scrivere veloce e rapido che fa pensare ad una giovanetta,ad una gazzella snella ed armoniosa.
E,in tanta armonia,in tanta gioiosità dell’essere,come poteva mancare la scrittrice di menzionare l’amore con la A maiuscola?!Dal suo cuore,dal suo scrigno segreto volano fluide parole morbide,calde,affettuose di amore coniugale sincero,vero,basato sulla unione di tutto,spirito e corpo,realtà e sogno,immanenza ed evasione.
E tanta è la sicurezza del sentimento che lo sublima e lo innalza alle sfere intoccabili del Cielo come “Un miracolo dell’universo”,”Un mistero del Cosmo”…
Tale forza,tanta sincerità, tanto umile e dolce coraggio di esporre ciò che ha dentro desta solo ammirazione e,sicuramente,l’intimo desiderio di imitarla!!!!!

Chiara Pesenti · 16 Febbraio 2018 alle 16:46

Che meraviglia di lettera, Mirella, mi ha commossa nel profondo. Che regalo meraviglioso siete l’uno per l’altra!Grazie di averla condivisa con noi.

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