“La strada da fare – In cammino nella regione che (non) c’è” di Maria Clara Restivo

Semplicemente, donne.

“La strada da fare – In cammino nella regione che (non) c’è” di Maria Clara Restivo

“La strada da fare.

In cammino nella regione che (non) c’è”

di Maria Clara Restivo

recensione di Mirella Morelli

Me lo hanno regalato, “La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è” di Maria Clara Restivo.


Me lo hanno regalato ma, se così non fosse stato, di sicuro lo avrei comprato. Analizzato.

E poi raccontato: come ora faccio, come adesso mi preme.

Io, molisana emigrata, che come un gambero fa un passo avanti, verso l’Altrove, e due indietro, verso le Radici.

Io, che ogni giorno ascolto battute su questo Molise che non c’è, come è d’uso ironico sul web.

Io, che a un certo punto ho in mano un libro dal sottotitolo ambiguo e al contempo ammiccante: “ In cammino nella regione che (non) c’è”.

Ma voglio andare per ordine.

La storia è quella di due ragazze che decidono di partire da una grande città – Torino – per scoprire un luogo sconosciuto ai più: il Molise. 

L’idea è quella di intraprendere un viaggio a piedi, che durerà circa un mese.

Insomma, di attraversare il Molise con le proprie gambe, così da seguire i suoi tracciati più antichi: i tratturi.

Maria Clara Restivo è solita camminare da sola.

Eppure stavolta vuole compagnia, vuole con sé un’amica che condivida ogni cosa, affinché quel percorso fatto insieme fortifichi l’amicizia.

Pertanto da Isernia capoluogo di provincia, insieme a Maria Clara, parte Giulia Rabozzi per esplorare in un percorso circolare la minuscola regione e infine giungere a Campobasso, capoluogo di regione. Il percorso ad anello viene programmato in 23 tappe.

Durante il cammino le due amiche cercheranno di scoprire sia i luoghi ritenuti d’interesse culturale e paesaggistico, sia gli angoli più nascosti.

Quelli, cioè, che le rotte turistiche escludono ma che da sempre costituiscono l’anima vera e pregnante di un territorio, facendo la differenza.

Quelli che l’hanno preservata intatta e “diversa”, sconosciuta ai più, tanto da suscitare oggi il celebre sberleffo: “Il Molise non esiste!”

“Pozzanghera d’Italia, piccolo abbastanza da scavalcare o da attraversare veloce come passaggio per la gustosa Puglia, lo scegliamo soprattutto per questo, alla fine. Molise sia.”

“La nostra idea nasce dalla curiosità di scoprire e raccontare il Molise. Il Molise perché il Molise non esiste, perché ci sono posti che per una vita rimangono nient’altro che “di passaggio”, cornici da autostrada. Lo faremo a piedi perché è quello, secondo noi, l’unico ritmo in grado di accordarsi coi battiti di chi abita quei luoghi: uno spostarsi lento che permette lo scambio, il desiderio di essere parte di un luogo e non di attraversarlo e basta.”

Dal loro viaggio nasce un vero e proprio diario: sensibile, a tratti commovente e visceralmente sentito, in una conclusiva empatia di persone-terra che non lascerà indifferenti i lettori.

Neanche quelli che con il Molise hanno avuto poco o niente a che fare.

Il viaggio a piedi di Maria Clara e Giulia va dunque alla ricerca dell’anima, e non poteva essere altrimenti: cosa cercare in una regione scarsamente popolosa, senza grandi e neanche medie città, fatta solo di minuscoli paesini appoggiati sulla cima di monti e colline?

E sono tanti, questi microscopici paesini, sono innumerevoli e antichi, si susseguono senza soluzione di continuità in un paesaggio verde e primitivo, tanto che lo sguardo li percepisce come piccoli presepi che incantano la vista, stimolando a cercarne altri all’orizzonte.

In questa terra di mezzo, in questa regione che sa di tutti i sapori e gli odori delle altre regioni confinanti, le due ragazze riescono tuttavia a scoprire un’identità timida e schiva, che esce allo scoperto per mostrarsi solo a chi davvero ci crede:

“Siamo pronte a trovare bellezze inaspettate, ma anche nuovi deserti che ci riportino a una dimensione primordiale, un contatto con il territorio che il nostro essere cittadini ha reso più rarefatto.

Abbiamo scelto di viaggiare leggère e di affidarci all’ospitalità che la strada ci farà incontrare: ospitalità per noi significa un luogo dove passare la notte, un pasto, una doccia.

Ospitalità è quanto una persona può e vuole donare.

Crediamo terribilmente nell’etimologia dell’incontro e che le belle storie inizino stando uno di fronte all’altro.”

E allora eccola, l’anima molisana tanto cercata: è fatta delle persone che abitano questa antica terra, che non esitano a venirti incontro, essere tuoi ospiti e tuoi complici in questa camminata senza meta, fatta al solo gusto di conoscere quello che i piedi calpestano:

Perché uno il Molise se lo immagina color oro, assetato, arso, costantemente fermo per il troppo calore e invece qui è un susseguirsi di alture boscose, colline in tufo, città di roccia e ombra e acqua, tantissima acqua.

Così tanta da dissetare Basilicata, Puglia e Campania, così tanta da farne una regione color verde pure in agosto.”

Il libro di Maria Clara Restivo e Giulia Rabozzi appare dapprincipio come un diario innamorato – pur se disincantato- della regione in cui camminano, di cui analizzano umori ma anche malumori, bellezze originali ma anche brutte conformità nazionali:

Forse i tratturi sono come le onde per i surfisti: bisogna imparare a conoscerli, a intuirli, a ritrovarli”

Anche quando, in campagna come in mare, affiorano i rifiuti: ci imbattiamo in un divano appoggiato al bordo del bosco, una catasta di vestiti, flaconi maleodoranti, un cartello che indica pericolo di amianto. Incontriamo dunque un pezzo d’Italia anche qui.

Chissà come, abbiamo creduto di essere altrove finora.

Abbiamo pensato i tratturi come torrenti immacolati, avulsi dal contagio dell’incuria e del tempo; li abbiamo immaginati come sentieri partigiani, combattenti di una guerra asimmetrica al di fuori delle mappe, nascosta fra le fronde, senza segnavia, oltre le regole, li volevamo feroci e ruvidi, autentici, intatti insomma.

Non è così”.

Ma nonostante tutto, non sono questi particolari a rimanere in mente percorrendo quella terra.

Maria Clara e Giulia sanno che è piccola, fatta apposta per essere attraversata a piedi.

La presenza di tratturi, ossia di quei sentieri costruiti dal camminare insieme di uomini e animali, ce lo testimonia: sono i percorsi della transumanza, quella sorta di rito necessario che celebrava il trasferimento stagionale di greggi e mandrie dai pascoli collinari a quelli di pianura (in genere al fine settembre, fino agli inizi di maggio).

Passo dopo passo, e per 200 chilometri, il Molise può evidenziarsi in tutta la sua semplice bellezza, che sa di antico.

La magia si disvela attraverso piccoli paesini che non hanno nulla a che vedere con le grandi e caotiche città cui in cui le due giovani donne sono cresciute; borghi e poggi in cui si arriva tramite salite difficili; case, e rovine, e poi ancora sullo sfondo castelli di decadente bellezza o, osservando dalle alture, distese pianeggianti che sfumano di verde e di oro.

Le numerose foto di questo cammino sono in prevalenza in bianco e nero, a testimonianza di una ricerca di vetustà, o di tempo immobile. Cos’è che incanta queste due giovani donne?

A incantarle è qualcosa di ben profondo, che trovano ovunque man mano che avanzano: le porte aperte all’accoglienza, all’affettuosa ospitalità di una notte con l’offerta di pranzi e cene che sanno vita in famiglia, di nonni e tradizioni. Di tempo che si è fermato, come in un persempre delle favole popolari.

E ovunque incontrano una sorta di gratitudine che sa di stupore per “le due ragazze che hanno scelto di amare il loro territorio con i suoi paesini in tutte le sue parti.

Una regione che dimostra così non solo di esserci, di esistere, ma anche di avere un cuore enorme.

Man mano che ci si addentra nella lettura del libro si capisce che il Molise rivela alle due giovani donne in viaggio una semplice ma stupefacente verità: si viaggia non per conoscere, ma per essere parte di un tutto.

Si parla di un “cammino in un dove”, un percorso che si fa non per raggiungere ma proprio per “attraversare”, così come dice Maria Clara Restivo nel suo blog, o nella quarta di copertina, e ovunque si può.

In questo “cammino in un dove” il Molise diventa un simbolo, una metafora del viaggio in sé, della ricerca di empatia tra il viaggiatore e quanto si sta calpestando: non importa il punto di arrivo, non conta il perché ci si sia avviati e meno che mai l’entità del viaggio.

Ciò che conta è l’esserci, in simbiosi con il territorio che ci accoglie, avvolge e coinvolge.

Eccolo, il vero senso del cammino: giungere in un luogo per poi, alla partenza, avere la bella consapevolezza che quel territorio non è stato indifferente alla nostra venuta, e nemmeno alla nostra dipartita.
Così come non sarà uguale la nostra esistenza dopo averlo percorso, e conosciuto.
Si capisce così che “La strada da fare” è un libro sul Molise che non è solo per molisani; per quest’ultimi – e dunque per me – trovare tra le pagine del libro le foto del proprio paesino può essere un valore aggiunto rispetto agli altri, ma di sicuro non il solo valore.

Scritto con uno stile giovane, coinvolgente ed emozionale, si sente che Maria Clara Restivo si è formata alla Scuola Holden fondata da Alessandro Baricco, dove insegna Storytelling:

Vero, il vento può far male. A volte, però, basta un movimento minimo perché volti nella giusta direzione e cambi le cose.

A proposito di vento; qualche tempo fa una burrasca ha travolto i trabucchi di Termoli e li ha spazzati via, è rimasto soltanto il più antico, quello originario.

Lo hanno ancorato al molo con dei tiranti nuovi, le draglie sono lucenti. Ha bisogno di loro per rimanere lì, fermo. Per preservare la sua bellezza e resistere al vento.”

Si chiude così, questo bel libro, con il racconto della necessità che tutti abbiamo di qualcun altro, e di ogni cosa che ha bisogno di altra cosa, per resistere alla vita.

Tra le sue pagine ho trovato l’importanza della partenza e quella dell’accoglienza: che si incontrano, in un abbraccio catartico.

Link all’acquisto:

https://www.amazon.it/strada-fare-cammino-nella-regione/dp/8896176522

Sinossi:

“Questa volta l’idea è di camminare un posto. Non camminare verso, non camminare in. Ma camminare un luogo preciso, il Molise.”

Due ragazze decidono di partire da Torino e scoprire un luogo per loro – e per molti – sconosciuto. Intraprendono un viaggio che durerà un mese e lo faranno a piedi, perché la strada si misura con il ritmo lento dei passi, perdendosi tra sentieri e tratturi dimenticati, ricevendo ospitalità da chi di quel viaggio vuole far parte.

E così quella terra misteriosa si popola di nomi, di amici, di storie, e acquista una consistenza che è negli occhi, negli incontri, nei chilometri percorsi, prima ancora che su una cartina geografica.

A guidarle, i piedi che tracciano la via, la libertà di percorrere senza meta una regione sorprendente e di conoscere chi la vive.

La voce di Maria Clara racconta questo viaggio con la cadenza degli spazi sconfinati e dei paesi abbarbicati, delle colline, delle valli, del mare con i suoi trabocchi.

Usa il “noi” perché lei e Giulia viaggiano insieme.

Titolo: La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è
Autori: Maria Clara Restivo
Editore: Neo Edizioni,  2017.

 

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