“Arabesco” di Lucia Pallotta

Semplicemente, donne.

“Arabesco” di Lucia Pallotta

“Arabesco” di Lucia Pallotta

recensione di Mirella Morelli

Questa volta voglio fare di un libro un simbolo di Vita.
Questa volta voglio che leggiate tutto quanto vi racconterò come fosse un inno alla Gioia e che, a seguito delle mie parole, voi prendiate i vostri pensieri, uno per uno, e li componiate in un allegro mazzo di fiori.

Magari coloratissime fresie, o rustici narcisi, o appariscenti papaveri.  E che poi, invece di metterli in un vaso, voi prendiate questi fiori e con determinata frivolezza ne strappiate i petali, meticolosamente, per gettarli nel vento.

Ecco, che i vostri pensieri siano ali colorate di farfalle, che andranno scompostamente, come deve essere. In libertà.

Che possano essere – e saranno, lo so! – unicamente riflessioni gioiose, e carnali.
Perché questo libro, amiche mie, nasce dall’amore per una persona o, se preferite, dall’amore di due persone, così come a raccontarvene è l’amore di un’amica – che poi sarei io.

Perchè questa è una storia vera, di un amore vero e di un’amicizia vera, di cui vi farò partecipi.
E questa storia può chiamarsi solo “Arabesco”.

“Tu sei venuto da così lontano

Io non ti aspettavo

Non mi hai dato il tempo di ripulire la mente

come vecchia casa che deve accogliere un  ospite”

“Arabesco”, la cui splendida copertina con tassellatura del piano di Penrose fatta appositamente da un amico, è il titolo della silloge che Lucia Pallotta ha dedicato a questo amore, ma non le piace dire che ne è l’autrice: preferisce definirle “poesie a quattro mani”, visto che sono nate da un rapporto trentennale con lui.

Con Marcello Pizzi, nickname Luna Meticcia, e Luna per me, Luna per tutti.

Dicasi rapporto trentennale per la meschina, biologica, fisica e dunque fragile misurazione del tempo che abbiamo noi umani.

Ma che, al contrario, di finito non ha proprio nulla.

“Di dolore in dolore

all’alba del nuovo giorno

si accesero i nostri occhi di nuova luce.

Respirammo l’ultima volta all’unisono

non capimmo se era vita o morte, se era inizio o fine

ma comunque l’universo si fermò

e noi diventammo eterni”

E sono contenta che Lucio Pastore, loro amico fraterno e prefatore di questa raccolta poetica, sia d’accordo con me, definendola un inno alla Vita:

“Il senso di questa raccolta, dove le parole si accordano oltre il razionale, dove si fondono vita e morte, dolore e angoscia, gioia e sensualità, è un inno alla vita.”

Perchè Luna non è morto il 2 dicembre, Luna è qui.

Perchè Luna ha creato e seminato troppo Amore, per essere solo altrove.
E dunque ancora vi dirò di lui, di loro.

Lui – gran genio informatico, un pioniere della Rete – un giorno di pochi anni fa mi ha rintracciato con un minuscolo messaggio in web, dopo infinito tempo dal diploma liceale in cui ci eravamo persi “per le aeree vie”, dopo altro infinito tempo  in cui l’empatia istintiva delle anime, che allora ci univa, ci ha spinto di nuovo a ritrovarci.

E so che vi sembrerà strano, eppure non ho ancora avuto la fortuna di conoscere l’autrice di “Arabesco”, la Lucia così appassionatamente amata dal mio amico Luna.

Lui è il nostro tramite: il mio grande amico, il suo grande amore.

Perchè non ha fatto in tempo a farci incontrare, non ne ha avuto il tempo fisico, e pertanto oggi si serve di uno stratagemma: un piccolo immenso libro sul loro amore, che la stessa Lucia mi ha regalato, affinché io possa abbracciarli entrambi, oggi che più di sempre loro due sono un’unica persona. E ci racconta, Lucia:

“Che fatica” (…)

Pensare di condividere pubblicamente, come è accaduto, una cosa così profondamente nostra che si è snodata per oltre trent’anni è stato un passo non facile”:

Ci mette anche sull’avviso, in questo avvio di silloge, sapendo che non metterà a nudo soltanto se stessa in questi versi, ma la loro vita intima in tutta la sua interezza.

Subito dopo ne ride e sorride, Lucia, insieme appassionata e mistica mentre ci  riflette perché, mi scrive in privato, loro due in fondo sono

il manifesto dell’amore mostrato. Anzi, ostentato. Lilberali, e libertini. Anche perché non c’è nulla di cui vergognarsi o da nascondere, anzi”.

E usa il verbo al presente, Lucia. Sempre, meravigliosamente e oggi più che mai al presente.

Allora diventa facile crederci, che Luna sia ancora qui con lei.

Facile, perché è dentro di lei.

E quindi rido anch’io, e inneggio all’Amore che sconfigge il Tempo lo Spazio la Morte, e comprendo perché ride e sa essere ironica e spiritosa e terribilmente forte: perchè Luna l’ha resa innvincibile – come lei ha scritto.

Semplicemente, stupendamente invincibile.

E la penso, Dio se la penso in quella foto al ritorno a casa, con in braccio un cubo di Rubik che conteneva le ceneri di Luna…

Ha postato quella foto – calda e sorridente: una donna felice di avere in braccio il suo Tutto, una donna che ha scritto rivolgendosi a noi amici ma ancor più a se stessa: “Siamo tornati a casa!”.

Ecco.

Semplicemente invincibile, anzi: invincibili.

Ogni giorno ci giungono notizie dalla Collina, come hanno sempre chiamato il luogo dove vivevano, pardon!, dove vivono. Dove lei scrive poesie e lui suona la chitarra e insieme coltivano l’orto.

Oggi dalla Collina, con loro, noi amici coltiviamo la ragionevole consapevolezza che il Persempre esista:

“Io lo so, ne sono certa

Le tue mani si di me andranno, andranno

Costruiranno la tenebra

La tua tenerezza sarà un lento fiume

che correrà nelle mie vene, placido e possente.

E annegando pregherò

perché l’alba si perda,

e rimangano solo la notte – notte immensa piena di stelle –

e ancora, soltanto,

le tue mani su di me”

Con la stessa carnale passionalità di un Neruda, i versi di Lucia e Luna corrono, corrono…

In questo contrasto vita-morte, luci ed ombre, carne e spirito, “Arabesco” si snoda una poesia dietro l’altra, e io bevo questo Amore ma non me ne sazio, e anzi mi ritrovo più assetata e ne leggo ancora, e i versi hanno termine troppo presto per placare la tempesta del cuore…

“Non seppi mai, prima di te,

di questa terra spaccata e arida,

di questi venti tempestosi,

di queste stelle di ghiaccio.

Amor mio,

non seppi mai la dolcezza di questa pioggia

che ora cade silenziosa.

Vai e vieni spargendo i tuoi semi nei solchi,

affonderanno le tue radici

e comincerò a vivere.”

Carnalità e metafisica, come Lucia ha descritto il loro rapporto, “alla Marquez”.

E versi nerudiani, quelli di “Arabesco”, che vanno dal realismo al surrealismo, versi di forte sapore intimista che ci regalano l’immagine di una coppia che però non si è mai chiusa in se stessa, al contrario ha fatto dell’impegno civile e politico una ulteriore fonte di unione:

“Negli ultimi anni il dibattito internazionale si è gradualmente spostato dal concetto di sanità a quello più ampio di salute.

L’OMS riconosce che la salute non è solo assenza di malattia ma benessere correlato ad un insieme di fattori che condizionano la vita dell’individuo: qualità ambientale, lavoro e reddito, servizi sanitari, istituzionali e scolastici.

Serenità nel sapere che si può decidere conme affrontare la fase finale della propria vita. In quest’ottica interverranno numerosi soggetti che operano sul territorio in materia di ambiente, lavoro, sanità, scuola.”:

così si legge sulla locandina dell’evento del 7 aprile.

E Lucia è lì con Luna, Luna è lì con Lucia.

Quando mi ha rintracciato in web, io non sapevo che Luna aveva già iniziato a combattere quel “mostro invincibile”, come me lo definì, e bevvi alla gioia dell’Amicizia ritrovata, alle distanze Spazio-Tempo annullate, al calore che sapeva spargere e alla fiducia nel “dopo” che sapeva infondere.

Fra una terapia e l’altra si regalava una mia favola, come mi ha raccontatato, e solo ora capisco perché aveva tanto apprezzato quella del volo verso l’arcobaleno…

Alla presentazione del mio libro si è nascosto dietro una colonna per farmi una sorpresa: lo credevo in terapia a Bologna, e invece il nostro abbraccio è stato un’esplosione tra la folla, che se ne è lasciata contagiare. Perchè lui è così: una contagiosa e gioiosa esplosione di Vita, ovunque, sempre.

In occasione della Giornata della Salute il 7 aprile all’Auditorium di Isernia – mia terra d’origine, mia terra di liceale che ha avuto la fortuna di conoscere Luna e sentirsi chiamare “Mia Stimata” – oltre le tante iniziative in locandina verrà presentato “Arabesco”, silloge a quattro mani sulla storia di un Amore e dell’Amore.

Sarà anche una sorta di Memorial di Luna, che è stato Presidente dell’“Associazione Isernia Beni Comuni”, da lui creata per combattere la privatizzazione e il mercimonio della Sanità pubblica. Neanche a dirlo, dal 2 dicembre ne è Presidente la sua Lucia, in una meravigliosa continuità o, chiamiamola col suo nome, simbiotica unione.

I proventi del libro verranno usati per pagare le spese che il Forum regionale sta sostenendo nell’azione contro la privatizzazione della sanità.

Ci sarà anche Mina Welby, loro amica.

Per quelle sciocche ma spesso invincibili catene del quotidiano vivere, io non ci sarò, alla presentazione di “Arabesco”. Ma sappiamo che, come diceva il nostro amico Richard Bach, “Nessun luogo è lontano” e si viaggia insieme, nel cuore delle persone che amiamo, in un unico spazio:

“Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.(…)

Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre.

Di tanto in tanto noi ci incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.”

So long, Luna.

So long, amico mio caro.
E ancora grazie, Lucia.

 

 

Titolo del libro: Arabesco

Autore: Lucia Pallotta

Editore: Terzo Millennio.

 

Il libro è fuori produzione, ma chiunque abbia voglia di leggerlo e dare un contributo alla buona causa sostenuta da Luna e Lucia, attraverso l’Associazione Isernia Beni Comuni, può acquistarlo con un piccolo contributo direttamente dall’autrice. Questa la sua email:

lupasaggia@gmail.com

 

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