“Un’altra vita” di Filomena Lamberti e voci amiche di Spaziodonna

Semplicemente, donne.

“Un’altra vita” di Filomena Lamberti e voci amiche di Spaziodonna

Un'altra vita

“Un’altra vita” di Filomena Lamberti e voci amiche di Spaziodonna

Recensione di Maria Cristina Sferra

Un'altra vita

Un’altra vita di Filomena Lamberti e voci amiche di Spaziodonna,

come è scritto in copertina, non è un romanzo. È il coraggio di testimoniare.

La pubblicazione (Ed. Arti Grafiche Boccia, Salerno, 2017) è stata realizzata dall’associazione “Spaziodonna – Linearosa” di Salerno, che ha accolto Filomena ed è attiva da anni nella lotta contro la violenza sulle donne, per un mondo dove la parità di genere non sia più soltanto un’utopia.

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Ho conosciuto Filomena e la sua storia durante l’evento corale Mille voci contro la violenza, svoltosi a Milano il 26 novembre 2017. Impossibile non restare colpiti dal suo aspetto, ma soprattutto dalla sua energia e dal suo ottimismo.

Quel giorno l’ha presentata, come avviene anche all’interno di questo libro-testimonianza, l’amica e autrice Elvira Rossi, che ha anche curato insieme a Vilma Tebano, presidente di Spaziodonna, la realizzazione del libro.

Gli autori che hanno dato il loro contributo sono: Alba Arena, Rosa Di Lorenzo, Rosetta Di Nardo, Emma Fenu, Rino Mele, Maria Teresa Messina, Pina Mossutto, Bia Sarasini, Maria Luisa Siano, Umberto Zampoli.

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Un’altra vita è quella che Filomena Lamberti conduce oggi, dopo aver passato trent’anni accanto a un uomo che l’ha privata di tutto: della libertà, della dignità, della possibilità di evolvere e di molto altro.

Tronco bruciato da acida pioggia
sparsa da una perdente mano maschile
Povero corpo di femmina arsa
da voglia di vivere libera.
(da Pelle di donna, Elvira Rossi)

Leggere questo libro non è stato facile.

La realtà di violenza verbale, psicologica, fisica in cui Filomena è stata immersa, e che lei stessa racconta, ci trascina nel suo gorgo scuro e ci mostra la faccia nascosta dei soprusi che accadono tra le pareti domestiche, dove nessuno può vedere.

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Dolore, botte, insulti, disperazione si protraggono per anni, mentre nessuno sa. E lei, come tante, troppe donne, tace e sopporta. Per paura, ma non solo. Perché è giovane e pensa che le cose cambieranno, dapprima. Perché conosce soltanto quel tipo di amore che amore non è. Perché non potrebbe crescere i figli senza risorse economiche. Perché sa che non ce la farebbe a contrastare la rabbia del marito.

Le donne vengono uccise perché donne, in quanto pretendono di essere se stesse, libere di amare, di non amare o di non amare più.

(da Una storia di donne, Vilma Tabano)

La strada per comprendere e risolvere di allontanarsi è lunghissima e piena di ostacoli.

E quando Filomena, finalmente, trova la forza e decide di lasciare il suo aguzzino, lui la sfigura versandole l’acido sul volto e sul corpo, nell’estremo tentativo di privarla della sua identità o, forse, della vita stessa.

Per il suo terribile gesto l’uomo sconterà soltanto pochi mesi di prigione, mentre lei porterà addosso per sempre la traccia evidente del danno subito.

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Il libro ci mostra la dura verità, senza fronzoli, senza alcuna edulcorazione.

Ci racconta con le parole, quelle di Filomena seguite da quelle di Elvira, di Vilma e dei tanti amici che hanno dato il loro contributo affinché questa storia non muoia nel silenzio, ma ci racconta anche con un’unica, terribile immagine: la fotografia che ritrae il volto sfigurato di Filomena, scattata all’ospedale la notte in cui il marito l’ha bruciata viva con l’acido solforico.

Un colpo al cuore.

Io ascoltavo e leggevo. Leggevo a fatica, ma leggevo. Lessi così tutti gli atti del processo contro il mio ex marito. Un processo che mi mostrò tutta la pochezza, la superficialità, l’ingiustizia della legge “uguale” per tutti. Per me non fu uguale. Ho capito la gravità, ho sentito l’ingiustizia.

(da Un’altra vita, Filomena Lamberti)

Filomena Lamberti, nonostante la tragedia, esce vincitrice dalla sua prima vita. È forte, determinata, positiva, ironica ed è testimone attiva della propria storia, perché sa che attraverso la conoscenza e l’esempio altre donne possono salvarsi, perché suo grande desiderio è che l’orrore non si ripeta mai più.

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Per un misterioso quanto miracoloso processo alchemico, Filomena è stata disciolta e si è ricomposta in oro. Lei adesso porta nel mondo la sua preziosa voce affinché venga fatta luce sulle brutture troppo spesso segrete di un rapporto malato, nella speranza di contribuire alla realizzazione di un futuro privo di violenza sulle donne. È questa la sua nuova vita.

 

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