“I racconti del sesso e della menzogna” di Leïla Slimani

Semplicemente, donne.

“I racconti del sesso e della menzogna” di Leïla Slimani

“I racconti del sesso e della menzogna” di Leïla Slimani

Recensione di Emma Fenu

menzogna

I racconti del sesso e della menzogna è un saggio discorsivo e coinvolgente, supportato da tredici interviste e da molteplici riferimenti bibliografici, scritto da Leïla Slimani, scrittrice e giornalista francese d’origine marocchina, e edito in italiano da Rizzoli nel 2018.

Due donne in un bar, davanti ad un tè.

Luci che si abbassano come palpebre pudiche, parole che si sussurrano fra labbra e denti.

Un racconto ha inizio. Un altro racconto: non il primo, non l’ultimo.

Sherazad non si ferma mai, non cede al sonno e alla paura, ma continua a narrare da mille e una notte, da mille e una vita, per non morire e per non far morire le altre.

Sesso e menzogna si accompagnano nel titolo e, dal punto di vista concettuale, in tutta l’opera che si presenta e palesa come una lucida analisi della società marocchina contemporanea dimidiata fra il desiderio e l’ipocrisia. Fra sesso e menzogna, appunto.

Uomini che condannano libertà figlie del nemico occidente e che pagano ragazze con cui sfogare i propri istinti.

Donne velate che si prostituiscono per pagarsi gli studi e tornano in famiglia a recitare la parte delle vergini.

Donne che, per preservare l’imene intatto, hanno rapporti con penetrazione parziale o rapporti anali.

Donne che, non avendo più l’imene intatto, risparmiano per farlo ricostruire chirurgicamente.

Donne che sono costrette a sposare il proprio stupratore e non possono abortire legalmente.

In un paese gravido di cultura e contraddizioni, crocevia di pensieri e profumi, la religione islamica, perdendo la propria connotazione primaria di esaltazione della sana sensualità, è l’escamotage per creare un mito della verginità funzionale all’esercizio del controllo sull’emancipazione femminile.

Ma il dissidio non è solo sociale: è soprattutto un bellum intestinum che investe anche le donne e le madri, incapaci di liberarsi del tutto da pregiudizi vecchi di millenni, incarniti nella memoria e nel sangue di un cordone ombelicale destinato a farsi cappio da tramandare nelle generazioni.

In Marocco si fa sesso al di fuori del matrimonio, si hanno relazioni extraconiugali e omosessuali. Si fa, ma non si dice. Si fa, ma di nascosto.

Un telo di vergogna copre e sporca il vitale desiderio di piacere tramutandolo in peccato e disonore a carico di Lei. Di Eva. Di Lilith. Di ogni esponente del sesso femminile che paga la colpa di suscitare passione.

Infatti, se ne La mandorla, ambientato in una disinibita Tangeri di fine anni Sessanta, si affermava che le donne hanno il sole in mezzo alle gambe, la Slimani, avendo a mente la frase citata, riporta che:

“L’onore è tra le gambe della donna”.

Gli uomini marocchini hanno il diavolo tra le gambe”.

Non ci ricorda nulla?

Questa mentalità è così lontana da quanto hanno vissuto le nostre madri e le nostre nonne?

È così lontana da quanto oggi vivono le ragazze appellate “puttane” perché hanno più partner, molestate perché vestite in modo provocante e schernite sulla gogna dei social perchè ree di aver meritato insulti e violenze?

Difendendo i diritti sessuali delle donne, di tutte, difenderemo i diritti delle donne in senso ampio, conferendo ad esse la libertà di essere e decidere in modo autonomo, senza pressioni esterne.
La libertà di poter dire e vivere la verità.
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Sinossi

Tredici racconti sulla sessualità in Marocco: tredici testimonianze spontanee raccolte dalla scrittrice Leïla Slimani.

Sono voci di donne di estrazione sociale differente, con un livello di istruzione e un sentimento religioso profondamente diversi, eppure parlano tutte la stessa lingua e muovono un atto di accusa senza riserve verso una società in netta contraddizione tra quanto predica e quanto vive.

La studentessa, la prostituta, il medico, l’attivista, il poliziotto ci offrono uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco, fatta di incontri rubati, consumati nei cantieri abbandonati, con la paura di essere scoperti dalla polizia o aggrediti da qualcuno.

Il sesso fuori dal matrimonio è proibito per legge, il codice penale sanziona il crimine con due anni di carcere.

Non si può abortire, a meno di non essere state violentate.

Succede anche che le donne vittime di stupro possano essere sposate dai loro stessi violentatori.

Questo è quello che prescrive la legge marocchina oggi, una giurisprudenza scollata dalle esigenze di una comunità per molti versi modernizzata, in cui le donne reclamano il tempo di conoscere e desiderare gli uomini con cui escono e rivendicano la libertà di rifiutarli.

Se le ragazze non parlano di sesso in famiglia, né confidano alle amiche le loro relazioni non ufficiali, dall’altra i giovani uomini non sposano donne che abbiano perso la verginità. Che tipo di società è questa?

Titolo: I racconti del sesso e della menzogna
Autore: Leïla Slimani
Edizione: Rizzoli, 2017

 

 

 

 

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