Liala, la regina del romanzo rosa

Semplicemente, donne.

Liala, la regina del romanzo rosa

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sè (e far sognare milioni di donne)

di Giulia La Face

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne).

 

Liala è stata ed è una scrittrice “rosa” che sorprende per la longevità dei suoi lavori. Ma soprattutto per un rinnovato interesse da parte di una schiera di critici che, nel tentativo più spesso di ridimensionarne il fenomeno di massa che ha rappresentato e tutt’ora è vivo, si sono dedicati anima e corpo ad una analisi del suo personaggio e dei suoi romanzi.

 

Liala

Liala- immagine web

 

Si è scritto così tanto di lei che già questo ci dice come essa abbia travalicato ogni aspettativa o possibile destino che normalmente ci si attende dal romanzo “rosa”.

Vituperato, snobbato, definito “protoletteratura di massa” e in questa accezione connotandolo dei peggiori argomenti.

Eppure Liala è ancora viva, come recita anche il titolo di un convegno nella primavera del 2011 organizzato dal Dipartimento di Filologia moderna dell’Università Statale di Milano a lei dedicato.

Per tutto questo e per leggere meglio i contorni di questo autentico fenomeno del romanzo rosa che affonda le sue radici nel romanzo d’appendice, abbiamo deciso di leggerla anche noi.

E di raccontarvela.

Di studi, convegni, libri, ve ne sono a iosa, a riprova di come una scrittrice di “rosa” possa essere divenuta qualcosa di più della narrativa che ha regalato alle milioni di lettrici che l’hanno seguita per quasi mezzo secolo.

Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi così si chiamava. Lo pseudonimo di Liala le viene regalato da D’Annunzio.

Al mio pilota devo la celebrità. Fu per essere ancora con lui che scrissi Signorsì, che mi rese subito celebre, perché parlavo di quei voli che lui amava tanto. Ma il nome “Liala” lo ebbi da d’Annunzio. Prima ancora che Signorsì uscisse, il grande Arnoldo Mondadori aveva parlato a d’Annunzio di una giovane donna che aveva scritto un romanzo aviatorio, cosa eccezionale per quei tempi. Il Comandante volle conoscermi: andai al Vittoriale con Mondadori e, firmandomi una sua fotografia, immediatamente d’Annunzio mutò il mio Liana in Liala: perché, disse, un’ala sta bene nel nome di chi parla con tanto amore di ali. Vi mise un’ala e io volai.”

 

I primi romanzi erano tutti ambientati nel mondo dell‘Aereonautica militare. D’Annunzio riconobbe in Liala una notevole conoscenza di esso e la omaggiò appunto di un’ala che trasformò il suo nome Liana in Liala.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

Signorsì, copertina – immagine web

Inoltre quello dell’Aeronautica era ambiente assai popolare a quel tempo e questo contribuì alla sua iniziale fortuna.
Dalla fine degli anni 1920 e fino al 1940 fu infatti legata al mondo militare dell’aviazione. Dopo il primo divorzio, si innamorò di un giovane sfortunato aviatore che perì durante un volo inabissandosi nel lago di Varese nel 1926 e successivamente a Pietro Sordi, ufficiale dell’Aeronautica.

Ispirandosi a queste sue vicende d’amore e per sopperire al grande dolore del primo amore morto, crea il mito più fortunato della letteratura italiana del Novecento: quello dell’«aviatore dagli occhi d’oro». Il pilota che si distingue per le capacità aviatorie, la prestanza fisica, il valore e le doti morali fuori dal comune.

 

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Liala e il suo amore perduto, V. Scotto- immagine web

Altro incontro “storico” che fece la fortuna di Liala fu quello ancor precedente a quello con il Vate.

Ebbe la fortuna di conoscere l’editore Arnoldo Mondadori, che lei stessa raccontava, affrontò così:

“Ho pronte la seconda e la terza parte di un romanzo. Se lei me lo pubblica, scriverò la prima”.

E così nasce Signorsì,nel 1931. Seguirono titoli emblematici in tal senso: Peregrino del ciel, Fiaccanuvole, L’arco nel cielo, Brigata di Ali.

Tra romanzi, racconti e un diario (Diario Vagabondo) ha pubblicato almeno 80 titoli, scrivendo solo di mercoledì. Non scrisse solo romanzi. Mondadori creò per lei il settimanale Confidenze di Liala.

Valanghe di lettere che ne fecero un mito, un personaggio, un punto di riferimento. Ma Liala si mosse sempre, anche nelle risposte alle italiane che chiedevano un consiglio, all’interno di una morale tradizionale, dove la famiglia non era messa in discussione.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

Confidenze di Liala, il settimanale- immagine web

Ma le si dà atto di essere stata l’unica, nel suo genere, di cui si possa dire che abbia seguito passo passo, l’evoluzione della società italiana. Pur non rinnegando mai la sua adesione a un modello culturale nella sostanza ancora tradizionale e moralmente vicino a valori sociali consolidati della famiglia .

E questo la rende interessante.

Soprattutto è probabilmente una delle chiavi del suo imperituro e duraturo successo, il suo accompagnare la storia sociale delle donne italiane tra il fascismo e il boom economico degli anni ’50.

Tra il superomismo del periodo littorio dove la donna poteva aspirare solo a sistemarsi con uomini dominanti, portando come dote la propria integrità fisica anche quando mancava quella morale, che si cercava di celare ad ogni costo, alla liberazione dal giogo della donna casa-chiesa-sposa modello.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

immagine da web

Lo stesso Umberto Eco, cosa che può sorprendere, ha compreso l’importanza socioculturale di quella letteratura, da lui così tanto bistrattata pochi decenni prima ( con il Gruppo 63 considerarono la scrittura di Liala l’epitome di come si scrivesse male).

Eco evidenzia che c’è qualcosa di più profondo da scavare e ritrovare nella letteratura rosa, e nei romanzi di Liala che della letteratura rosa è la protagonista principale.

Si può partire, cioè, dalla lettura dei romanzi di Liala e dal modo in cui questi romanzi vengono interpretati dalle sue lettrici, per capire in profondità quali sono i mutamenti epocali avvenuti nel nostro Paese, per gran parte del secolo scorso.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

l’Italia che cambia- immagine web

Liala affronta negli anni un progressivo affrancamento delle trame da una serie di punti cardinali della società. Da una morale manichea, bigotta e censoria, scivola verso un erotismo sempre più consapevole.

Verso una liberazione della donna da ruoli precostituiti. Si tratta di uno degli aspetti più significativi e positivi, almeno a partire dai romanzi del secondo dopoguerra di Liala. A modo suo, si rivela “rivoluzionaria”, con tutte le cautele del termine a lei riferito,  perché va ad incidere soprattutto sul concetto di moralità di migliaia e migliaia di donne tenute da decenni all’oscuro di tutto.

Il sogno delle donne si fa sempre più concreto.

Raggiungibile. Perchè chiede il superamento delle barrire sociali. Sempre più si assiste a racconti di donne magari povere e belle, semplici e solitarie, che riescono attraverso mille peripezie, ad accedere ad altri livelli sociali.

Passaggio che riflette il generale cambiamento dei modelli culturali modellati sul bigottismo della piccola provincia che fino a poco tempo prima e per lunghi secoli ha tenuto incatenate le donne a precisi modelli di riferimento.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

I diritti delle donne- immagine web

Tutti creati e volti a mantenere un rigido modello patriarcale delle relazioni e dell’assetto sociale. Infine l’attività immaginativa può finalmente sbrigliarsi in una lettura silenziosa, di cui non più vergognarsi perché condivisa, con mille altre “consorelle”.

A questo punto, l’unico principio di realtà ammesso è il freno di una giustizia che castiga chi non sottostà alla regola del gioco, che prevede sempre lo stesso finale: il compimento del sogno amoroso della protagonista.

Certo il cammino delle donne verso una totale liberazione da schemi e autorità costituite è ancora lungo. Ma a leggere i primi romanzi di Liala e quelli degli anni ’70, c’è un cambiamento abissale che molto risponde e fa da specchio a una società italiana in veloce mutamento.

Liala ha una scrittura semplice ma corretta. Si dice che insegnò due cose alle donne: a scrivere correttamente in italiano e a lavarsi. Ci sono pagine e pagine dedicate alla cura di sè, al piacersi per se stesse e non solo per ammaliare un uomo.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

immagine da web

L’uso di creme, lozioni, profumi rispecchia le nuove abitudini di consumo delle donne, ma anche degli uomini, negli anni ’50. Dal primo dopoguerra all’epoca del boom economico Liala rappresenta una icona di bon ton e di classe.

Ma anche di confidente arguta che si mette a disposizione delle donne che le scrivono in massa.

Ci sono molte “eroine “ nei suoi romanzi che riflettono un mondo antico, arcaico, semplice e povero, tipico della civiltà contadina di cui largamente l’Italia era figlia. Ingegnosa, dignitosa, fiera e nel contempo ferma nel suo restare ancorata a rigidi codici sociali.

Liala descrive minuziosamente tanto questi ambienti rurali, poveri, semplici, quasi senza speranza così come trasporta le sue lettrici in ambienti a lei più noti.

Liala, la regina del romanzo rosa non smette di far parlare di sé ( e far sognare milioni di donne)

Una lacrima nel pugno- copertina- immagine web

 

Un lacrima nel pugno” per esempio è ambientato per metà sulle montagne del Penice, abitate da una comunità di persone povere cui ancora non era dato accedere allo svilupppo postbellico già in atto nelle città.
Liala molto spesso si sofferma a descrivere ambienti a lei più noti. L’aristocrazia, la nobiltà, il mondo degli industriali, il nord fattivo e operoso, i cittadini dalle case lussuose, dai vestiti alla moda.

Ma anche dalle difficili relazioni sociali tra classi che si guardano e si cercano. Si respingono. Si giudicano. Ma anche tra “essere” e “avere”. Negli anni si assiste a questo passaggio da una classe all’altra dei suoi protagonisti, che vengono giudicati però sempre in base alla coerenza con se stessi e a codici morali trasversali.

Le donne si liberano di amanti noiosi e volgari per incontrare amori assoluti, anche infrangendo codici culturali che fino agli anni ’60 sembravano difficilmente superabili. Indossano pantaloni, esigono di lavorare, fumano, hanno il coraggio di rifiutare vite già scritte.

Il progressivo  affrancamento delle sue eroine dalla podestà paterna o maritale è un passaggio epocale.

Liala coglie questa necessità e insieme questa trasformazione grazie alla grande capacità di lettura dei suoi tempi e comprensione dei mutamenti nella società; cosa che per lei, va sottolineato, non significa condivisione di valori.

Un cambiamento enorme per la società italiana degli anni del fascismo e del post fascismo, che Liala registra puntualmente attraverso narrazioni per l’epoca sempre più ardite ed allusive. Le donne prendono contatto con la loro sensualità e Liala la mostra, sempre con ardite perifrasi e suggerimenti arditi ma mai volgari.

Chi la legge non potrà non notare come vengano esaltati tutti e cinque i sensi: la descrizione delle stoffe, le sete, o le ruvidezze della povertà, sollecitano le sensazioni tattili.

Lunghe descrizioni di ambienti esterni, spesso lussuosi e riccamente decorati. O i paesaggi colorati, connotati emozionalmente, che esalano variazioni di tinte e di forme, arricchiscono la vista.

Così come i profumi di cui spesso circonda i suoi protagonisti diventano tangibili.

Fa sorridere oggi un certo corredo di profumi maschili connotati come piacevoli, quali l’odore del cuoio, del tabacco, dell’acqua di colonia. Di cui fanno abbondante uso i suoi protagonisti e le sue eroine.

E che sono oggetti di desiderio ed emblema di scalata sociale per i protagonisti di origini modeste, che sognano la città, il ruolo elevato, la liberazione da ambienti angusti e provinciali. Per cui il possesso di un profumo raffinato può rappresentare il simbolo di un cambiamento verso l’alto.

Liala è così aderente alla lettura della realtà delle donne che in fondo fu essa stessa antesignana di atti al tempo rivoluzionari: lasciare il marito per un altro amore , parliamo degli anni ’20, non era da tutte. E pone la sua biografia amorosa, come prototipo del rosa, come legittimazione scritta.

Invece di nascondere al mondo e soprattutto alle lettrici la sua relazione adulterina, la proclama, la sbandiera, ne fa l’orgoglio della sua vita. Non cerca giustificazioni e non ne offre.

Professandosi credente, alla domanda sull’aldilà risponde a un giornalista tranquillamente: “Getterò le braccia al collo del mio pilota e di mio marito”.

E sarà così poiché Liala muore il 15 aprile 1995.

Potremmo dire anche che Liala sta un pò sopra la chick-lit (la “letteratura per pollastrelle” il cui modello è Sophie Kinsella) e un pò sotto la letteratura alta del “bovarismo”. Solo lei poteva riuscirci. Per questo la si studia ancora. Mentre molte donne oggi, anche fra lettrici raffinate, la leggono ancora .

Perchè la frivolezza non è peccato!

 

 

Altro di Giulia La Face

http://www.lettera43.it/it/articoli/cultura-e-spettacolo/2017/04/02/liala-e-limmortalita-del-romanzo-rosa/209632/

http://www.raistoria.rai.it/articoli/liala-la-scrittrice-dellamore/12240/default

 

 

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